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Proteine alternative e innovazione alimentare: quali scenari e prospettive per l’Italia?

of Redazione


Proteine vegetali, carne coltivata, farine di insetti: come si conciliano innovazione e sostenibilità?

È un tema che negli ultimi anni ha alimentato un vivace dibattito a livello internazionale, con l’Europa chiamata a prendere decisioni importanti per non correre il rischio di perdere il ruolo da protagonista sul mercato agroalimentare. Abbiamo fatto il punto con il professor Paolo De Castro, presidente di Nomisma.
«L’Europa sta sperimentando una nuova e complicata situazione geopolitica che ha evidenziato quanto sia pericoloso per una filiera essere fortemente dipendente dalle importazioni di singoli prodotti. Lo abbiamo visto con i cereali, i semi oleosi i fertilizzanti russi e cinesi. Per questo, il tema della cosiddetta “autonomia strategica” coinvolge l’agroalimentare in maniera importante. Assicurare alle produzioni europee un approvvigionamento costante è tema di interesse comunitario, oltre che nazionale, perché non si può rischiare di rimanere senza prodotti indispensabili alle nostre filiere.
L’attuale quadro geopolitico, caratterizzato da innumerevoli fattori di complessità ed elevata incertezza, ha reso tutto ancora più insidioso. In questo scenario possiamo permetterci, come UE, di dipendere totalmente dalle importazioni di proteine vegetali da Paesi Terzi?
La domanda in realtà era già sorta prima dello scoppio del conflitto in Ucraina e dell’emergere delle tensioni derivanti dall’introduzione dei dazi da parte dell’Amministrazione Trump. Sottolineo la parola “totalmente” perché, ad esempio, in Europa oggi acquistiamo da altri Paesi più dell’80% del nostro fabbisogno di soia, che costituisce la base della zootecnia. Senza queste importazioni non potremmo avere un’adeguata produzione di carne e di latte sul continente».


Strategia europea per le proteine e misure di sostegno accoppiato al reddito

Sulla base di queste premesse, nel 2023 era stata varata la Strategia europea per le proteine con l’obiettivo di rafforzare la produzione interna e ridurre la dipendenza dalle importazioni. «Il Piano Proteine può essere declinato in vario modo. La strada più semplice, ovviamente, sarebbe quella di produrre più soia in Europa. Ma qui subentra un’altra questione, di natura economica. Ne produciamo poca, rispetto al fabbisogno, perché ci conviene destinare i campi ad altri prodotti più redditizi. La soia, infatti, è tipica di una coltura estensiva, non congrua con le dimensioni contenute delle imprese agricole europee ma ideale per le grandi aziende localizzate nelle Americhe e in Australia, dove la superficie media coltivata è di 400-500 ettari, contro i 10-11 ettari dell’Italia o i 40/50 ettari di Francia e Germania. È naturale che con queste dimensioni contenute gli agricoltori europei si siano nel tempo orientati verso produzioni più profittevoli» spiega De Castro. «L’attuazione di un Piano Proteine è essenziale per l’UE e il primo strumento di Politica Agricola Comune potrebbe essere rappresentato dal sostegno accoppiato al reddito, un aiuto finanziario destinato agli agricoltori che producono specifiche colture o allevano determinati animali considerati strategici. Questo sostegno mira a mantenere la produzione di tali prodotti, garantendo però la loro competitività e sostenibilità».


Carne coltivata e farine di insetti: alternative possibili alle proteine vegetali?

La necessità di integrare il fabbisogno di proteine vegetali per supportare una quota significativa della produzione agroalimentare è strettamente connessa con un altro tema emergente, oggi molto dibattuto: quello della ricerca di alternative come, ad esempio, la carne coltivata e le farine di insetti. «Oggi anche in Italia sono già attive biofabbriche molto avanti nella sperimentazione. Le farine di insetti ancora non si sono diffuse per una questione di costi, oltre che per una diffusa diffidenza da parte dell’opinione pubblica, ma in futuro potrebbero rappresentare una delle possibili strade percorribili per aumentare la produzione di proteine.
Diverso il caso degli alimenti artificiali, creati in laboratorio attraverso la moltiplicazione cellulare indotta: qui entriamo in una materia molto complessa, i cui punti interrogativi sono enormi, spesso affrontati con troppa superficialità. A questo proposito, Coldiretti ha chiesto all’autority europea di approfondire con ulteriori studi queste pratiche, introducendo un percorso autorizzativo più simile a quello dei farmaci che ai novels food» precisa De Castro.


Innovazione e sostenibilità in agricoltura: un’opportunità per l’Italia

Indubbiamente l’innovazione delle biotecnologie rappresenta un’opportunità che l’Italia non deve lasciarsi sfuggire. «Il nostro Paese è leader in alcuni settori specifici: pensiamo all’innovazione genetica, alle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che sono degli acceleratori di processi genetici naturali che si distinguono dagli OGM (Genetically Modified Organism), in cui viene creato qualcosa di nuovo miscelando geni diversi. In questo campo siamo i primi nel settore vitivinicolo, con i nostri centri di sperimentazione e ricerca che hanno già messo a punto cloni di vite resistenti alla peronospora e all’oidio o varietà resistenti alla carenza o all’eccesso d’acqua, ovvero a condizioni estreme ma sempre più frequenti nei nostri territori. A questo proposito, poche settimane fa la Commissione ha sbloccato l’impasse che si era verificato alla fine della precedente legislatura su questi temi e a breve dovremmo vedere l’autorizzazione per queste nuove tecnologie sull’innovazione genetica» illustra De Castro.
Il dibattito in corso sull’innovazione si intreccia con un altro tema cruciale per il presente e il futuro dell’agricoltura: la sostenibilità. «La spinta verso la transizione ecologica non si è affatto esaurita, anzi va rilanciata con determinazione perché il cambiamento climatico è ormai un fatto accertato da dati oggettivi. A questo riguardo, lo scienziato Andrea Rinaldo ha spiegato che per ogni grado di temperatura in più dell’atmosfera, la quantità d’acqua evaporata e poi trattenuta dalle nuvole aumenta del 7%. E quest’acqua poi deve scendere sotto forma di pioggia, con gli effetti spesso catastrofici che stiamo riscontrando anche nei Paesi affacciati sul Mediterraneo.
Il tema della sostenibilità, pertanto, deve rimanere al centro del dibattito seppur senza posizioni estreme e ideologiche che certamente non aiutano lo sviluppo del settore» conclude il presidente di Nomisma.

Fonte: Nomisma Agroalimentare





Il supporto di Nomisma alle imprese della filiera agroalimentare

Nomisma supporta le imprese agroalimentari e i policy maker, offrendo strumenti e analisi per comprendere e interpretare le dinamiche del settore. Con una lunga esperienza nel campo, fornisce soluzioni di market intelligence e promuove il networking tra i vari attori della filiera. Tra i suoi strumenti, Agrifood Monitor si distingue come piattaforma strategica per l’analisi dell’agribusiness italiano, sviluppata in collaborazione con CRIF. Un altro esempio di osservatorio è Wine Monitor, che si concentra sull’innovazione nel settore vitivinicolo. Entrambi gli strumenti offrono supporto alle imprese e agli stakeholder, favorendo lo sviluppo di pratiche agricole più sostenibili e resilienti.


Link: nomisma.it




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