I riflessi della riforma in materia di Indicazioni Geografiche hanno caratterizzato nei primi mesi del 2025 il dibattito in ambito UE sul comparto agroalimentare, delineando nuovi scenari di mercato.
Ne parla Paolo De Castro, neo presidente di Nomisma ed ex eurodeputato, esperto di politiche agricole italiane ed europee.
Un testo unico della qualità che favorirà lo sviluppo del settore
Un tema di grande attualità per l’industria agroalimentare europea è quello delle Indicazioni Geografiche, un driver fondamentale per la promozione e la vendita delle eccellenze locali. «Il nuovo regolamento UE 2024/1143, relativo alle Indicazioni Geografiche di vini, spirits e dei prodotti agricoli, riunisce in un unico documento le disposizioni precedenti, razionalizzando il quadro normativo e rafforzando gli strumenti a supporto dei produttori. Stiamo parlando del mondo delle IG, compresi DOP e IGP, le specialità tradizionali garantite e le indicazioni facoltative di qualità per i prodotti agricoli.
I tre marchi suddetti, che rappresentano un preciso e univoco riconoscimento di territorialità, stabiliscono anche diritti di proprietà intellettuale per prodotti specifici, le cui qualità sono specificamente legate alla zona di produzione. Questo regolamento mira non solo a semplificare obblighi e procedure, ma supporta il ruolo e la crescita dei consorzi sul mercato, attribuendo una serie di competenze e valenze collaterali, come ad esempio l’enoturismo e il turismo gastronomico.
Quest’ultimo aspetto è molto importante, perché in Italia abbiamo una serie di “spacchettature” fra enti locali che rischia di disperdere risorse ed energie. Attraverso il regolamento, invece, è stato identificato nel consorzio la figura chiave per gestire queste iniziative» commenta De Castro. Accanto a questi aspetti, sono state introdotte norme che rafforzano le tutele sia sul mercato comunitario sia in rete rispetto ai prodotti fake. «A danno del nostro agroalimentare sono molteplici i casi di clamorosa contraffazione, basti pensare al Prosek croato, in palese conflitto con il Prosecco DOP, al Parmesan. Il regolamento non solo ha innalzato i livelli di tutela ma ha anche attivato importanti iniziative contro i cosiddetti prodotti IG fake, diffusissimi on-line. In particolare, è stato istituito un alert system, affidato all’Agenzia di Alicante, che consente di controllare l’attività di siti che promuovono e vendono prodotti che non hanno nulla a che fare con le IG. In questo caso, il regolamento ha introdotto per la prima volta sul piano giuridico un sistema obbligatorio di oscuramento del sito all’interno dei confini EU. Aspetto molto importante, questa attività non è gestita dai singoli Stati Membri ma direttamente dalla Commissione europea» illustra De Castro.
Più tutela, più forza ai consorzi, più semplificazione sono i principi, quindi, sui quali gravitano le novità introdotte dal nuovo regolamento. «Registriamo anche una spinta verso la sostenibilità, ancorché non obbligatoria: ad esempio è stata introdotta la necessità di rafforzare all’interno delle singole denominazioni d’origine i rapporti di sostenibilità per promuoverla dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Un regolamento, dunque, molto ricco, composto da 95 articoli, che abbraccia l’intero settore agroalimentare, del cibo e del vino. Un vero e proprio testo unico della qualità che, una volta applicato, favorirà certamente l’ulteriore sviluppo di un settore che a livello europeo ha raggiunto volumi di fatturato importanti, circa 80 miliardi di euro per l’Europa e più di 20 miliardi per la sola Italia» ricorda De Castro. Un altro tassello del mosaico delle IG, emerso durante la Conferenza sulle Indicazioni Geografiche di Alicante, tenutasi lo scorso gennaio, riguarda la possibilità di trasformarlo da patrimonio di pochi stati a risorsa più ampia, capace di abbracciare tutti i membri dell’Unione.
«Oggi le circa 3.600 IG esistenti sono concentrate principalmente in Italia, Spagna, Francia, Grecia e Portogallo. C’è però la necessità di sviluppare il sistema delle IG in tutti i paesi europei, compresi quelli del centro e del nord Europa. A questo riguardo, il Commissario Hansen ha già annunciato l’avvio di un piano d’azione sul modello di quello adottato per il settore biologico: un action plan sulle Indicazioni Geografiche, che fra i compiti principali avrà quello di implementare campagne informative ai cittadini europei per far conoscere meglio il mondo delle indicazioni geografiche, che oggi rappresenta un asset importante per l’economia e potrebbe portare un contributo concreto allo sviluppo di aree interne o periferiche. Relativamente all’Italia, pensiamo alla montagna emiliana, che per decenni è stata quasi abbandonata: oggi, grazie alle DOP del Parmigiano Reggiano si sta ripopolando di insediamenti e piccole stalle per produrre latte. E in virtù del fatto che il latte necessario per questa eccellenza viene venduto ad un prezzo maggiore, va da sé che un piccolo allevatore può fare tranquillamente impresa anche con pochi capi di bestiame, proprio grazie alla valorizzazione del suo prodotto. Per altro questo approccio è replicabile per ogni altra filiera IG, in cui ogni segmento beneficia di questa menzione territoriale» conclude De Castro.
Fonte: Nomisma Agroalimentare Ricerche di mercato, servizi e consulenza per il settore vinicolo e agroalimentare
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