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Il Pesce nr. 2, 2011

Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Cappelli M.
(Articolo di pagina 135)

Il Ginnoto: antichi studi sull’ictio-elettricità

L’elettroforo o ginnoto è famoso soprattutto per la sua capacità di generare potenti campi elettrici che utilizza per la caccia e per l’autodifesa

“Degnatasi la Maestà del Re N.S. di affidare alle nostre cure un Ginnoto (Gymnotus electricus) recatogli in dono nello scorso anno dal Brasile da S.A.R.D. Luigi Conte di Aquila, ci è riuscito opportuno di studiar da vicino questo pesce singolare, e verificarne le proprietà. Trasportato da Rio-Gianeiro sulla fregata Amalia, e giunto in Napoli al 15 agosto 1844, fu messo in una piccola peschiera sita sul gran loggiato al mezzogiorno della Reggia. Alla temperatura di quell’acqua dal nostro sole riscaldata, non cibossi che di rane, ed a preferenza di gamberi, acciughe, tozzi, ed altri piccoli pesci. Questo pasto intanto diede luogo a parecchie importanti osservazioni. Una delle più interessanti fu la seguente: volendosi il Ginnoto cibare di qualche rana, ad essa dirigeasi, e giunto talora alla distanza di circa un piede, guardandola, ed arrestandosi la rendeva immobile e quasi paralizzata. Sorpresa allora la rana da questa non ancora ben determinata azione, e resa, quasi diremmo, tetanica, dopo pochi secondi come corpo morto nell’acqua piombava per divenir suo pasto”. Così si apre l’interessante pubblicazione scientifica data alle stampe nel lontano 1845 nella stamperia reale napoletana da Domenico De Miranda e Giacomo Maria Paci, del Gabinetto Fisico della Regia Biblioteca Privata di S.M. il Re del Regno delle Due Sicilie.

Non solo l’Unità d’Italia (1861), di cui quest’anno si festeggiano i 150 anni, è ancora lontana, ma devono ancora scoppiare quei moti del 1848 che tanto clamore rivoluzionario susciteranno in tutta l’Europa. In America non è ancora stata combattuta la Guerra di Secessione (1861-1865). Darwin non ha ancora pubblicato la sua teoria dell’evoluzione delle specie (1859). Siamo nell’epoca in cui la vastità degli orizzonti della ricerca scientifica si delinea in tutti i settori: gli scienziati operano con metodi empirici, spesso dovendosi limitare alla sola osservazione di fenomeni che avranno bisogno di molti anni per poter essere spiegati.

Ma torniamo al Ginnoto o Gimnoto (etimologia: “ginnòto, detto per gimno noto dal greco gymnòs = nudo e notòs = dorso. Genere di pesci malacopteri apodi della famiglia degli anguilliformi, che mancano di pinna dorsale”). Si tratta di un pesce della famiglia Gymnotidae, classificato da Linneo nel 1766 come Electrophorus electricus (in origine ascritto ad una propria famiglia, Electrophoridae, poi abolita), che vive nelle paludi di acqua dolce, negli stagni e nei tranquilli corsi d’acqua del Brasile e della Guyana, detto anche elettroforo o “anguilla elettrica” per la sua forma allungata sebbene con l’anguilla (Anguilla spp.) non abbia nulla a che fare. Ha la capacità di emettere scariche elettriche in grado di stordire e uccidere animali anche di grosse dimensioni. Gli organi elettrici, collegati ai nervi spinali, sono costituiti da cellule, dette elettrociti, derivate da modificazioni di cellule muscolari, e sono posti nell’addome e lungo linee longitudinali nei fianchi del pesce, funzionando come una batteria e producendo scariche anche di oltre 500 volt e flussi di corrente di 1 Ampère. Pare che per poter catturare questi pesci gli indigeni che se ne nutrono li rendano innocui provocando ripetute scariche, introducendo dei cavalli negli stagni, fino ad esaurimento della carica elettrica che i Ginnoti possono recuperare solo con il riposo e il nutrimento. “Per non farlo soccombere al freddo della stagione invernale, ci si permise da S.E. il Maggiordomo Maggiore Principe di Bisignano, di traslogarlo in una gran vasca di legno appositamente costruita, e situata in una stanza de’ Reali appartamenti. Benché esposta a mezzodì, pure in tutto l’inverno e gran parte della primavera non si è questa aperta che per pochi istanti, per quanto cioè è stato sufficiente a rinnovare l’aria (…).

