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Zootecnia

Lumpy Skin Disease, la zootecnia fa i conti con un nuovo problema

of Dessì M. A.


Ci voleva un fatto grave come la Dermatite Nodulare Bovina per mettere d’accordo maggioranza e opposizione nel Consiglio regionale della Sardegna. Non è stato facile, sia chiaro, ma alla fine ha fortunatamente prevalso il buon senso: dopo lunga trattativa è stata approvata in fase di assestamento di bilancio una norma che prevede 30 milioni complessivi per attività a sostegno degli allevatori danneggiati dal virus. Una misura che ha incrementato uno stanziamento iniziale molto più ridotto. Questo provvedimento, pur prezioso e necessario, non servirà né a placare le polemiche sulla questione né a risolvere del tutto i problemi del nuovo grattacapo per gli allevatori sardi. Il primo motivo di rabbia del comparto nell’Isola è l’interrogativo su come il virus, del tutto endogeno per la Sardegna — ma presentatosi anche in Lombardia —, abbia potuto diffondersi, seppur in maniera circoscritta, ad alcune zone. La patologia arriva a dispetto di controlli continui a carico degli allevamenti e in un momento florido per il settore, nell’ambito del quale le attività per il miglioramento delle carni stavano dando i loro frutti, con riscontri molto positivi anche in termini di mercato. La seconda questione verrà dipanata dal Tar Sardegna. Nel momento in cui scriviamo il tribunale amministrativo isolano ha dato provvisoriamente ragione ad un allevatore del Nuorese che si è opposto agli abbattimenti indiscriminati di bovini sani, regolarmente vaccinati e totalmente privi di sintomi della malattia. L’esecuzione immediata avrebbe avuto carattere irreversibile, incidendo irrimediabilmente sulla vita degli animali. Pertanto una successiva pronuncia non avrebbe più avuto senso alcuno. Ma, soprattutto, non è chiara la logica che poterebbe ad una loro condanna a morte in mancanza di elementi che li facciano ritenere pericolosi sul fronte sanitario. La gestione dei fondi a sostegno del settore sarà assegnata all’Agenzia Laore, nella convinzione che questa attribuzione di incarico sia il modo più veloce per spendere le risorse. Verrà inoltre costituito un comitato che dovrà sorvegliare sull’andamento della vaccinazione e degli abbattimenti.

Dagli spalti dell’opposizione nell’assemblea sarda, Paolo Truzzu di FdI spera che «poi la Giunta e tutta la struttura possa dar seguito a quello che è stato deciso e che possa monitorare il protrarsi della malattia anche per far sì che si possa arrivare il prima possibile alla movimentazione del bestiame». La preoccupazione è infatti su come i fondi verranno spesi. Perché la loro reale necessità è per tutti un fatto indiscutibile. «Bene ha fatto il Consiglio regionale, come si auspicavano migliaia di allevatori di bovini della Sardegna, ad approvare in modo congiunto il provvedimento che stanzia un totale di 30 milioni di euro per la gestione della Dermatite Nodulare Bovina. Fondi importanti, su cui si dovrà lavorare da subito per definire tempistiche rapide di erogazione e, soprattutto, le assegnazioni precise. Non possiamo inoltre che accogliere con particolare interesse l’istituzione di un’unità di progetto che andrà a gestire tutta l’emergenza, sia sul piano dell’organizzazione, sia su quello dell’adeguamento normativo e dell’utilizzo delle risorse e, non da ultimo, su quello dell’informazione e coinvolgimento degli allevatori e delle organizzazioni di categoria, facenti parte del Tavolo Verde» dichiara Daniele Caddeo, direttore della Lega delle Cooperative della Sardegna. Che aggiunge: «Serve un’azione rapida, chiara e coordinata. Tutti dobbiamo lavorare per debellare il virus e rendere nuovamente possibile la movimentazione delle nostre carni».

Tra le associazioni di categoria non si nasconde la soddisfazione per l’arrivo di “fondi indispensabili per sostenere il comparto martoriato da gravi perdite e per l’avvicinarsi agli obiettivi fissati, ma che dovranno essere ulteriormente rimpinguati e potenziati con successivi interventi, così da garantire un ristoro adeguato alle aziende colpite” riporta in un comunicato Coldiretti che aggiunge: “il provvedimento normativo è un segnale di unità molto positivo affinché vengano accelerati i tempi per i risarcimenti dei capi abbattuti, per la gestione delle limitazioni alla movimentazione e per compensare le ingenti perdite di reddito subite dagli allevatori. Si plaude all’unanimità raggiunta già prima di Ferragosto, non solo per aver trovato i fondi e per averne chiarito la compatibilità con quelli europei, ma anche per l’introduzione di una norma anti-speculativa per contrastare possibili distorsioni del mercato dovute alla presenza della malattia”. Nel frattempo va avanti il piano di vaccinazione ufficiale obbligatoria della Regione Sardegna, varato a luglio e per la durata di tre mesi, che interessa gli allevamenti di tutta l’Isola in cui siano presenti capi bovini e bufalini. La vaccinazione ha un carattere obbligatorio ed urgente e prevede la simultaneità su tutto il territorio regionale.

