Nel settore delle carni, dove, data la tipologia di alimento trattato, la gestione dell’igiene e della sicurezza alimentare è particolarmente delicata, la formazione degli operatori rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire Non Conformità, garantire la qualità dei prodotti e tutelare la salute del consumatore. Non si tratta solo di un obbligo normativo: formare significa anche responsabilizzare, motivare e rendere consapevoli gli addetti, affinché ogni azione quotidiana contribuisca concretamente alla sicurezza dell’intera filiera.
La formazione come strumento di prevenzione
Il quadro normativo comunitario ha posto con chiarezza l’accento sull’importanza della formazione degli Operatori del Settore Alimentare (OSA). In particolare, il Regolamento (CE) n. 852/2004, all’Allegato II, Capitolo XII, stabilisce che “gli operatori del settore alimentare devono garantire che i responsabili della produzione o della trasformazione degli alimenti ricevano una formazione adeguata in materia di igiene alimentare, in funzione del tipo di attività”. Il Regolamento (UE) n. 382/2021 ha in seguito apportato una modifica al Reg. 852/2004, inserendo il Capitolo XI bis, che ha posto il focus sulla cultura della sicurezza alimentare e previsto che tutti i dipendenti abbiano consapevolezza dei pericoli per la sicurezza alimentare e dell’importanza della sicurezza e dell’igiene degli alimenti. Inoltre, il Regolamento (CE) n. 178/2002, che istituisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, evidenzia l’importanza della prevenzione e della responsabilità condivisa lungo tutta la filiera. In Italia purtroppo la normativa relativa alla formazione degli operatori del settore alimentare non è omogenea ed uguale per tutte le regioni. I singoli enti regionali hanno dovuto provvedere ad emanare decreti attuativi atti a definire i percorsi formativi dei responsabili e degli addetti alla manipolazione e alla somministrazione di alimenti. Una formazione davvero efficace deve essere progettata con attenzione, a partire dai rischi reali dell’attività e dalle caratteristiche del gruppo di lavoro. Questo significa definire obiettivi concreti (non solo “sapere”, ma soprattutto “saper fare”), scegliere metodologie coerenti col livello culturale degli operatori e prevedere momenti di verifica, confronto e aggiornamento. La progettazione non può essere standard: deve essere costruita in funzione dei processi aziendali, delle criticità rilevate e delle carenze comportamentali osservate sul campo.
Criticità della formazione in aula
Sebbene i corsi in aula rappresentino il metodo più diffuso per l’erogazione della formazione, non sempre risultano efficaci. Le criticità principali possono includere:
In alcuni casi, la formazione si esaurisce in un mero attestato, senza che si sia realmente generato un cambiamento nei comportamenti o nella consapevolezza. Per questo motivo, è essenziale che la formazione sia progettata anche come strumento operativo e non solo come adempimento formale. Altra criticità è la diversità dei programmi formativi e delle normative regionali. Come precedentemente definito, non vi è una normativa unica e univoca valida in tutto lo Stivale e tutto ciò crea quindi una disomogeneità tra le varie regioni in merito a programmi, durata dei corsi, argomenti e validità degli attestati. Per esempio, in Liguria i corsi hanno durata di 8 o 16 ore a seconda della tipologia di mansione e validità 5 anni mentre in Toscana sono articolati su 3 moduli (A, B e C) con validità sempre quinquennale. Molte volte, inoltre, tali informazioni non sono facili da reperire per gli operatori sui siti web dedicati delle Regioni e delle singole Asl, creando ulteriore confusione e difficoltà.
Criticità emerse nei controlli ufficiali
L’esperienza maturata durante i controlli ufficiali mette in luce alcune non conformità ricorrenti che spesso derivano da una formazione insufficiente o mal recepita. Tra gli errori più comuni:
Queste situazioni suggeriscono che la formazione non può limitarsi ad un corso ogni tot anni (3/5), ma deve essere pensata come un processo continuo, collegato strettamente al contesto aziendale.
Buone pratiche formative: esempi dal campo
In diverse realtà produttive si stanno sperimentando approcci formativi più efficaci, capaci di coinvolgere attivamente gli operatori. Tra questi:
Un’esperienza positiva è stata condotta in un laboratorio artigianale di trasformazione carni, dove la formazione, modulata in più incontri brevi e con frequenti momenti pratici, ha permesso di migliorare sensibilmente la gestione delle fasi critiche, riducendo gli interventi correttivi richiesti durante le ispezioni ufficiali.
Conclusioni
Nel settore delle carni la sicurezza alimentare si costruisce giorno per giorno, attraverso gesti ripetuti, decisioni operative e attenzione costante. Una formazione ben progettata e realmente efficace può fare la differenza, traducendo i principi della normativa in azioni concrete. Per questo motivo è fondamentale considerare la formazione non come un evento isolato, ma come un processo strategico e continuo, capace di aumentare la qualità complessiva del sistema produttivo e la fiducia del consumatore.
Dott. Marco Bertagna
Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di lavoro
Note finali
Riferimenti normativi
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5 consigli per una formazione efficace nel settore carni
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