Originario infatti delle più calde regioni, e dimorando nelle acque di 26° del termometro centigrado, ha ben vissuto nell’inverno in un bagno temperato dal 22° al 24° da un’atmosfera di 25° al 25° centesimale. Lungi dal vivervi a stento, vi si è nutrito in modo da giungere alla lunghezza di 3 piedi e 4 pollici, dimensione che lo qualifica per grosso abbastanza. Infatti i più grandi Ginnoti osservati dal celebre De Humboldt a Cano de Bera nell’America meridionale erano di 5 piedi e 3 pollici (1,70 metri), benché gli si fosse assicurato dagli Indiani di esservene di 6 piedi (1,90 m)”. Ed eccoci all’osservazione del fenomeno elettrico, che gli autori spiegano con dovizia di particolari affermando, al termine dello scritto, di aver eseguito gli esperimenti “in unione del ch. Professor Prudente, perché essendo egli peritissimo nelle fisiologiche dottrine avesse potuto coadiuvarci per la parte che le riguardavano”. Insomma, si trattava di studi che oggi definiremmo “interdisciplinari”, interessando sia la biologia che la fisica.

“Il primo fenomeno da noi in proposito verificato è stato la scossa. All’uopo non è indispensabile di toccar l’animale con ambe le mani in due punti del suo corpo, ma basta toccarlo con una mano soltanto per esserne scosso. Nel primo caso la scossa è più forte, e si avverte nelle braccia e nel petto, formando questi organi un arco scaricatore; nel secondo è più debole, ed avvertesi nel solo braccio con cui è tocco l’animale e negli arti corrispondenti, seguendo la scarica tra gli organi, il suolo, e l’acqua del bagno. Formandosi, come suol dirsi, catena con più persone, son tutte ad un tempo scosse, in qualunque de’ due modi si provochi la scarica, sia che il primo e l’ultimo tocchino ad un tempo l’animale, sia che il primo soltanto stabilisca il contatto, come si è provato con una catena di quattro persone. Toccato poi contemporaneamente il Ginnoto verso la testa e la coda da due persone, una sola ne fu scossa, e quella propriamente che era dalla parte della coda; ripetuto però l’esperimento, quella ne fu scossa che era dalla parte della testa. Più volte in fine rinnovato, ne furono entrambe scosse, e più fortemente di quelle che lo erano state, isolatamente prese (…). Son talora le scosse sì possenti da superar quelle delle più forti pile, e da farne per qualche tempo risentir gli efletti. Rinnovate spesso, si rendono ben penose. Non essendone l’intensità costante, risultano più o men vigorose, secondo il vigorìo, l’inquietudine e lo stizzamento dell’animale. Son più forti dopo che prima del pasto; e ne decresce l’intensità a misura che l’animale si stanca. Quindi dopo di averlo per qualche tempo tormentato, bisogna lasciarlo in libertà per rinfrancarlo così delle forze perdute. Si è potuto osservare, che dotato sembri l’animale di un occulto sentimento che lo avvisi del maggiore o minor vigore delle persone o degli animali che alla scossa si assoggettano, dando scosse più o men vigorose ai più o men validi. Si accorda ciò colle osservazioni di Humboldt sul senso occulto, che guida i Ginnoti a scegliere nei grossi animali i punti più atti a produrre il massimo effetto colle loro scariche”.

Un simile fenomeno, secondo i nostri Autori di intensità crescente al crescere della temperatura dell’acqua, non poteva restare privo di applicazioni per l’uomo: applicazioni sperimentate nel campo della medicina, ad anticipare alcune odierne terapie riabilitative. “Sommamente addolorato un facchino della Real Casa nel braccio destro e nella spalla corrispondente per sofferta caduta, era quasi inabilitato ad ogni lavoro. Consigliato a subire le scosse del Ginnoto, dopo di averne ricevuto tre o quattro mediocri, fu l’indomani perfettamente ristabilito. Similmente un servo de’ Reali Appartamenti tormentato da grave affezione reumatica, ne fu tosto guarito coll’uso di queste scosse poche volte ripetute.”

Tornando alle abitudini alimentari del Ginnoto, “esso giunge ad impadronirsi, come gli altri pesci elettrici, di quei pesci di cui vuol cibarsi. E notabile il seguente fatto all’uopo più volte osservato. Tenendosi in mano una acciuga, e lentamente trasportandola nell’acqua per obbligare il Ginnoto a seguirla e meglio così esaminarlo, quando più non si fidava soffrir l’inganno, lanciando una scossa immantinenti tracannava quel pescicolo, che contrastatosegli libero involontariamente se gli lasciava pel sofferto convellimento, e per la sorpresa della scossa”Segue una lunga citazione di esperimenti di altri famosi scienziati sulle correnti ictio-elettriche del Ginnoto e della Torpedine (altro pesce con simili caratteristiche), tra i quali si possono ricordare le deviazioni galvanometriche (Linari), la magnetizzazione di aghi metallici (Faraday), la decomposizione di sali (Schoenbein, Faraday), lo sviluppo di calore (Davy, Linari), la produzione di scintille (Walsh e altri) e di luce elettrica (Clarke, Henry). Ciò testimonia il fermento in atto nel mondo scientifico in quell’epoca in cui pionieri con pochi mezzi hanno posto le basi della moderna scienza sperimentale. E ancora, interessanti scoperte sulla trasmissione delle correnti elettriche e citazione di esperimenti sul Ginnoto ancora più antichi. “Una legge da Breschet e da Becquerel scoverta, e da Matteucci confermata, si è da noi verificata colle deviazioni galvanometriche e colle chimiche azioni. È dessa contraria alle assertive di Walsh e di Davy; cioè tutti i punti della parte dorsale dell’organo sono positivi relativamente a quelli della parte addominale.