Il farmaco è un vaccino ad  so veterinario vivo attenuato denominato “Lumpy Skin Disease Vaccine for Cattle”, autorizzato dal Ministero della Salute e distribuito dall’Istituto Zooprofilattico della Sardegna (IZS). Ai Servizi veterinari di Sanità Animale delle ASL della Sardegna è affidata la gestione del Piano di vaccinazione, le cui somministrazioni saranno svolte dai servizi veterinari delle ASL competenti per territorio o da medici veterinari liberi professionisti individuati dai proprietari e/o detentori degli animali o dalle associazioni di categoria, appositamente formati e formalmente incaricati dalle ASL medesime.

«Le vaccinazioni non avranno alcun costo per la Regione Sardegna, dato che gli oneri d’acquisto dell’intero stock, pari a circa 300 mila dosi, è stato coperto dall’Unione Europea», ha spiegato l’assessore della Sanità Armando Bartolazzi. «I costi necessari per supportare i servizi veterinari delle ASL nell’esecuzione delle attività di inoculazione sono invece a carico dell’assessorato dell’Igiene e Sanità», anche con le risorse stanziate nella norma citata e riferibile alla legge di assestamento di bilancio della Regione. Il decreto stabilisce anche le modalità di verifica e monitoraggio delle attività di vaccinazione, l’organizzazione del flusso di dati informativi e la parte relativa agli obblighi: chi contravviene può incorrere in una sanzione amministrativa da 2000 a 20.000 euro, oltre alla perdita del diritto agli indennizzi in caso di focolai e possibili conseguenze penali in caso di violazioni gravi. «La malattia presenta un basso grado di diffusione. Con l’avvio della campagna vaccinale, abbiamo la ragionevole speranza che il virus smetterà rapidamente di circolare. Sollecito ancora una volta la collaborazione fondamentale di tutti gli operatori del settore. La vaccinazione a tappeto è l’unico modo per bloccare la diffusione della malattia, proteggere la salute degli animali e difendere il patrimonio zootecnico sardo e l’economia ad esso connessa» ha precisato l’assessore regionale. E, a scanso di equivoci e al fine di scongiurare l’ennesimo caso di emergenza sanitaria che si trasforma in un allarme eccessivo che genera paure ingiustificate, è bene sottolineare che non esiste nessun pericolo per le persone. Non trattandosi di una zoonosi, la DNB non è trasmissibile dagli animali all’uomo. Non vi è alcun rischio di contrarre l’infezione né attraverso il contatto diretto con gli animali malati, né attraverso il consumo di carne o latte provenienti da bovini infetti. Pertanto, è bene ribadirlo, sebbene la malattia possa avere un impatto economico significativo sugli allevamenti, le autorità sanitarie sottolineano che le preoccupazioni per la salute pubblica sono infondate. Chi dice o lascia intendere il contrario è disinformato o in malafede. In una Sardegna dove è ancora vivo il ricordo nefasto della Peste Suina Africana, che ha afflitto la regione per mezzo secolo, è bene ricordare che non solo la DNB rappresenta solo una pagina sfortunata e temporanea della storia della zootecnia isolana, ma che negli ultimi anni gli allevatori sardi hanno fatto uno sforzo enorme per migliorare la qualità delle carni locali. L’eccellenza raggiunta grazie a singoli progetti e a sforzi corali permette oggi di presentarsi con orgoglio all’esterno e ai mercati internazionali, oltre che a quello della Penisola.

Grazie a best practices e a giovani allevatori illuminati, che operano in collaborazione con le Università ed enti di ricerca, la Sardegna, forte di un contesto ambientale unico, acquisisce forza e una nuova consapevolezza. A maggior ragione, un’emergenza come quella attuale non solo non deve allarmare, ma può essere persino da stimolo a fare meglio.

Maria Antonietta Dessì


Nota: in foto, Daniele Caddeo, direttore regionale di Legacoop Sardegna.




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