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La carne nel mondo

Cina-Europa – UE-USA

of Redazione


Cina-Europa: i dazi cinesi minacciano la stabilità del settore suinicolo europeo

Il settore suinicolo europeo e l’intera filiera collegata alla produzione di suini sono profondamente preoccupati per l’esito dell’indagine anti-dumping condotta dalle autorità cinesi nel corso dell’ultimo anno, nonché per le misure provvisorie ora imposte all’industria europea. È ancora troppo presto per quantificare appieno l’impatto economico, ma le conseguenze si faranno sentire in tutta l’Unione. Le pressioni più immediate ricadranno sui produttori di Spagna, Paesi Bassi e Danimarca, ma le ripercussioni interesseranno agricoltori e trasformatori in tutta Europa. La Cina è il maggiore importatore mondiale di carne suina e l’Unione Europea è il suo principale fornitore. Nel 2024, l’UE ha esportato oltre 1,1 milioni di tonnellate di carne suina verso la Cina e le prospettive per il 2025 erano positive prima dell’introduzione di queste misure. Questo rapporto commerciale si è basato sulla capacità dell’UE di fornire grandi volumi di carne suina sicura, di alta qualità e a prezzi competitivi. Gli esportatori europei hanno inoltre raggiunto un elevato livello di specializzazione in prodotti pensati specificamente per il mercato cinese. La maggior parte di questi prodotti non è consumata nell’UE a causa delle preferenze dei consumatori. Reindirizzare tali volumi verso mercati alternativi potrà compensare solo parzialmente il disagio, poiché pochi mercati sono in grado di assorbire simili quantità a livelli di prezzo comparabili. Di conseguenza, ci aspettiamo un calo immediato delle vendite e la cancellazione di ordini, con una netta erosione dei margini. L’aumento dell’offerta interna eserciterà una pressione al ribasso sui prezzi, con effetti negativi che ricadranno principalmente sugli agricoltori europei. Questa situazione si aggiunge alle sfide già esistenti che la filiera suinicola si trova ad affrontare, tra cui recenti focolai di malattie animali e altre restrizioni commerciali imposte a diversi Stati Membri. Le nuove misure rischiano di destabilizzare ulteriormente un settore già sotto forte pressione. “In UECBV stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri membri e con la Commissione europea per valutare l’impatto, esplorare strategie di mitigazione e rafforzare la resilienza del settore suinicolo dell’UE. La nostra priorità è sostenere produttori, trasformatori e commercianti in tutta l’Unione nell’affrontare questo periodo difficile, sperando al contempo che un dialogo costruttivo tra l’UE e la Cina possa contribuire ad allentare le attuali tensioni e a ristabilire relazioni commerciali equilibrate” si legge sul sito dell’UECBV – European Livestock and Meat Trades Union (fonte: UECBV, uecbv.eu).


UE-USA: tra dazi e riforma della PAC, il punto di Nomisma

La proposta della Commissione europea di ridurre del 25% le risorse destinate alla Politica Agricola Comune per il periodo 2028-2034 e l’impatto dei dazi statunitensi sui prodotti comunitari stanno scuotendo il settore agroalimentare. Si preannuncia un autunno caldo? Decisamente. Ne è convinto Paolo De Castro, presidente di Nomisma, che sottolinea le conseguenze della nuova PAC, qualora venisse confermata nei prossimi mesi: «Dai 384 miliardi previsti si passerebbe a circa 300 miliardi, un taglio significativo per la politica agricola, che ha messo in allarme istituzioni e imprese». In questo scenario, di per sé motivo di apprensione, si innesta l’accordo con gli Stati Uniti sui dazi: «Per molti prodotti destinati agli USA — tra i quali il vino, l’olio d’oliva e le conserve di pomodoro — si tratta di miliardi di export a rischio. Del resto, dobbiamo considerare che l’Italia da sola esporta Oltreoceano circa 8 miliardi l’anno di prodotti agroalimentari». Per De Castro, tuttavia, la partita non è chiusa: «La proposta sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dovrà passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE, dove mi auguro ci possa essere spazio per introdurre correttivi per migliorarla». Uno dei punti più controversi è proprio la creazione di un Fondo unico, nel quale la Commissione ha deciso di far confluire risorse e capitoli di spesa che in passato erano separati, dalle politiche di coesione a quelle della pesca, fino allo sviluppo rurale. «In teoria, questa nuova architettura finanziaria potrebbe concedere agli Stati Membri maggiore flessibilità, consentendo di ricostruire, almeno in parte, un “secondo pilastro” della PAC. Ma resta tutto da definire in sede negoziale» (fonte: linkedin.com/pulse/riforma-della-pac-dazi-usa-rispetto-cmite).



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