Negli ultimi anni, i sostituti vegetali della carne hanno guadagnato molta popolarità, presentandosi come una rivoluzione nel modo in cui ci alimentiamo e proponendosi come un’alternativa etica, salutare e sostenibile alla carne tradizionale. Tuttavia, dietro il marketing accattivante si pongono domande cruciali che richiedono una riflessione più approfondita. Organizzazioni ambientaliste come Friends of the Earth Europe hanno espresso forti critiche nei confronti di questi alimenti, mettendo in discussione non solo la loro effettiva sostenibilità ambientale, ma anche i benefici dichiarati per la salute. Attenzione, qui non si parla dell’importanza di una dieta bilanciata, come anche la Dieta Mediterranea insegna. Ci si riferisce ad una serie di prodotti sempre più proposti in commercio su cui spesso le persone non sono correttamente informate e non impiegano il tempo necessario a leggere le etichette degli ingredienti e le tabelle nutrizionali. Per una gran parte delle persone, una zuppa di legumi e un veg burger industriale paiono cibi simili dal punto di vista nutrizionale. Ma le differenze sono spesso sostanziali.
Cosa sono i sostituti vegetali della carne?
Per sostituti vegetali della carne (o cibi plant-based) si intendono alimenti ideati per imitare il gusto, la consistenza e l’aspetto della carne, utilizzando esclusivamente ingredienti di origine vegetale. Spesso vengono indicati come la scelta ideale per chi desidera ridurre il consumo di carne senza rinunciare all’esperienza sensoriale che essa offre, replicando persino il nome, come nel caso degli hamburger vegetali. Tuttavia, è sufficiente analizzare con attenzione l’elenco degli ingredienti per comprendere che l’immagine di alimenti salutari e naturali, frequentemente associata a questi prodotti, può essere fuorviante. Questi alimenti, nella gran parte dei casi, rappresentano infatti un caso emblematico di prodotti ultraprocessati, in quanto legati a processi industriali complessi che ne compromettono la genuinità tanto decantata. Dietro l’apparente semplicità di un hamburger vegetale confezionato si può celare una realtà diversa, caratterizzata da un alto numero di ingredienti, oltre che da una presenza significativa di additivi, coloranti, addensanti e aromi artificiali. Per spiegarlo con le parole di una ricerca pubblicata su The Lancet, “Le linee guida dietetiche che promuovono diete basate su alimenti di origine vegetale dovrebbero sottolineare non solo la riduzione di carne, carne rossa o alimenti di origine animale, ma anche la necessità di evitare tutti gli alimenti ultraprocessati”. Inoltre, nel caso di un cibo ultraprocessato, ogni fase della produzione richiede interventi tecnologici avanzati che rendono questi prodotti sempre più lontani dall’idea di “naturale” a cui spesso vengono associati. Si tratta quindi di alimenti che, per essere realizzati, subiscono lavorazioni complesse, con ripercussioni sia sulla loro qualità nutrizionale che sul loro impatto ambientale.
La critica di Friends of the Earth Europe
Friends of the Earth Europe (friendsoftheearth.eu) — la filiale europea della più grande rete am-bientale al mondo, Friends of the Earth International (FOEI), di cui fanno parte 33 organizzazioni nazionali e migliaia di gruppi locali — ha recentemente espresso una posizione decisamente critica nei confronti dei sostituti vegetali della carne, con particolare attenzione al noto Impossible Burger della Impossible Foods, progettato per replicare il gusto, l’aspetto della carne, facendolo persino sembrare “al sangue” grazie alla leghemoglobina di soia, un ingrediente chiave chiamato contenente eme, una molecola che contiene ferro e che conferisce il colore rosso e prova a riprodurre un sapore “carnoso” tipico della carne vera. Tuttavia, denuncia l’organizzazione ambientalista, dietro le promesse di sostenibilità si possono nascondere problematiche legate alla sicurezza alimentare, all’etica di produzione e all’impatto ambientale.
Problemi di sicurezza alimentare
Uno degli aspetti più controversi dell’Impossible Burger, secondo Friends of the Earth Europe, riguarda proprio il suo ingrediente principale, la leghemoglobina di soia (LegH Prep), ottenuto inserendo il DNA della soia in un lievito geneticamente modificato, successivamente fermentato per produrre la proteina. Tuttavia, evidenzia l’associazione, la LegH Prep non è mai stata adeguatamente testata per il consumo umano in termini di sicurezza. Studi condotti sugli animali, come riportato dall’organizzazione, hanno evidenziato rischi significativi: ratti alimentati con LegH Prep hanno mostrato cambiamenti nell’aumento di peso, alterazioni nei parametri ematici che possono indicare l’insorgenza di infiammazioni o malattie renali e possibili segni di anemia. Inoltre, secondo l’analisi critica dell’associazione, i dati presentati per l’approvazione del prodotto si basano su un ceppo di lievito diverso da quello effettivamente utilizzato nella produzione finale, sollevando seri dubbi sulla validità delle valutazioni di sicurezza.
L’impatto ambientale dei veg burger
Sebbene l’Impossible Burger venga spesso promosso come un’alternativa più sostenibile rispetto alla carne bovina, Friends of the Earth Europe sollecita una riflessione più critica anche sugli effettivi impatti ambientali di questo prodotto. Infatti, se confrontati con alimenti vegetali meno processati, come legumi e cereali, i sostituti della carne mostrano un impatto ambientale considerevole, spesso trascurato nel dibattito pubblico. L’impiego di tecnologie avanzate ed intensi processi produttivi industriali, necessari per creare componenti come l’eme, comporta un notevole consumo di energia e risorse, rendendo questi alimenti tutt’altro che ecologici. Come posto in evidenza da Raychel Santo, ricercatrice presso la Johns Hopkins University, e riportato nell’analisi critica di Friends of the Earth Europe, alimenti semplici e naturali come piselli, lenticchie e altri legumi rappresentano una scelta significativamente più sostenibile e nutrizionalmente valida rispetto ai sostituti vegetali ultra processati. Piuttosto che essere una soluzione concreta per un futuro più verde, prodotti come i “veg burger” o le “bistecche di soia” rischiano infatti di generare un consumo intensivo di risorse, celato dietro una narrazione di marketing che enfatizza presunti benefici ambientali non supportati da dati concreti.
Qual è la posizione dell’UE?
Attualmente, l’Impossible Burger è in fase di valutazione nell’Unione europea, dove necessita di due approvazioni: una come alimento geneticamente modificato (GMO) e un’altra come additivo alimentare. Sebbene l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) abbia dichiarato che il prodotto non presenta rischi significativi, Friends of the Earth critica il processo di approvazione, definendolo basato su dati incompleti. La critica di Friends of the Earth Europe invita quindi a riflettere sul fatto che non tutti i prodotti vegetali sono sinonimo di sostenibilità o salute e che in buona sostanza ci sia una bella differenza tra una zuppa di legumi e una “salsiccia vegetale”. In un momento storico in cui la consapevolezza e la trasparenza dovrebbero essere le armi a disposizione di ogni cittadino, è fondamentale andare oltre le campagne pubblicitarie, analizzare con attenzione l’intero ciclo di vita dei prodotti che consumiamo e chiedere etichette sempre più chiare.
Valeria Morelli
Carni Sostenibili – carnisostenibili.it
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