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La carne nel mondo

Uruguay – Germania

di Redazione


Uruguay: il Paese cresce nel mercato della carne bovina e raggiunge l’83% della Hilton Quota verso l’UE (Italia al secondo posto)

La presenza dell’Uruguay è sempre più forte nei mercati premium per la carne bovina. Lo confermano i dati dell’Istituto Nazionale delle Carni (INAC), che evidenziano una performance di rilievo nella quota Hilton 2025/26, dove il Paese ha già raggiunto l’83% del volume assegnato a pochi mesi dalla sua chiusura, prevista per il 30 giugno. Ricordiamo che la quota Hilton è un contingente tariffario di alta qualità per l’esportazione di carne bovina disossata verso l’Unione Europea, che consente l’accesso ad una tariffa ridotta del 20%. I progressi nella collocazione della carne nell’ambito della quota Hilton generano anche un miglioramento dei prezzi ottenuti: in questo senso, per quanto riguarda l’Uruguay, i valori superano 15.000 dollari per tonnellata, quota che rappresenta un aumento del 15% rispetto al periodo precedente, consolidando il Paese come fornitore competitivo in nicchie di alta qualità. I Paesi Bassi sono il principale acquirente nell’ambito della quota Hilton, concentrando il 51% del totale esportato verso quel mercato. La Germania occupa il secondo posto con il 34%, mentre la Danimarca rappresenta il 5%. Le esportazioni verso il Regno Unito hanno raggiunto il 78% del totale autorizzato senza variazioni rispetto al ciclo precedente. Anche per quanto riguarda la quota 481, l’altro contingente tariffario utilizzato (con la quota Hilton) per l’esportazione della carne bovina premium verso l’UE, si registra un saldo positivo: l’Uruguay ha già utilizzato l’87% della quota, superando ampiamente il 62% registrato nel periodo precedente. Ciò avviene in un contesto di riduzione del volume totale assegnato ai Paesi Terzi, passato da 13.600 a 11.200 tonnellate. Nonostante il calo, il Paese è riuscito ad aumentare sia la propria quota di mercato che il volume esportato, passato da 8.543 a 9.724 tonnellate, con un incremento su base annua del 14%. Le principali destinazioni della quota 481 sono Paesi Bassi (67%), Italia (18%) e Portogallo (11%). Per quanto riguarda i prezzi, i tagli esportati nell’ambito di questo regime sono passati da 11.500 a 13.500 dollari per tonnellata, in aumento del 18% (fonte: EFA News – European Food Agency, ICE Buenos Aires).


Germania: il consumo di carne aumenta di 1,4 kg a persona. Consumo record di pollame ma la carne suina resta la più consumata, rappresentando il 52% circa del consumo totale

Secondo le stime preliminari del Centro federale di informazione per l’agricoltura (BZL-Bundesinformationszentrum Landwirtschaft), nel 2025 i consumatori tedeschi hanno consumato 54,9 kg di carne a persona, 1,4 kg in più rispetto all’anno precedente. La ragione principale di questo aumento è stata il consumo record di pollame, che ha raggiunto quasi 15 kg a persona. Negli ultimi tre anni, il consumo di carne e prodotti a base di carne è tornato ad aumentare, pur non avendo ancora raggiunto i livelli degli anni precedenti, come il 2011, quando si attestava a 63,8 kg. L’eccezione è rappresentata dal pollame: secondo il bilancio dell’offerta del BZL per il 2025, il consumo è aumentato di un ulteriore chilogrammo, raggiungendo il massimo storico di 14,7 kg a persona, pari a circa il 27% del consumo totale di carne. Tuttavia, la carne suina rimane la carne più consumata, con una media di 28,3 kg a persona, rappresenta circa il 52% del consumo totale di carne. Nel caso di manzo e vitello, il consumo è aumentato leggermente, di poco più di 200 grammi, raggiungendo i 9,7 kg pro capite, nonostante l’aumento dei prezzi al consumo. Nonostante l’aumento dei consumi, la produzione di carne in Germania è diminuita dello 0,3% nel 2025, raggiungendo i 7,3 milioni di tonnellate. Questo calo è dovuto principalmente alla riduzione del numero di bovini macellati, che ha comportato una diminuzione del 6% della produzione netta di carne bovina e di vitello rispetto al 2024. La produzione avicola, influenzata tra gli altri fattori dall’influenza aviaria, è rimasta a 1,5 milioni di tonnellate, leggermente inferiore all’anno precedente. Al contrario, la produzione di carne suina è aumentata dell’1,1%. Gli allevatori non hanno ridotto le loro mandrie come negli anni precedenti e anche il peso medio alla macellazione è aumentato. Per far fronte all’aumento dei consumi, le importazioni di carne, inclusi prodotti a base di carne e frattaglie, sono cresciute di quasi l’11%, raggiungendo circa 3,6 milioni di tonnellate. Questo incremento è stato particolarmente significativo per la carne bovina, ma anche per il pollame e l’agnello. Sebbene le esportazioni abbiano continuato a superare le importazioni, sono cresciute di poco più dell’1% rispetto al 2024. Il consumo totale di carne — che comprende anche le perdite, gli usi industriali, gli alimenti per animali domestici e il commercio estero — è aumentato del 4,5%, arrivando a 6,37 milioni di tonnellate. A causa di un lieve calo della produzione interna, il tasso di autosufficienza è diminuito di 4,5 punti percentuali, attestandosi al 114,6%. Per la carne bovina, questo indicatore è sceso per la prima volta sotto il 100%, mentre per il pollame si è attestato al 91,3%. Per la carne suina, il livello di autosufficienza è stato il più elevato, intorno al 139%, sebbene per i tagli pregiati come filetti, prosciutti e costolette, si stimi intorno all’80% (fonti: ble.de, 3tre3.it).



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