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Razze

Analisi demografica dei capi bovini di razza Chianina nel panorama nazionale della carne bovina

of Fioroni A.


Il presente studio analizza l’evoluzione del numero di capi bovini di razza Chianina in Italia al 31 dicembre di ogni anno. L’analisi si basa sui dati raccolti da tre principali fonti:

  • ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne), che detiene il Libro Genealogico della razza è un’associazione di Perugia, senza scopo di lucro, che si occupa della tutela e valorizzazione del bestiame bovino delle razze Marchigiana, Chianina, Romagnola, Maremmana e Podolica dal 1961;
  • BDN (Banca Dati Nazionale), gestita dal Ministero della Salute che, da gennaio 2002, presso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo, ha istituito il Centro Servizi Nazionale (CSN), col compito di progettare, realizzare e gestire la BDN informatizzata dell’Anagrafe Zootecnica;
  • Consorzio di Tutela dell’IGP Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, che certifica i capi conformi al Disciplinare IGP. Costituito a febbraio 2003, è ufficialmente riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sede in Perugia. La compagine sociale è rappresentata da allevatori, macellatori e porzionatori operanti all’interno del sistema di certificazione IGP “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”.

L’obiettivo dello studio è fornire una panoramica dettagliata delle dinamiche demografiche della razza degli ultimi anni, contestualizzandola nel mercato italiano delle carni bovine.

Materiali e metodi
L’analisi si basa su dati raccolti tra il 2009 e il 2024. Le variazioni annuali sono riportate per ogni fonte, consentendo un confronto dettagliato delle tendenze demografiche.

Risultati

Evoluzione del numero di capi ANABIC
Il numero di capi Chianina monitorati da ANABIC ha mostrato fluttuazioni significative. Nel 2009 erano registrati 46.553 capi, con un lieve aumento nel 2010 (47.236 capi, +683 rispetto all’anno precedente). Tuttavia, tra il 2011 e il 2013 si è verificato un calo costante, raggiungendo 44.400 capi nel 2013. Dal 2014 si è registrata una ripresa, culminata con un picco di 49.274 capi nel 2022. Attualmente, la situazione è mutata: la riduzione del numero di capi rispetto all’anno precedente rende difficile reperire prodotto per evadere ordini della distribuzione, causando un incremento del prezzo d’acquisto in stalla. Di conseguenza, la gestione e il coordinamento della filiera risultano sempre più complessi sia dal punto di vista tecnico che commerciale.

Variazioni nei dati BDN Teramo
I dati della BDN mostrano un andamento simile ma con una riduzione più marcata nei primi anni. Nel 2009 erano registrati 64.406 capi, valore superiore a quello di ANABIC poiché la BDN include anche i capi destinati all’ingrasso che escono di conseguenza dal Libro Genealogico Nazionale all’età di 6/18 mesi. Dal 2013 si è osservata una riduzione costante, con una perdita media di circa 2.000 capi l’anno, fino a raggiungere 58.166 capi nel 2024, con un calo di oltre 5.000 unità sul 2023.

Crescita della certificazione IGP Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale
Il numero del Consorzio di Tutela riguardo ai capi certificati IGP ha mostrato una crescita costante dal 2009, quando erano solo 6.799, fino al picco del 2023 con 9.860 capi certificati. Questo dato evidenzia l’efficacia della certificazione IGP nel promuovere qualità e sicurezza della carne Chianina.

Panorama del mercato nazionale della carne bovina
Attualmente gli operatori commerciali stanno affrontando difficoltà nell’evasione degli ordini a causa della carenza di bestiame maturo per la macellazione. Tale situazione ha determinato un aumento dei prezzi del mercato della carne bovina, come confermato dalla Borsa Merci di Modena. L’analisi del periodo 2019-2024 mostra una contrazione del numero di allevamenti e capi bovini in Italia. Il numero di allevamenti è passato da 145.363 nel 2019 a 118.741 nel 2024 (–18,3%;). Questa tendenza purtroppo, indica aumento aziende di grosse dimensioni con più capi e chiusura piccoli allevamenti. Questi ultimi solitamente sono ubicati in zone marginali, svantaggiate dove è necessario mantenere presenza zootecnia per una questione socio-economica. Il numero di capi bovini nel 2019 era pari a 5.564.891 ed è passato a 5.328.716 nel 2024 (–4,2%). Questa riduzione dei capi totali nazionale, costringe gli operatori del mercato carne ad acquistare oltre confine con rischi legati all’impatto ambientale ed alla qualità del prodotto stesso.

