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Il Pesce nr. 6, 2012

Rubrica: Mercati
Articolo di Lumare F.
(Articolo di pagina 58)

Allevamento e produzione di gamberi nel mondo

La produzione di gamberi da allevamento a livello mondiale ha raggiunto nel 2009 il volume di 3.495.972 tonnellate (FAO, 2011); questa era rappresentata in grande maggioranza da Peneidi e solo in minima parte da Palemonidi (301 t, pari allo 0,009%). È noto che i Peneidi (gamberoni, mazzancolle, gamberi imperiali, ecc…) sono molto ricercati su tutti i mercati del mondo, dove quotano prezzi in genere molto interessanti per l’economia dell’acquacoltura.
La specie maggiormente allevata a livello mondiale è Litopenaeus vannamei, il gambero bianco americano, delle coste del Pacifico, che costituisce il 66,6% di tutta la produzione. In passato questa specie veniva allevata soltanto nel Centro America e in alcuni degli stati meridionali degli USA, mentre oggi — a seguito di interventi di introduzione — la maggiore produzione si accentra in Asia.
La Cina, dal 2001, ha iniziato a produrre Litopenaeus vannamei in quantità consistenti e attualmente ne è la maggiore produttrice mondiale (1.118.142 t nel 2009); ma non sono da considerare trascurabili le produzioni di Tailandia (535.000 t) e Indonesia (170.969 t). Nell’area di origine della specie la produzione si attesta su valori ben distanti da quelli dei paesi asiatici, con 179.100 t in Ecuador, 125.778 t in Messico e una miriade di produzioni minori in Brasile, Nicaragua, Venezuela, Belize, Panama ed altre zone della stessa regione geografica.
Secondo per importanza è il Peneide Penaeus monodon, 769.219 t nel 2009, originario delle coste sud-orientali asiatiche ed allevato esclusivamente in Asia. I paesi maggiori produttori sono Vietnam (316.000 t), Indonesia (124.561 t), India (96.880 t) e numerosi altri della stessa area, che ne producono talvolta anche in quantità minime.
Terzo per importanza, ma con volumi di produzione notevolmente ridotti, è Fenneropenaeus merguien-sis (116.601 t), allevato esclusivamente in Indonesia, Vietnam, Guam (rispettivamente 52.926 t, 38.697 t, 22.365 t) e in pochi altri Paesi.
La quarta specie per quantitativi prodotti è Marsupenaeus japonicus, 52.465 t, originaria delle coste giapponesi, per la quale ivi e per la prima volta venne sviluppata la tecnologia di riproduzione e di allevamento dei Peneidi, ad opera del biologo giapponese Motosaku Fujinaga. Questo, dopo alcuni anni di studi propedeutici, raggiunse nel lontano 1934 un primo successo nella riproduzione di Marsupenaeus japonicus e nel mantenimento in vita delle larve. Soltanto nel 1959, essendo riuscito a risolvere i problemi delle colture massive di diatomee, delle quali si alimentano alcuni stadi larvali del gambero, riuscì a produrre novellame su scala pilota.

Si è dovuti arrivare, tuttavia, al 1967 perché l’attività sperimentale consentisse di ottenere in Giappone i primi chilogrammi di gamberi e assumesse una prospettiva commerciale. A cominciare dal 1963, la tecnologia si è diffusa dal Giappone agli USA, ad opera del ricercatore americano Harry Cook con la collaborazione di Fujinaga, e successivamente nel Sud-Est asiatico.

L’industria della gambericoltura ha richiesto, tuttavia, ancora un periodo di gestazione e attraverso errori e tentativi riusciti è arrivata agli anni ‘70, a partire dai quali ha subito un rapido slancio a livello mondiale, a seguito del miglioramento delle tecnologie di riproduzione e di allevamento. Attualmente il paese maggior pro-dut-tore di Marsupenaeus japoni-cus è la Cina con 50.407 t nel 2009, quindi il Giappone (1.657 t) e Taiwan (237 t); il rimanente della produzione viene realizzato in Mediterraneo ad opera di Spagna, Francia, Italia, Albania ed Egitto.
Mentre in Francia e Spagna la produzione, sia pure attraverso alterne vicende, si è andata lentamente evolvendo verso quantità interessanti, in Italia — dopo una partenza molto promettente nei primi anni ‘90 — si è progressivamente ridotta a seguito di problematiche diverse, ma fondamentalmente per mancanza di schiuditoi sul territorio nazionale in grado di soddisfare la domanda. Ciò ha determinato la necessità di importare novellame dall’estero con conseguenti effetti negativi quali:
- indisponibilità del novellame da semina nei quantitativi richiesti e al momento opportuno;

