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Grande successo per la Giornata della Suinicoltura 2025

of Redazione


Sono stati 320 i partecipanti all’ottava edizione della Giornata della Suinicoltura organizzata da Expo Consulting Srl e svoltasi presso l’RMH Raffaello Hotel di Modena il 15 ottobre scorso. Molto eterogeneo il pubblico che ha riempito la sala plenaria dell’hotel, composto da tecnici del comparto (29%), veterinari (26%), allevatori (20%), agronomi (10%), insieme a rappresentanti dell’industria mangimistica e farmaceutica, della GDO, del mondo finanziario, delle assicurazioni e delle istituzioni: una platea rappresentativa quindi dell’intera filiera suinicola, che include anche le persone che, non essendo riuscite ad iscriversi nei termini previsti, hanno seguito la Giornata in streaming.

Ricco di contenuti tecnici, scientifici e istituzionali, il programma ha toccato i temi più importanti e attuali del settore suinicolo nazionale a iniziare da un aggiornamento sulla Peste Suina Africana (PSA) con gli interventi del Generale Daniel Melis, Subcommissario alla PSA e Comandante dei Carabinieri per la tutela agroalimentare, di Luigi Ruocco, del Ministero della Salute, di Francesco Feliziani, responsabile del Centro di referenza nazionale per le pesti suine, e di Simona Forcella della DG Santé di Bruxelles. I relatori hanno evidenziato i positivi risultati raggiunti nel 2025 nel contenimento del virus frutto dell’azione sinergica pianificata dalla struttura commissariale guidata da Giovanni Filippini e realizzata tra istituzioni pubbliche, scientifiche, allevatori e mondo venatorio. Un ampio spazio è stato dedicato all’impatto economico, psicologico ed emotivo causato dalla PSA agli allevatori che nel 2023 e nel 2024 sono stati colpiti direttamente o indirettamente dal virus. I contributi sono arrivati da Gabriele Canali, direttore del Crefis, da Emanuela Prato Previde, docente di psicologia all’Università di Milano, e da Luigi Galimberti, presidente dell’Ordine dei medici veterinari di Lodi. Tra gli interventi più innovativi va menzionato quello di Giuseppe Pulina,docente all’Università di Sassari e presidente di Carni Sostenibili, che ha illustrato come l’intelligenza artificiale (IA), integrata con l’intelligenza naturale, possa migliorare il benessere animale. Annalisa Scollo, docente al Dipartimento di scienze veterinarie all’Università di Torino, ha approfondito invece le strategie di biosicurezza più efficaci da adottare in allevamento. «La Giornata della Suinicoltura rafforza ancora una volta il suo ruolo di riferimento per la suinicoltura italiana» ha dichiarato in chiusura di evento Elisabetta Zagnoli, AD di Expo Consulting. «Lo dimostrano i numeri, la qualità degli interventi e la pluralità dei profili professionali che hanno partecipato con entusiasmo e convinzione. Il nostro sguardo è già proiettato all’edizione del prossimo anno: l’appuntamento è fissato a Verona per il 14 ottobre 2026».


>> Link: giornatadellasuinicoltura.it





IA al servizio degli allevamenti (ma con prudenza): il punto di vista del prof. Giuseppe Pulina (Carni Sostenibili)


Quale sarà il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nel miglioramento del benessere animale all’interno degli allevamenti suinicoli? E come si connetteranno Intelligenza Artificiale e Intelligenza Naturale? Uno dei temi oggi più discussi e di grande attualità è stato al centro dell’ottava edizione della Giornata della Suinicoltura. Ne abbiamo parlato con il professor Giuseppe Pulina, docente di Etica e Sostenibilità degli allevamenti all’Università di Sassari e presidente di Carni Sostenibili.


Professor Pulina, esistono evidenze scientifiche sui vantaggi che l’AI può garantire nel miglioramento del benessere animale dei suini?

«Abbiamo a disposizione numerosi studi che dimostrano come l’AI possa migliorare il benessere nei suini. Ad esempio, attraverso analisi acustiche della tosse o utilizzo di sensori ambientali è possibile individuare precocemente malattie respiratorie ottenendo risultati più rapidi rispetto al rilevamento clinico diretto.  Esistono poi applicazioni che riconoscono espressioni facciali o micro-spostamenti degli animali che segnalano stress o disagio; altre ancora analizzano le vocalizzazioni separando i vocalizzi associati a stati positivi da quelli legati alla sofferenza. In pratica, l’AI amplifica i segnali che spesso ci sfuggono permettendo interventi tempestivi e più precisi».


