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Comunicare la carne

Marzio Miodini: un tecnico “fuori” e dentro la stalla

di Meroni E.


Vorrei cominciare questo articolo con una precisazione sul titolo. Se parlo di un consulente “fuori dalla stalla” , non è certamente perché in stalla non ci entri. “Fuori dalla stalla” significa che, per una valutazione a 360 gradi delle problematiche con relative risoluzioni che permeano il mondo della zootecnica, a volte bisogna fare un passo indietro, al fine di avere un quadro d’insieme maggiormente esplicativo e dunque costruire una progettualità che fronteggi efficacemente le problematiche con cui gli allevatori si scontrano.

Per capirci, a volte non è la risoluzione momentanea di un problema che si manifesta in stalla la mossa vincente: questo può sembrare un ottimo modo perché limita i costi ed offre una soluzione praticamente immediata, ma se si vuole avere un approccio davvero imprenditoriale alla zootecnica è necessario fare della valutazioni ad ampio spettro, che magari dimostrino come un investimento maggiore e più profondo abbia sì dei costi maggiori e delle tempistiche differenti, ma offra l’opportunità non solo di rientrare dall’investimento ma anche di accrescere i margini da oggi al prossimo futuro. A volte, insomma, non serve tappare il buco, serve buttar giù il muro.

Questo è uno dei concetti che maggiormente mi ha colpito durante la felice chiacchierata che ho avuto con Marzio Miodini, tecnico e consulente che da oltre vent’anni si muove tra progettazione, formazione e gestione aziendale, con uno sguardo sempre rivolto a ciò che sta dentro la stalla, ma anche — e soprattutto — a ciò che le ruota attorno.

Laureato nel 1999 a Milano in Produzioni animali, Miodini ha costruito un percorso professionale che lo ha portato a confrontarsi con molteplici aspetti della filiera zootecnica, mantenendo un filo conduttore preciso: la progettazione e la gestione delle strutture di allevamento. È però nel 2004 che avviene un passaggio chiave, quando entra in contatto con Cow Signals, un metodo sviluppato da veterinari olandesi che ha l’obiettivo di fornire strumenti concreti per leggere e interpretare i segnali delle vacche.

«Si tratta di un approccio che consente di oggettivare ciò che spesso viene percepito in modo soggettivo», spiega Miodini. «Osservare gli animali in maniera strutturata significa poter intervenire in modo più preciso e, soprattutto, più efficace».

Il sistema si fonda su 6 elementi cardine del benessere animalealimento, acqua, riposo, spazio, luce e aria — che diventano una vera e propria griglia di lettura della stalla. Non è considerato solo l’animale: l’ambiente, le strutture, l’organizzazione del lavoro entrano a pieno titolo nella valutazione complessiva.

Non è un caso che Miodini abbia curato e tradotto la versione italiana del manuale “Segnali dalla vacca”, contribuendo a diffondere nel nostro Paese un metodo che oggi rappresenta un punto di riferimento per molti tecnici.

Dalla teoria alla pratica il passo è breve, ma tutt’altro che banale. I corsi teorico-pratici basati sul metodo Cow Signals si sviluppano infatti attraverso check-list operative che permettono di analizzare in modo sistematico i diversi aspetti della stalla.

È qui che emerge un altro tratto distintivo del lavoro di Miodini: l’attenzione alle competenze trasversali. «Mi sono reso conto che mancava qualcosa», racconta Marzio. «Non bastano le competenze tecniche: serve lavorare anche sulle soft skills, sulla capacità di prendere decisioni, di comunicare, di gestire un’azienda».

Da questa consapevolezza nasce un’intensa attività formativa che lo vede impegnato nella costruzione di percorsi rivolti ad allevatori, tecnici e veterinari. Dai corsi in scuole di formazione ai programmi personalizzati per singole aziende, l’obiettivo è sempre lo stesso: accompagnare l’allevatore in un percorso di crescita che lo porti a diventare, a tutti gli effetti, un imprenditore.

Un’evoluzione che trova una delle sue espressioni più complete nel Master in alta formazione commerciale in zootecnia realizzato insieme ad altri professionisti del settore, tra cui il veterinario Mauro Marmiroli. Giunto oggi alla 4edizione, il percorso si distingue per un’impostazione fortemente orientata alla gestione d’impresa, con un’attenzione particolare ai temi del marketing, della comunicazione e della vendita. «Spesso questi aspetti vengono trascurati — sottolinea Miodini — ma sono fondamentali. Saper produrre bene non è sufficiente se non si è in grado di valorizzare ciò che si produce e di costruire una rete commerciale efficace».

Ed è proprio sul concetto di rete che si innesta un’altra parte significativa della sua attività. Oggi Miodini lavora infatti anche come consulente per aziende del comparto zootecnico, supportandole nello sviluppo di strategie commerciali e nella costruzione di sistemi di comunicazione più efficaci. In questo contesto si inserisce anche la collaborazione con Doxal, per la quale cura il progetto VaccaChePodcast! (vaccachepodcast.com).

Un’iniziativa che, già dal nome, restituisce il tono diretto e accessibile con cui vengono affrontati temi spesso complessi. «L’obiettivo è duplice», spiega. «Da un lato avvicinare chi non ha competenze al mondo della zootecnia, dall’altro offrire spunti di aggiornamento agli allevatori».

Tra i temi su cui insiste maggiormente emergono con forza due direttrici: i giovani e le nuove tecnologie. Due ambiti diversi, ma strettamente interconnessi. «Coi giovani lavoriamo molto sulla formazione imprenditoriale», racconta. «È fondamentale trasmettere competenze che vadano oltre la gestione tecnica della stalla, per costruire una nuova generazione di allevatori più consapevoli e preparati».

Sul fronte tecnologico, invece, l’attenzione si concentra in particolare sull’automazione e la gestione dei dati. Miodini è certificato Farm Management Support e si occupa di supportare le aziende nell’introduzione dei sistemi robotizzati di mungitura e nella gestione informatizzata della mandria.

Non si tratta, però, di un semplice inserimento di tecnologia. «Il robot non è una soluzione in sé», precisa. «Deve essere inserito in un progetto più ampio, che tenga conto dei flussi degli animali, della logica della stalla e degli obiettivi dell’azienda».

Ancora una volta torna il concetto iniziale: per risolvere davvero i problemi non basta intervenire sul singolo elemento, ma è necessario ripensare l’insieme. Che si tratti di strutture, di persone o di tecnologie, il filo conduttore resta la capacità di leggere la complessità e trasformarla in strategia.

In un settore spesso schiacciato tra margini ridotti e richieste crescenti, la figura di un tecnico “fuori e dentro la stalla” assume così un valore sempre più centrale. Non solo come consulente, ma come facilitatore di cambiamento. Perché, come suggerisce Miodini, a volte la differenza tra sopravvivere e crescere sta proprio nella capacità di fermarsi un attimo, uscire dalla stalla — almeno con lo sguardo — e immaginare qualcosa di diverso.

Edoardo Meroni



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