Analisi regionale
L’evoluzione del settore bovino varia a seconda delle regioni:

  • Lombardia: con oltre 1,5 milioni di capi nel 2024, si conferma leader del settore, nonostante un calo del 15% nel numero di allevamenti tra il 2019 e il 2024;
  • Piemonte e Veneto: entrambe le regioni hanno registrato una diminuzione significativa nel numero di allevamenti (–10,6% in Piemonte e –35% in Veneto) e dei capi bovini;
  • Sardegna: caso particolare, con un leggero aumento dei capi nel 2021 seguito da una stabilizzazione intorno ai 279.000 capi nel 2024, mentre il numero di allevamenti è rimasto stabile;
  • Emilia-Romagna: pur con una riduzione degli allevamenti (–16,7% tra 2019 e 2024), mantiene un alto numero di capi (548.000 nel 2024);
  • regioni del Sud: Campania, Puglia e Sicilia mostrano una contrazione del settore zootecnico, segnalando difficoltà nelle aree marginali.

Differenze tra le razze bovine
Il confronto tra le principali razze allevate in Italia evidenzia una diminuzione significativa per alcune razze da carne:

  • razze in diminuzione: Charolais (–12.839 capi), Chianina (–4.905 capi), Limousine (–8.739 capi), Piemontese (–14.669 capi);
  • razze stabili o in aumento: Podolica (+665 capi), Maremmana (+140 capi).

Se andiamo a considerare solo i capi prossimi alla macellazione rispetto al 31/12 dell’anno precedente, oggi mancano 13.671 capi solo di queste 10 razze. Tengono o in leggero aumento solo le francesi Limousine e Charolais, mentre le italiane sono tutte in grossa perdita. Motivo per cui oggi manca il prodotto carne agli operatori commerciali.

Riduzione zootecnica: cause
Le principali cause della riduzione del numero di allevamenti sono:

  • modernizzazione e razionalizzazione: aumento dell’efficienza produttiva e concentrazione in aziende più grandi, solitamente situate in pianura dove maggiore è il rischio impatto ambientale ed inquinamento;
  • normative comunitarie, ambientali e sanitarie: sempre più stringenti, con impatti negativi sulle piccole aziende;
  • fattori economici: margini di profitto ridotti e difficoltà nella gestione delle piccole stalle.

La trasformazione strutturale del settore pone interrogativi sulla sostenibilità ambientale e sul benessere animale (antibioticoresistenza, utilizzo del farmaco, ecc…).

Prospettive e conclusioni
Le tendenze attuali indicano una trasformazione strutturale del settore, con la graduale scomparsa delle piccole realtà a favore di aziende più grandi e strutturate. Tuttavia, tale evoluzione pone interrogativi sulla sostenibilità ambientale, il benessere animale, tutela delle tradizioni locali e biodiversità. L’analisi del periodo 2019-2024 evidenzia un settore zootecnico in cambiamento, caratterizzato dalla riduzione del numero di allevamenti, ma da una sostanziale tenuta del numero di capi. Le differenze regionali riflettono le peculiarità economiche e produttive italiane. Per il futuro, sarà essenziale sostenere politiche volte a garantire competitività, sostenibilità e resilienza, con particolare attenzione all’impatto ambientale, al benessere animale e alla tutela delle razze autoctone. Il sostegno all’IGP Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, all’agricoltura biologica e alla salvaguardia delle aree marginali rappresenterà una sfida fondamentale per preservare la biodiversità e la qualità della produzione zootecnica italiana.

Andrea Fioroni



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