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Speciale UNICEB

Quale futuro nei consumi di carne?

of Benedetti E.


Quali sono stati i cambiamenti nel nostro Paese in termini di consumi di carne e, soprattutto, qual è il percepito dello stesso consumatore italiano nei confronti della carne? A queste domando ha dato risposta uno studio presentato da Denis Pantini, responsabile Agricoltura e Industria alimentare di Nomisma, che traccia le conclusioni di un sondaggio su un campione rappresentativo di 1.000 consumatori italiani, commissionato a Nomisma da UNICEB.


L’incertezza economica in Italia e le sue conseguenze sui consumi alimentari

Pantini ha confermato che ci troviamo ad operare in un momento di forte incertezza legata alle tante tensioni geopolitiche e commerciali che ci sono a livello internazionale. A livello nazionale si è registrato un calo inflattivo, nonostante l’inflazione legata ai prodotti alimentari abbia subito un leggero incremento (con una percentuale che va oltre il 3%, mentre l’inflazione generale viaggia sotto il 2%). Tutto ciò fa sì che anche il clima di fiducia, soprattutto tra i consumatori, non sia molto positivo. Le conseguenze? «Sicuramente una maggiore incertezza, un aumento dei prezzi, un clima negativo a livello di fiducia e un aumento della propensione al risparmio» ha detto Pantini. «Il consumatore, non sapendo e non essendo sicuro di quello che sarà il proprio futuro, tende a risparmiare di più e un maggior risparmio comporta chiaramente anche una riduzione dei consumi».


Discount canale più performante

Nel caso dei prodotti alimentari, i dati dei primi 4 mesi di quest’anno certificano questa incertezza, perché dal grafico che mostra la variazione tendenziale delle vendite al dettaglio per canale distributivo, ovvero iper, super e discount, si evince come gli Italiani — con lo stesso budget di spesa — abbiano comprato meno prodotto. E lo hanno fatto sempre in un’ottica di risparmio, perché il format distributivo che è cresciuto di più in questi ultimi quattro anni, e anche nei primi quattro mesi del 2025, è proprio il discount.


La filiera italiana delle carni: un’importante risorsa economica

«È indubbio — ha proseguito Pantini — il ruolo socioeconomico importantissimo che ha tutta la filiera agroalimentare. Al suo interno, quella delle carni rappresenta il primo comparto a livello nazionale, con 13 miliardi di euro, quasi il 20% del valore della produzione agricola collegata al nostro Paese. Si tratta del primo comparto dell’industria alimentare, con un fatturato vicino ai 30 miliardi, ed è il secondo comparto invece per occupazione».


Quali sono le performance della filiera dal punto di vista delle esportazioni?

«Da un punto di vista dell’export, la carne non è sicuramente il primo prodotto esportato, poiché siamo ben lontani dall’autosufficienza, pagandone quindi le conseguenze con un deficit nella bilancia commerciale import-export» ha puntualizzato Denis Pantini. «Discorso diverso invece per i salumi, la cui l’industria è un fiore all’occhiello della nostra economia agroalimentare, tant’è che, considerata nel complesso, nel 2024 ha esportato quasi 5 miliardi in valore, con una crescita degli ultimi 10 anni di circa il 64%».


Cambiamenti nei consumi di carne: trend e motivazioni degli Italiani

Analizzando gli acquisti domestici di carne degli ultimi quattro anni, emerge il rafforzamento delle carni avicole sul suino e sul bovino. «In questo rafforzamento c’è sicuramente dietro anche un fattore economico che incide sulla scelta del consumatore, ma occorre anche dire che questo è un trend di crescita che continua ormai dal 2021, contro una sostanziale stabilità dei consumi di carne suina e un calo del bovino» spiega Pantini.


Il 92% degli Italiani consuma carne. Il restante 8% non la mangia. Perché?

Per andare oltre questa prima macroanalisi di mercato, Nomisma ha effettuato un’indagine nel mese di giugno 2025 in modalità CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) e strutturata a prevalente risposta chiusa, che ha coinvolto mille consumatori italiani di carne, rappresentativi della popolazione per fascia di età (18-65 anni) e area territoriale. Cosa è emerso dall’indagine? Che la grande maggioranza dei consumatori italiani sceglie la carne per la propria alimentazione (oltre 9 consumatori su 10) e solo l’8% dichiara di non aver consumato carne negli ultimi 12 mesi. Chi non lo ha fatto ha elencato diverse motivazioni, che spaziano da quelle etiche (il 37% si dice contrario alla sofferenza animale), salutistiche (il 21% ritiene che la dieta vegetariana o vegana offra benefici per la salute), ambientali (il 18% degli intervistati è convinto che l’industria della carne abbia un impatto significativo sul cambiamento climatico, il consumo di acqua e la deforestazione), personali (per il 15% dei consumatori intervistati preferisce mangiare altro), economici (per il 7% costa troppo) e religiosi (2%).


9 Italiani su 10 acquistano la carne in GDO e in macelleria

«Tra i principali canali distributivi a cui gli Italiani si affidano quando fanno la spesa di carne e salumi per sé e per la propria famiglia, non c’è solo la GDO» spiega Pantini. «Al secondo posto troviamo infatti ancora i negozi al dettaglio delle macellerie, che rappresentano una componente importante per l’acquisto di carne, più ancora del discount».


