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Suinicoltura

PSA: un progetto firmato CEREP per tutelare l’export dei salumi italiani

of Redazione


Quattro Istituti Zooprofilattici Sperimentali coinvolti (Umbria-Marche, Lombardia-Emilia Romagna, Venezie e Abruzzo-Molise), una trentina di ricercatori impegnati, un capofila, il Centro di referenza nazionale per le pesti suine di Perugia (Cerep), e un responsabile scientifico, Francesco Feliziani. È la squadra che da circa un anno e mezzo lavora al Progetto di Ricerca Corrente Strategica 2023 African Swine Fever Free Meet Export Agreement on Trading (ASFree M.e.a.t.), promosso e finanziato dal Ministero della Salute con un contributo di 250.000 euro. «Il progetto — spiega Feliziani — affronta con approccio scientifico il problema della persistenza del virus della PSA nei salumi stagionati utilizzando metodi tradizionali come l’isolamento virale e sistemi più moderni come la Pcr digitale. Stiamo inoltre verificando la capacità sanificante dell’innovativo trattamento Hpp (High Pressure Processing), una tecnica non termica che potrebbe inattivare il virus in alimenti confezionati». Qualche altra domanda in merito.


Tempistiche e obiettivi


Quando è partito il progetto e quando si concluderà?

«All’inizio del 2024 è stata avviata la fase preparatoria al disegno sperimentale che ha richiesto diverso tempo. Il termine è previsto per la fine di quest’anno, anche se abbiamo appena inoltrato la richiesta di proroga di un anno che auspichiamo venga accolta».


Un progetto strategico per l’export


Qual è il valore e l’importanza di questa iniziativa?

«Molto rilevante per almeno due motivi. Innanzitutto i quattro Istituti Zooprofilattici coinvolti hanno sviluppato una sinergia proficua tra esperti di sanità animale e sicurezza alimentare, cosa piuttosto inusuale. Inoltre, l’obiettivo è garantire la continuità dell’export dei prodotti di salumeria assicurando elevati standard di biosicurezza e rassicurando i mercati internazionali, anche in un contesto pandemico causato dalla PSA. Il progetto ha suscitato grande interesse tra operatori del settore, imprese, istituzioni e stakeholder e per questo confidiamo anche sul loro contributo per proseguire la ricerca».


Risorse e prospettive


Per un progetto così ambizioso 250.000 euro di finanziamento non sono tanti…

«È vero, ma si tratta dello stanziamento massimo previsto per questa tipologia di ricerca. Se la proroga verrà accolta, contiamo di accedere anche ad altri fondi, pubblici e privati».


Le sei fasi del progetto


Come si articola il progetto?

«In sei fasi; alcune, propedeutiche, sono già concluse. Stiamo raccogliendo i primi risultati su prodotti insaccati artificialmente contaminati, anche dopo trattamento Hpp. Altre attività sono in via di completamento e procedono bene. Le ultime due fasi riguardano la comunicazione, fondamentale per diffondere correttamente obiettivi e risultati a cui segue la collaborazione con Paesi Terzi per una ulteriore validazione scientifica del progetto e l’avvio di accordi commerciali più favorevoli all’Italia. In questo contesto, abbiamo individuato il Canada come partner ideale grazie a rapporti scientifici e commerciali già consolidati che riteniamo possano facilitare lo scambio di dati e informazioni».


Origini e sviluppi


Il progetto è nato con l’esplosione dei primi focolai di PSA nel suino domestico?

«In realtà no. I lavori erano iniziati prima dell’emergenza. Al Cerep avevamo già avviato prove su salumi freschi per potenziare le poche informazioni scientifiche disponibili. Più recentemente, avevamo testato l’Hpp su omogenati d’organo contaminati artificialmente. Lo studio si era rivelato interessante, ma aveva evidenziato anche difficoltà tecniche e pratiche. Il forte interesse del Ministero della Salute e degli stakeholder ci ha però spinto a proseguire. Il Dicastero guidato da Orazio Schillaci intende ora presentare il progetto al WOAH (Organizzazione mondiale della sanità animale) e alla Commissione europea con l’obiettivo di avviare una discussione già in autunno».


La strada che porta al vaccino è ancora lunga


Il WOAH ha recentemente introdotto una norma per l’adozione di un unico standard tra i Paesi Membri che garantisca sicurezza ed efficacia dei vaccini, riferendosi in special modo alla PSA. È un invito alla cautela?

«Lo spero. Credo che lo spirito del WOAH sia proprio quello di evitare annunci enfatici e prematuri. La ricerca per un vaccino efficace prosegue a livello internazionale, con il Cerep in prima linea. Ma non siamo ancora in grado di dire che la meta sia vicina. Serve rigore scientifico e comunicazione responsabile».




Francesco Feliziani, responsabile scientifico del progetto ASFree M.e.a.t., è responsabile del Centro di referenza nazionale per le pesti suine (Cerep) ed è membro del Comitato scientifico della Giornata della Suinicoltura. Sarà quindi tra i relatori dell’8a edizione dell’evento, in programma il 15 ottobre prossimo all’RMH Hotel di Modena.




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