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Anguillicoltura: ultime novità 


Bertrand Iung, acquacoltore francese.

L’ideale di una concreta anguillicoltura francese resta a tutt’oggi un miraggio. In ragione di vaste zone d’ombra sulla biologia dell’anguilla, non si può ancora intravedere la creazione di allevamenti industriale sul tipo e la dimensione di quelli relativi alla salmonicoltura. In compenso, nulla è vietato a chi se ne interessa. E’ il caso dell’associazione Curuma, di Verdon-sur-Mer, nella circoscrizione della Gironde, che si occupa del ripopolamento dei corsi d’acqua e degli stagni e di promozione delle attività relative all’acquacoltura. L’associazione da diverso tempo è impegnata in studi a grandezza reale sull’allevamento e il preingrossamento di ceche in anguillette (circa 10 g.). I ricercatori di Curuma si prefiggono il raggiungimento di due obiettivi principali: il primo è quello rifornire le associazioni di pesca francesi in vista di un ripopolamento; il secondo è fornire il mercato italiano di anguillette di 10 g. (in seguito gli allevatori italiani praticheranno un ingrossamento fino al raggiungimento della taglia commerciale). Curuma, che ha beneficiato delle sovvenzioni di diversi enti come il Consiglio Regionale, la DRAF e l’EDF, procede nello sviluppo dei propri studi sotto il controllo di Bérénice Lapouyade. L’ammontare di questa sovvenzione sarebbe dell’ordine di 80.000 franchi. Inoltre Curuma beneficia degli impianti della fattoria Eau Médoc, di Saint-Vivien-du-Médoc, gestita da Bertrand Iung che, già da qualche anno, si occupa di esperimenti riguardanti l’ingrossamento di cieche (una delle attività principali dell’azienda rimane comunque la peneicoltura). Le ricerche di Curuma devono essere inscritte all’interno delle operazioni per il rilancio della filiera anguillicola francese (Anguilla anguilla), e che al momento rimane sempre abbastanza ipotetico. Si pensi infatti che la produzione francese di Anguilla anguilla è stimata intorno alle 200 tonnellate quando, a titolo comparativo, quella italiana è di circa 4.600 tonnellate. La prospettiva di mercato è certamente molto interessante (prezzi elevati delle anguille adulte e soprattutto quelli delle ceche, e domanda di mercato sostenuta), ma l’anguilla fa parte di una specie su cui la l’acquacoltura ha un dominio ancora molto incerto, per certi aspetti addirittura quasi nullo. Anche se da tempo è stato svelato l’enigma sul luogo di procreazione dell’Anguilla anguilla ad opera del danese Schmidt, gli esperti scientifici riconoscono la propria parziale ignoranza sull’esatto ciclo biologico di questa specie, che si riproduce nel Mar dei Sargassi, al largo del conteninente Americano, e che migra attraversa l’Atlantico per poi raggiungere, a seguito dela propria evoluzione, nelle acque continentali europee.

Le rare esperienze di anguillicoltura a livello europeo (italiana, danese e olandese le principali) consistono essenzialmente nell’allevamento delle ceche e nell’ingrossamento degli esemplari adulti. Ma anche nel caso di queste esperienze gli allevatori si devono confrontare con gravi difficoltà di carattere zootecnico. In primo luogo, l’Anguilla anguilla è molto sensibile alla patologia Anguillicola crassus. Questo parassita si insedia nella vescica natatoria, si nutre del sangue delle anguille e si riproduce con grande velocità. Il parassita Anguillicola inoltre provoca delle gravi alterazioni a livello delle prestazioni natatorie, riducendo tanto più la sopravvivenza delle anguille adulte al momento delle migrazioni. Nel caso in cui le anguille sfuggano al parassita, resta il fatto che l’allevatore deve risolvere altri problemi di carattere zootecnico, come quelli del cannibalismo e della crescita. Il sesso delle anguille infatti non si definisce se non ad un’età avanzata (nel periodo giovanile il sesso delle anguille è ancora indifferenziato) e più il sistema di allevamento è intensivo, più il sex-ratio, ossia il rapporto numerico dei sessi al momento della nascita, pende in favore dei maschi. Il problema è che i maschi, alla medesima età, sono per taglia e peso molto inferiori alle femmine, risultando privi di interesse in presenza di una politica di ripopolamento o di una politica di ingrossamento, come nel caso degli allevamenti italiani. Nella prospettiva dell’anguillicoltura l’handicap è dunque la taglia. Infine, la nutrizione delle anguille resta problematica. La conoscenza scientifica sui bisogni nutrizionali della specie è debole, così che l’anguilla conserva un forte carattere di "mangiatrice" di specie viventi (invertebrati e piccoli pesci). In mancanza di prede vive, l’anguilla si accontenta di cadaveri in decomposizione. E’ per questa ragione che un buon numero di anguillicoltori utilizzano nella preparazione dei mangimi materia prima a base di sardine fresche. Gli esperimenti condotti da Curuma vertono essenzialmente su questo aspetto nutrizionale, ossia sullo studio delle abitudini alimentari di questa importante specie. Gli impianti messi a disposizione dei ricercatori da parte di Bertrand Iung comprendono essenzialmente una vasca in serra di 300 m2 alimentata da una laguna, di una superficie di 2 ettari, di ricezione-conservazione dell’acqua di palude che permette un apporto complementare nutrizionale di prede viventi.

Il protocollo scientifico che Curuma sviluppa da due anni, e durerà per un anno ancora, interessa parallelamente due differenti campi di ingagine: lo svezzamento (passaggio da un alimento esogeno, elaborato a partire da sardine fresche, ad un alimento endogeno) e il confronto fra differenti alimenti endogeni. I tests comparativi sono condotti su otto lotti (di 600 g. ciascuno) di ceche (di un peso unitario dell’ordine di 0,2 g.) allevati in vasche del tipo "raceways" di 200 litri ciascuna. L’acqua di alimentazione riceve un trattamento biologico e tre decantazioni successive di un debito compreso tra i 700 e i 1000 litri per 24 H. In un primo tempo le ceche si realimentano naturalmente e sono svezzate da un passaggio alimentare progressivo da sardine fresche a alimenti esogeni. Una volta terminato lo svezzamento, le ceche sono trasferite in una vasca in serra dove si continua ad alimentarle con granulati, ma in cui circola l’acqua prelevata dalla laguna e che è arricchiata naturalmente con prede viventi. Queste ultime favoriscono naturalmente l’equilibrio del sex-ratio. "Non esiste alcuna bibliografia che permetta di affermare con sicurezza che queste siano le vere ragioni di questo fenomeno, ossia del raggiungimento di un naturale riequilibramento tra i sessi. Per ora non si possono che elencare numerose cause di origine comportamentale, nutrizionale e biologico" conclude Bérénice Lapouyade. I risultati dell’esperienza di Curuma non dovrebbero essere resi noti prima del 2002.

(Fonte "Nouvelle tentative de sevrage de l’anguille"

di Bernard-Marie Thomas,

in AQUA REVUE, Febbraio 2001)




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