Territorio, sostenibilità e prezzo sono i principali driver di acquisto delle carni

Nomisma ha chiesto al panel degli intervistati quali fossero i driver principali che spingono a scegliere un determinato prodotto — carne o a base di carne —, piuttosto che un altro. «Scorrendo tutte le risposte che i consumatori ci hanno dato — ha sottolineato Denis Pantini — sono emersi tre macroaggregati che richiamano sostanzialmente i driver di acquisto della carne e dei prodotti a base di carne principali ovvero:

  1. il territorio, e quindi il fatto che il prodotto sia al 100% italiano o che abbia un bollino che ne certifichi qualità e provenienza, come le Indicazioni Geografiche DOP e IGP, particolarmente conosciute e riconosciute;
  2. la sostenibilità, che si declina in tante risposte, dall’allevamento senza antibiotici alla carne di animali cresciuti all’aperto, ai mangimi privi di OGM fino al packaging sostenibile;
  3. il prezzo, cioè sconti e promozioni o prezzo basso.

Quello che ci ha fatto maggiormente riflettere — prosegue Pantini — è che le prime tre risposte (carne 100% italiana, proveniente da animali allevati senza uso di antibiotici e carne da animali allevati all’aperto) siano state date soprattutto da consumatori meno giovani, in fascia di età 50-65 anni».


Sostenibilità ambientale: per l’85% dei consumatori è un driver nella scelta degli alimenti

A livello complessivo nazionale il tema della sostenibilità ambientale rappresenta un fattore di scelta molto importante, tant’è vero che solamente il 3% degli Italiani dichiara di non prestare attenzione a questo aspetto nella scelta di prodotti alimentari e un 12% lo considera con una certa marginalità nella scelta. Ciò significa che il restante 85%, quando fa la spesa di prodotti alimentari, è molto attento a queste tematiche.


La percezione dei consumatori italiani sulla sostenibilità nella spesa alimentare: c’è un gap di comunicazione

Un punto particolarmente interessante emerso dal sondaggio Nomisma è quello che ha indagato su quali siano, per i consumatori intervistati, i settori alimentari più sostenibili. Le carni sono al quinto posto, dopo ortofrutta, cereali/derivati, vino e latticini. «Ma questa è una percezione sbagliata!» ha dichiarato Pantini. «Un conto, infatti, è quello che percepisce il consumatore e un conto è il lavoro che viene effettivamente svolto all’interno della filiera. C’è quindi un gap di comunicazione rispetto a ciò che effettivamente la filiera ha fatto in questi anni in termini di investimenti e azioni rispetto alla sostenibilità e quello che oggi il consumatore italiano ancora percepisce».


La sostenibilità nel settore delle carni: comunicazione e consapevolezza del consumatore

Alla domanda “Pensi alla filiera delle carni e dei salumi: quali aspetti della sostenibilità ambientale sono per lei prioritari?”, gli intervistati si sono concentrati soprattutto sulla riduzione dell’uso di antibiotici, OGM, additivi artificiali e conservanti, sulle garanzie sul benessere animale, sulla riduzione delle emissioni di CO2 e di consumi idrici ed energetici. Tutti temi sui quali il comparto zootecnico e della trasformazione e lavorazione delle carni in Italia ha investito parecchio ottenendo ottimi risultati negli ultimi anni. Ma questo stato dell’arte è percepito dai consumatori? Da quanto emerso dall’analisi di Nomisma pare proprio di no. È bene quindi comprendere che la sostenibilità della filiera percepita correttamente dal consumatore sarebbe un ottimo incentivo allo sviluppo dei consumi.


Riduzione del consumo di carne

«Negli ultimi 10 anni nel nostro Paese c’è stata una importante diminuzione dei consumatori di carne. Un 34% di consumatori ha detto che, rispetto a 10 anni, fa ha ridotto il consumo di carne, mentre un 56% l’ha mantenuto costante e un 10% circa l’ha aumentato» ha puntualizzato Pantini.


Evoluzione dei driver di consumo

Il territorio (carne 100% italiana), la sostenibilità della filiera, il marchio biologico e il prezzo basso rappresentano i macro driver dello sviluppo dei consumi per i prossimi 5-10 anni.


L’informazione sull’apporto nutrizionale della carne come incentivo al consumo

Alla domanda: “Gli ultimi studi sostengono il contributo positivo della carne ad una sana alimentazione in quanto fonte di proteine ad alto valore e di numerosi micronutrienti essenziali. Lo sapevi?”, il 29% degli intervistati ha risposto semplicemente di sì, il 48% ha detto sì, in parte, manifestando l’interesse a saperne di più, e il 16% ha risposto che no, non lo sapeva, ma vorrebbe approfondire il tema dei benefici nutrizionali delle proteine animali per la sua salute (solo un 8% non sarebbe assolutamente interessato): anche qui, dunque, c’è un grande potenziale di consumatori che potrebbe avvicinarsi al prodotto carne rispetto a quanto fa oggi se fosse più informato.

Elena Benedetti




     

    Filiera italiana delle carni: il ruolo strategico per l’economia nazionale


  • 1o comparto agricolo per valore della produzione (12,8 miliardi di euro, 19% del totale);
  • 1o comparto dell’industria alimentare per fatturato (28,5 miliardi di euro, 19% del totale);
  • 2o comparto dell’industria alimentare per addetti (63,4 mila occupati, 15% del totale).




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