Esiste il rischio che l’Intelligenza naturale (umana) non sia in grado di interagire positivamente con l’AI nella ricerca di un miglioramento del benessere animale?

«Sì ed è un rischio reale. Esiste il pericolo di affidare troppo alle macchine decisioni che richiedono giudizio etico o competenza ambientale, perdendo la capacità di interpretare o mettere in discussione i dati che provengono dall’AI. Spesso i modelli, addestrati su dati che possiamo definire umanocentrici, rischiano bias o incomprensioni rispetto ai segnali veri che i suini manifestano. Inoltre, se l’allevatore si abitua a basarsi solo sull’output digitale, può perdere l’attenzione verso elementi più sottili che la tecnologia non coglie. Per evitare di incorrere in questo rischio, servirebbe un modello in cui l’AI assista lo stockmanship umano e non lo sostituisca».


Nel giugno scorso la Commissione ha avviato la revisione della normativa europea sul benessere animale. Lei crede che quella che verrà approvata in futuro prevederà diverse misure legate alla AI?

«Nella revisione della normativa, la Commissione ha incluso un invito a raccogliere elementi — call for evidence — e consultazioni pubbliche. Al momento non è previsto un obbligo esplicito che imponga l’uso dell’AI, ma la modernizzazione attraverso strumenti tecnologici che aiutino a raggiungere gli obiettivi di benessere con maggiore efficacia è presa in considerazione. È molto probabile che alla fine, nel testo che inizierà l’iter parlamentare europeo, emergano requisiti di monitoraggio continuo basati su dati, sistemi di reporting digitali, standard che permettano agli allevatori di dimostrare il benessere animale anche tramite tecnologie quali sensori, videocamere, analisi automatiche. Penso che la normativa includerà misure che favoriranno l’adozione dell’AI, ma con responsabilità ben definite e un forte ruolo dell’uomo nella supervisione. Questa prospettiva si rafforza se si considera che l’Unione europea ha già varato il Regolamento sull’Intelligenza artificiale, l’AI Act, che stabilisce regole orizzontali per l’uso dei sistemi AI, con particolare attenzione alla gestione del rischio, alla trasparenza e alla supervisione umana. Queste disposizioni offrono un quadro già pronto per essere adattato al benessere animale, consentendo di integrare nelle nuove regole riferimenti espliciti all’AI come strumento legittimo per il monitoraggio e la rendicontazione, purché con responsabilità chiare e controllo umano continuo. In questo modo il futuro pacchetto normativo potrebbe coniugare obiettivi di tutela degli animali con i più alti standard di sicurezza e governance dei dati che l’Europa ha già fissato per l’Intelligenza artificiale».





Una sfida invisibile: l’impatto emotivo e psicologico delle emergenze sanitarie sugli allevatori


Con l’allentamento delle restrizioni autorizzate nelle province di Pavia, Lodi e Novara e deciso dalla Commissione europea il 17 settembre scorso, le misure messe in atto da poco più di un anno a questa parte dalla struttura Commissariale nella lotta alla PSA hanno dimostrato la loro efficacia anche se, come sottolinea sempre il Commissario straordinario Giovanni Filippini, non è ancora tempo di abbassare la guardia. Anche per questo, all’edizione 2025 della Giornata della Suinicoltura, tra i vari argomenti in discussione è stato inserito un aggiornamento sull’andamento epidemiologico della malattia. I focolai però che hanno colpito diversi allevamenti nelle estati 2023 e 2024 nel Nord-Ovest del Paese e la necessità di bloccare la movimentazione dei suini in quelli che, pur indenni, si trovavano nelle zone di restrizione, hanno lasciato negli allevatori un segno indelebile sia emotivo che psicologico. Un aspetto, quest’ultimo, di cui la Giornata della Suinicoltura si è occupata e che rappresenta per il settore una grande novità di cui però non ci si era ancora e mai occupati. Emanuela Prato Previde, docente di Psicologia all’Università di Milano, e Luigi Galimberti, presidente dell’Ordine dei medici veterinari di Lodi, sono stati gli esperti che hanno trattato questo tema tanto delicato quanto importante, avvalendosi dei risultati scaturiti da un questionario totalmente anonimo distribuito e compilato da un campione rappresentativo di allevatori colpiti direttamente e/o indirettamente negli ultimi due anni dalla PSA.