- scadente qualità del novellame a seguito di elevato stress da viaggio, con effetti di scarsa sopravvivenza sui tempi brevi;

- mancanza di controllo sulla qua-lità all’origine, essendo risultato il novellame molto frequentemente affetto da patologie (Stentiford et al., 2011) e/o sotto taglia, perché se ne avesse un recupero soddisfacente al momento della pesca finale;

- elevati costi per le spese di tra-sporto sulle lunghe distanze internazionali.


Altre specie allevate sono Fenneropenaeus chinensis (44.446 t), Fen-neropenaeus indicus (40.104 t) e numerose altre ancora, alcune delle quali prodotte in contesti regionali molto limitati e in piccole quantità. Per sostenere questa produzione da allevamento di Peneidi, i numerosi schiuditoi per gamberi sparsi per il mondo devono produrre ogni anno oltre 300 miliardi di post-larve da semina.

La grande quantità di gamberi allevata viene normalmente lavorata e surgelata per l’esportazione verso i paesi maggiori consumatori. L’Europa è nel mondo, insieme ad USA e Giappone, uno dei maggiori consumatori. L’Europa presenta una netta prevalenza nelle importazioni dei volumi di surgelato rispetto agli USA ed è oltre tre volte superiore al Giappone.

La tendenza dei consumi è lievemente in discesa in questi ultimi anni, con oscillazioni che dipendono dalle variazioni del costo del denaro e, in genere, dall’andamento dell’economia nei rispettivi paesi; in epoca recente si è aggiunta anche la generalizzata crisi economica che ha ulteriormente contribuito alla contrazione dei consumi e, conseguentemente, delle importazioni. 
Tuttavia nei primi quattro mesi del 2011, secondo FAO Globefish (2011), la domanda di gamberi in Europa è risultata molto forte ed è cresciuta in quantità del 19,1% e in valore del 42,7%, su base annuale. L’Ecuador continua ad essere il principale fornitore con un incremento dell’esportazione del 35,9%, seguito da India (+11,5%), Cina (+31%), Bangladesh (+38,6%), Vietnam (+39,6%) e Argentina (+78,5%). Il forte incremento in termini di valuta riflette l’incremento dei prezzi del gambero e a metà del 2011 il prezzo è rimasto ancora alto, a causa della scarsa offerta da parte dei produttori asiatici, unitamente a un incremento della domanda da parte dei maggiori mercati mondiali.

L’Italia nel 2009 risultava al terzo posto tra i paesi europei importatori di gamberi con un volume di 63.247 t, di cui il 2,6% rappresentato da prodotto fresco e il restante 97,4% da surgelato. Pur rimanendo l’Ecuador il maggiore fornitore, l’importazione da questo paese ha subito una lieve flessione del 2%, mentre le importazioni da India e Argentina, in quest’ultimo caso relativamente al gambero pescato in mare Pleoticus muelleri, sono aumentate significativamente, rispettivamente del 38,5% e del 27,3%, durante lo stesso periodo.



Prof. Febo Lumare
Direttore Consorzio Nazionale di Ricerca per la Gambericoltura (CONARGA)
Associato CNR – Istituto Ambiente Marino Costiero (IAMC)


Bibliografia

FAO Globefish (2011), Shrimp.

FAO (2011), Yearbook Fishery and Aquaculture Statistics. Aquaculture Production 2009, Roma, pp. 231.

FAO (2011), Yearbook Fishery and Aquaculture Statistics. Capture Production 2009, Roma, pp. 596.

FAO (2011), Yearbook Fishery and Aquaculture Statistics. Commodities 2009, Roma, pp. 245.

Stentiford G.D., Lumare L., Lumare F., Manfrin A. (2011), Crop Failure Syndrome in farmed shrimp from Italy, in: “Workshop on Crustacean Diseases”, settembre 2011, Chioggia, Power Point MS Presentation, 22 pp.

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