Nel mandato per i negoziati con il Consiglio, adottato mercoledì 8 ottobre con 532 voti favorevoli, 78 contrari e 25 astensioni, il Parlamento europeo propone diverse modifiche alla normativa vigente della politica agricola comune (Pac) che mirano a rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori e a stabilizzare i loro redditi. La proposta fa parte del cosiddetto “pacchetto” Omnibus III. Gli eurodeputati sostengono che le consegne di prodotti agricoli nell’Unione dovrebbero essere oggetto di un contratto scritto. Tuttavia, propongono che gli Stati Membri possano esentare determinati settori su richiesta di un’organizzazione rappresentativa del settore. Inoltre, il Parlamento vuole ridurre a 4.000 euro (rispetto ai 10.000 proposti dalla Commissione) la soglia di valore al di sotto della quale gli Stati Membri possono decidere che i contratti non siano obbligatori. Per evitare una concorrenza non necessaria tra modelli produttivi, gli europarlamentari si oppongono alla creazione di organizzazioni di produttori biologici.
L’Europarlamento chiede maggiore chiarezza sull’uso dei termini “giusto”, “equo” o equivalenti per i prodotti agricoli e propongono che i criteri per consentirne l’inserimento in etichetta includano il contributo dei prodotti allo sviluppo delle comunità rurali e alla promozione delle organizzazioni di agricoltori. Si chiede inoltre che l’espressione “filiera corta” sulle etichette o nella pubblicità sia riservata ai prodotti realizzati nell’UE con un numero limitato di intermediari tra agricoltore e consumatore finale, scambiati su brevi distanze o in tempi ridotti. Viene chiesto che gli alimenti e i mangimi di origine vegetale o animale possano essere importati da paesi terzi solo se i livelli di residui di antiparassitari sono inferiori ai limiti massimi consentiti per i prodotti dell’UE. Il Parlamento europeo sollecita i governi UE ad assicurare che i contratti di fornitura aggiudicati nell’ambito degli appalti pubblici riguardino prodotti agricoli e alimentari di origine UE, con particolare attenzione a quelli locali e stagionali. Dovrà essere data priorità ai prodotti recanti indicazioni geografiche dell’UE. Viene altresì introdotta una nuova definizione di carne come “parti commestibili di animali” e viene stabilito che denominazioni quali “bistecca”, “scaloppina”, “salsiccia” o “hamburger” siano riservate esclusivamente ai prodotti che contengono carne, escludendo quelli coltivati in laboratorio.
«Vogliamo assicurarci che gli agricoltori abbiano un contratto con il loro primo acquirente» ha dichiarato Céline Imart (Ppe) durante il dibattito in plenaria. «Dobbiamo porre fine a rapporti commerciali precari e disequilibrati. Serve garantire una remunerazione equa a chi ci nutre, tenendo conto dei costi di produzione. Il reddito agricolo non è solo una questione di statistiche o cifre astratte: è una questione di giustizia, dignità e talvolta di sopravvivenza. Chi produce il nostro cibo rappresenta la nostra identità. Questo strumento è il minimo che dobbiamo loro».
Fonte: EFA News – European
Food Agency, efanews.eu
In foto: è stato deciso che denominazioni quali “bistecca”, “scaloppina”, “salsiccia” o “hamburger” siano riservate esclusivamente ai prodotti che contengono carne, escludendo quelli coltivati in laboratorio.
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Spacciare per carne prodotti vegetali o simili inganna gli utenti e danneggia il made in Italy Consumerismo No profit ha accolto con soddisfazione la decisione del Parlamento europeo di bocciare il meat sounding, ossia l’utilizzo di termini riconducibili alla carne per i prodotti vegetali. «I “burger di soia”, la “bistecca di seitan” o gli “hamburger vegano o vegetariani” nelle menti dei consumatori richiamano un prodotto a base di carne, quando in realtà sono realizzati con materie prime esclusivamente vegetali» puntualizza il presidente Luigi Gabriele. «Sosteniamo quindi la decisione dell’Europarlamento di arginare il fenomeno del meat sounding. è fondamentale porre paletti, limitazioni e la corretta nomenclatura a quel che mangiamo, tanto più a prodotti di carne lavorati, allo scopo di tutelare i consumatori da inganni e informazioni fuorvianti». |
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