Professoressa Prato Previde, l’ha sorpresa lo slancio e la tempestività con cui gli allevatori hanno risposto al questionario?

«A dire il vero non me l’aspettavo e non in questa misura. Penso che alle persone vada sempre offerta un’opportunità per esprimere le proprie opinioni/problematiche e farsi ascoltare. Questo è un punto di partenza molto positivo che evidenzia l’utilità e l’esigenza degli allevatori di comunicare le difficoltà che incontrano, soprattutto in casi di eventi così importanti e stressanti come lo è stato la PSA».


Per quale motivo, secondo lei, l’aspetto emotivo e psicologico di un’emergenza sanitaria che dalla sera alla mattina stravolge la vita di un allevatore e della sua famiglia non viene praticamente mai indagato?

«Gli studi al riguardo sono ancora pochi, soprattutto nel nostro Paese. Mi risulta che gli ambiti aziendali e sanitari da questo punto di vista siano stati privilegiati. La situazione però sta cambiando lentamente ed è una cosa positiva anche perché, come ci suggerisce questa indagine preliminare, lo stress lavoro-correlato negli allevatori in generale ha caratteristiche comuni a quello di altri settori. Anche le conseguenze sono simili e possono includere ansia, depressione, burnout, problemi fisici, oltre ad un aumento di errori professionali, rendendo fondamentale la valutazione del rischio e la disponibilità di un adeguato supporto».


Dottor Galimberti, in qualità di veterinario pubblico lei ha assistito a diversi abbattimenti di suini nei giorni in cui la PSA è esplosa negli allevamenti. Qual è stato l’aspetto più difficile che in quei giorni ha dovuto affrontare e/o gestire?

«Il mio ruolo sovrintendeva a tutte le operazioni previste affinché si concludessero correttamente nel più breve tempo possibile per chiudere il focolaio, ma con la consapevolezza che comunque non potevano esaurirsi in pochi minuti. Per questo, il rispetto delle misure di benessere animale, pur in una situazione tanto drammatica, è stato prioritario ed è stato soprattutto in quei frangenti che, sul volto degli allevatori e dalle loro parole, ho visto e ascoltato lo sconforto, il malessere e, a tratti, anche la disperazione».


Grazie al suo prezioso contributo il questionario che abbiamo elaborato ha raggiunto numerosi allevatori coinvolti dalle conseguenze della PSA: qual è stata la reazione più diffusa che ha riscontrato quando ha sondato la loro disponibilità alla compilazione?

«Un’iniziale sorpresa, senza dubbio, ma, soprattutto, l’apprezzamento per un’iniziativa che finalmente consentiva loro di parlare e tirar fuori i sentimenti contrastanti che hanno vissuto e stavano comunque vivendo causati della PSA».





La digitalizzazione della suinicoltura


Tra i workshop che hanno caratterizzato la sessione pomeridiana della Giornata della Suinicoltura 2025, segnaliamo quello di Francesco Chiarotto, Key Account Manager ID Technology della Livestock Business Unit MSD Animal Health, dal titolo “Suinicoltura in digitale: è arrivato il momento”. Chiarotto ha sottolineato l’importanza dell’evoluzione tecnologica e della digitalizzazione nel campo della suinicoltura, fornendo spunti pratici che possono facilitare il lavoro dei vari attori della filiera, dall’allevatore, in primis, al veterinario fino agli operatori degli impianti di macellazione.

«MSD Animal Health è un’azienda farmaceutica che opera con un approccio di prevenzione sul mercato. Lo sviluppo del comparto tecnologico negli ultimi anni ha fatto sì che sempre di più ci si focalizzi in un approccio, oltre che di prevenzione, anche di One Health, quindi a 360 gradi sulla salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente» ha detto Chiarotto. «In questo workshop abbiamo messo in luce come l’applicazione della digitalizzazione nel campo della suinicoltura migliori l’approccio One Health. Come? Ad esempio attraverso l’identificazione singola degli animali con la marcatura elettronica. Questa è la chiave di accesso ad un ecosistema che, se utilizzato in tutta la filiera, permette l’identificazione e la tracciabilità dall’allevamento al piatto, il famoso “From farm to fork”».




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