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Comunicare la carne

Jeremy Clarkson

of Benedetti E.


Icona della televisione britannica per anni, volto di “Top Gear” e ora di “The Grand Tour”, Jeremy Clarkson ha stupito il mondo passando dalla velocità delle supercar al lento ritmo della vita rurale. Il suo show “Clarkson’s Farm”, trasmesso da Amazon Prime Video e già all’attivo con quattro stagioni, racconta le peripezie dell’ex giornalista automobilistico alle prese con l’agricoltura e la zootecnia in un’estesa tenuta di proprietà nei Cotswolds, in Inghilterra. Quella che sembrava una trovata televisiva si è trasformata in una vera impresa imprenditoriale, con risvolti economici e politici che hanno sorpreso tutti. Anche la sottoscritta, che per anni — invitata dall’AHDB e dal suo referente per l’Italia, il caro Mr. Jeff Martin, che ricordiamo sempre con molto affetto — ha visitato allevatori tra l’England e il Wales, dediti a crescere capi di bovini e ovini di grande qualità, razze da carne di primissimo livello, tra mille problemi e avversità di vario genere. Un mondo, quello degli operatori della zootecnia, che praticamente mai viene percepito da chi compra il prodotto finale al supermercato o in macelleria. Un mondo che Clarkson, con il suo umorismo tutto British, ha saputo trasmettere a milioni di telespettatori in tutto il mondo.


L’incipit

Nel 2008 Clarkson acquistò circa 400 ettari di terra nella regione dell’Oxfordshire, parte della tenuta di Sarsden. Per anni i terreni agricoli furono gestiti da un’agricoltore locale, ma nel 2019, col pensionamento di quest’ultimo, Clarkson decise di provare a cimentarsi in quest’attività da solo. Il nome scelto per la fattoria è emblematico: Diddly Squat Farm, che significa letteralmente “una miseria”. Una dichiarazione ironica che ben sintetizza il bilancio iniziale del primo anno di gestione: un profitto di appena 114 sterline.


Clarkson’s Farm, qualche numero

La prima stagione di Clarkson’s Farm è stata lanciata nel 2021. In un mix perfetto tra documentario, reality show e commedia, la serie mostra Clarkson alle prese con attrezzi agricoli, animali da reddito, problemi climatici, regolamenti assurdi e uno staff di consulenti, agricoltori e dipendenti che ne sanno decisamente di più su tutti gli annosi temi da sbrogliare in capo al business. Il risultato di questo mix? Un successo clamoroso! La serie è diventata la più vista su Prime Video nel Regno Unito. Sono seguite una seconda stagione nel 2023, una terza nel 2024 (vista in UK da 5,1 milioni di spettatori nei primi sette giorni di messa in onda) e una quarta nel 2025, con una quinta già in preparazione. Ogni stagione ha approfondito nuove sfide e nuovi sviluppi imprenditoriali, dallo shop al pub. Anche se la fattoria ha inizialmente registrato guadagni esigui, il brand costruito attorno a Diddly Squat ha generato un valore enorme. Clarkson ha guadagnato circa 160 milioni di sterline per l’accordo triennale con Amazon, ma ciò che stupisce è la diversificazione del business agricolo:

  • Hawkstone Lager: una birra prodotta con l’orzo della fattoria, distribuita a livello nazionale e venduta anche nei supermercati;
  • Hawkstone Brewery: ha generato 7,8 milioni di sterline in vendite, con una crescita del 143% in tre anni;
  • The Farmer’s Dog: un pub-ristorante inaugurato nel 2024 con cucina a chilometro zero, macelleria e chiosco agricolo.


Non solo Jeremy

Il bilancio più recente della fattoria mostra un utile di circa 72.000 sterline, segno che il business agricolo non è più solo un esperimento. Una delle chiavi del successo dello show e dell’impresa è sicuramente il team. Il giovane Kaleb Cooper, braccio destro di Clarkson, è diventato una star nazionale grazie alla sua schiettezza, competenza e ironia. Accanto a lui, l’esperto agronomo Charlie Ireland e la moglie di Clarkson, Lisa Hogan, contribuiscono alla gestione dello shop e del pub. Il team è tanto variegato quanto autentico.


Focus sul mondo agricolo e zootecnico

Lo show documenta senza filtri le reali difficoltà dell’agricoltura e zootecnia moderna: dagli elevati costi e profitti ridotti, alle normative complesse e spesso contraddittorie. C’è poi la componente climatica imprevedibile e l’impatto devastanti sulla produzione agricola di piogge prolungate alternate a lunghi periodi di siccità. Sulla parte zootecnica, con l’allevamento di bovini da carne in linea vacca-vitello, maiali, ovini e pollame, Clarkson deve affrontare problematiche complesse legate alla salute degli animali, come la recente epidemia di tubercolosi bovina di questa estate.


Dallo show al mondo reale

L’influenza della serie ha superato i confini dello show business. Il governo britannico ha introdotto una normativa nota informalmente come “Clarkson’s clause” che facilita la riconversione di strutture agricole a uso commerciale. Una diretta conseguenza dell’impatto mediatico dello show. Inoltre, Clarkson’s Farm ha dato visibilità alle istanze degli agricoltori, spesso ignorate dai media mainstream. Ha contribuito a riaccendere il dibattito sulla sostenibilità del settore primario e sul ruolo centrale dell’agricoltura nell’economia. Ciò che Jeremy Clarkson ha costruito con Clarkson’s Farm va oltre la televisione. Ha dimostrato che, anche da personaggi mediatici controversi, possono emergere progetti autentici e utili. La sua impresa agricola è diventata un simbolo della resilienza del mondo rurale, della complessità della produzione alimentare e della possibilità di coniugare business, comunicazione e responsabilità sociale. In un’epoca di disconnessione tra cittadini e realtà produttive, Clarkson ha reso l’agricoltura e la zootecnia molto pop, senza banalizzarle. Forse è proprio questo il suo più grande merito imprenditoriale.

Elena Benedetti

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Web: diddlysquatfarmshop.com



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