In un laboratorio carni, la differenza fra un ambiente sicuro e uno a rischio non è quasi mai visibile a occhio nudo. Batteri come Listeria monocytogenes, infatti, non annunciano la loro presenza: non alterano l’odore delle carni e non ne modificano il colore. Eppure stiamo parlando di uno dei microrganismi più insidiosi per chi lavora con carni fresche, preparazioni pronte o prodotti destinati alla GDO. Nel 2024 la listeriosi ha causato la percentuale più alta di ricoveri ospedalieri e decessi fra tutte le tossinfezioni alimentari segnalate nell’Unione Europea. Circa 7 persone su 10 infettate hanno richiesto il ricovero e 1 persona su 12 è deceduta. Benché i casi europei mostrino un andamento altalenante, con picchi legati soprattutto ai prodotti RTE (ready to eat), la filiera delle carni fresche non è affatto esclusa dal rischio: superfici umide, utensili complessi come affettatrici o tritacarne, manipolazioni frequenti e temperature variabili creano un ecosistema ideale per la sopravvivenza del batterio.
Cos’è la Listeria e perché costituisce un rischio così importante
Listeria monocytogenes è un batterio Gram positivo, aerobio/anaerobio facoltativo, quindi in grado di sopravvivere sia in presenza che in assenza di ossigeno. È psicrotrofo, capace di crescere anche a temperature di refrigerazione (0–4 °C). Il suo range di proliferazione va da –1,5 °C a 45 °C, ma può sopravvivere anche al di fuori di questi limiti. A differenza di molti altri batteri di origine alimentare, tollera ambienti salati e può moltiplicarsi anche a basse temperature. Questo insieme di caratteristiche la rende un microrganismo particolarmente insidioso.
La Listeria inoltre:
Per un macellaio che opera in un laboratorio carni o su un banco GDO questo significa una cosa sola: la prevenzione non può essere episodica, ma deve essere metodica e accurata.
Dove si annida nella filiera delle carni
La Listeria predilige ambienti umidi, freddi e ricchi di residui organici. Pur essendo spesso definita “ubiquitaria”, in realtà è selettiva: trova condizioni favorevoli solo in contesti specifici. I punti critici più comuni sono:
Perché è un problema per macellai e GDO
La filiera delle carni fresche presenta tre caratteristiche che aumentano il rischio:
Inoltre, la percezione del rischio è spesso sottostimata: molti operatori associano la Listeria ai prodotti pronti al consumo, dimenticando che la contaminazione può avvenire anche su carni fresche, soprattutto se destinate a preparazioni pronte o a consumatori vulnerabili (anziani, immunodepressi, infanti, ecc…).
Cinque errori comuni che aumentano il rischio
Dall’esperienza sul campo, gli errori più frequenti sono:
Protocolli operativi consigliati
Un approccio efficace alla prevenzione della Listeria si basa su tre pilastri:
1 Igiene strutturata e verificabile (HACCP/GHP)
2 Controllo rigoroso delle temperature
3 Formazione continua del personale
Conclusione
Listeria monocytogenes non è un nemico invincibile: è un microrganismo che richiede attenzione, metodo e consapevolezza. Per la filiera delle carni fresche, investire nella prevenzione significa:
In un settore dove la fiducia è tutto, la sicurezza microbiologica non è un dettaglio tecnico: è un valore da proteggere e un asset su cui investire.
Dott. Mario Albano
Sitografia
www.epicentro.iss.it/listeria/
www.izsvenezie.it/temi/malattie-patogeni/listeria-monocytogenes
www.msdmanuals.com/it/casa/infezioni/infezioni-batteriche-batteri-gram-positivi/listeriosi
www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/listeria
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