Un altro fatto abbiamo egualmente verificato scoperto da Faraday e da Schoenbein mercè gli esperimenti istituiti sul Ginnoto di Londra nel 1839, d’esser cioè la testa o la parte anteriore positiva rispetto alla coda o parte posteriore. Dietro le galvanometriche osservazioni abbiamo infine contestato un fatto, che il nostro benemerito Professor Prudente osservò sulla Torpedine, cioè di trasmettersi le correnti elettriche in direzione delle fibre muscolari. Questa osservazione conferma quella di Prevost, cioè di dirigersi la corrente elettro-fisiologica nei muscoli dall’alto al basso, cioè dalla testa alle estremità.”

Ed eccoci dunque alle conclusioni degli autori, che preludono a nuovi futuri studi. “Son questi i fatti, che studiando un singolarissimo animale la prima volta trasportato nell’amena nostra regione, ci è riuscito di verificare. Non arrestando certamente questi primi risultati le nostre ricerche, con maggior premura le proseguiremo e diligenza. Chi sa se ci sarà dato di osservare qualche altro fatto, se ci sarà permesso di scovrire qualche nuova legge, capace di meglio rivelar le cause dell’ictio-elettricità!”. Un altro testo ottocentesco, il Vocabolario Marino e Militare di Alberto Guglielmotti (1889) testimonia l’uso dei nomi di alcuni “pesci elettrici”, tra cui il Ginnoto, per indicare ordigni militari esplosivi di grande importanza strategica. “La Torpedine, come genere, abbraccia due specie: il Ginnoto, che si affonda, perché esploda, nelle posizioni volute difendere, sulla bocca dei porti, sulla foce dei fiumi, nei luoghi di sbarco: ed il Siluro, che per forza esplosiva o aria compressa corre da sé stesso a cercare il nemico fino a quattrocento metri in distanza. I nomi sono presi dai pesci Siluro, Ginnoto, e Anguilla surinese, che hanno le istesse proprietà elettriche della Torpedine. Questa partita, per la sua novità ed importanza, è tenuta segreta nei consigli dell’ammiragliato”.

E per quanto riguarda il Ginnoto si trattava non di un dispositivo “ad urto”, come la Torpedine propriamente detta (“petardo dinamitico, che, messo sotto la carena del bastimento nemico, e acceso da innescatura elettrica, meccanica, o fulminante, detona con terribilissimo scoppio e mette in pezzi il naviglio”), ma di un ordigno esplosivo sommerso, collegato ad un circuito elettrico subacqueo, che esplodeva quando la nave nemica si trovava sulla sua verticale, particolarmente utilizzato nella difesa dei passaggi navigabili e delle bocche di porto.

Una grande fama, insomma, alla quale il nostro Gymnotus electricus avrebbe probabilmente volentieri rinunciato, pur di restarsene tranquillo in un caldo stagno sudamericano a caccia di rane!

 

Marco Cappelli


Bibliografia e sitografia

Esperimenti istituiti sul Ginnoto elettrico da Domenico De Miranda incaricato del Gabinetto Fisico della R. Biblioteca Privata di S. M. il Re del Regno delle Due Sicilie e Giacomo Maria Paci Professore di Fisica dello stesso R. Gabinetto ec., Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845, http://books.google.it

Dizionario etimologico della lingua italiana, di Ottorino Pianigiani, 1907; Dizionario etimologico on-line, http://www.etimo.it/?term=ginnoto

Electrophorus electricus, in Wi-kipedia, l’enciclopedia libera; http://it.wikipedia.org/wiki/Electrophorus_electricus

Electric EEL (Gymnotus electric), On-line Encyclopedia: Originally appearing in Volume V09, Page 179 of the 1911 Encyclopedia Britannica; http://encyclopedia.jrank.org/ECG_EMS/ELECTRIC_EEL_Gymnotus_electricu.html

Manuale di anatomia comparata dei vertebrati, di Emanuele Padoa, Feltrinelli editore, 1963; 18ª edizione, 2002, pagg. 278-282 (Gli organi elettrici dei pesci); http://books.google.it

Vocabolario Marino e Militare, di Alberto Guglielmotti, 1889; in earmi.it – Enciclopedia delle armi, a cura di Edoardo Mori; http://www.earmi.it/armi/militari/guglielmottiT.htm

Le grandi fortificazioni, La Maddalena.Info; http://www.lamaddalena.info/grandi_fortificazioni.html

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