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Eurocarni nr. 3, 2018

Rubrica: Razze
Articolo di Gaddini A. , Dascalu D.L. ,
(Articolo di pagina 72)

La Sura de Stepa

La Sura de Stepă (Grigia della steppa) è una razza bovina rumena a rischio abbandono, che fa parte del ceppo podolico, un gruppo di razze grigie di grande rusticità e resistenza alle avversità. Come tutte le podoliche, era a triplice attitudine, con prevalenza per il lavoro, per il quale era molto reputata nei Balcani. Nel 1860 contava oltre 2,6 milioni di capi e cinque ecotipi, in diverse zone della Romania, ma con l’introduzione di razze estere e la meccanizzazione ebbe un rapido declino e divenne a duplice attitudine, con prevalenza della produzione di carne.

 

Storia

Diverse fonti concordano nel riferire che per secoli nell’attuale Romania si trovavano due tipi bovini, uno di montagna, di piccola taglia a corna corte (brachicero), ed uno di pianura a corna lunghe e più grande. Rilievi archeozoologici su siti medievali (Bejenaru) hanno identificato resti bovini simili al tipo Sura de Stepă, con altezza al garrese media di 112 cm e corna corte, ma che nei resti trovati in Dobrugia, nell’area del Delta del Danubio, erano più lunghe. Lo studio rileva anche una lieve riduzione di taglia dei bovini tra il XIV e il XVII secolo, per la forte esportazione dei capi migliori verso l’Europa occidentale e l’Impero ottomano, o per una crisi nella produzione di foraggi dovuta al raffreddamento del clima della fine del periodo. Nel 1714 Dimitrie Cantemir, nella sua Descrizione della Moldavia, parlò di piccoli bovini delle montagne e grandi mandrie di forti bovini delle pianure, dei quali quarantamila l’anno erano venduti a Danzica, in Polonia, da dove partivano come bestiame polacco nelle regioni vicine. Nel 1880 esistevano due razze, la Sura de Stepă, di ceppo podolico, e largamente prevalente, e la Mocăniță, brachicera di montagna, che viveva in Transilvania, Banato e Bucovina. Anche Nicolae Filip (1864-1922) distingueva nel 1900 una razza di grande taglia, con corna a lira e mantello grigio, e una più piccola e con corna a corona, profilo concavo e occhi sporgenti. Nell’edizione del 1951 del suo Dizionario delle razze zootecniche, Mason distingueva la Mocăniță, a mantello fromentino o grigio, e la Rumena delle steppe, con quattro varietà, corrispondenti agli ecotipi della Sura de Stepă, esclusa la Dobrogeană. Nel 1909, nel distretto di Neamț, in Moldavia, sorse un centro allevamento torelli per il vicino centro tori di Popăuţi, ma era già in atto la crisi per l’importazione di razze migliorate, grazie ad una legge del 1892. Dopo la prima guerra mondiale, incroci di sostituzione crearono la Bălțată Românească (tipo Simmenthal), la Bruna de Maramureș, (tori Schwyz su Sura de Stepă e Mocănită), e la Pinzgauer di Transilvania, (tori Pinzgauer austriaci su Sura de Stepă). Nel 1934 Usuelli, in Romania per seguire l’acclimatamento della Romagnola gentile, notava che gli incroci di sostituzione, diffusi nei Balcani, erano seguiti nel paese con molta cura, mentre per Bonadonna nel 1950 la Moldava era insanguata solo dalla Romagnola, migliore di Charolaise e Simmental. Nel 1935 la Sura e la Mocănită rappresentavano il 57,3% dei bovini rumeni, nel 1955 il 47,3%, con controlli funzionali su 776 capi, e nel 1960 il 32%, con la Simmenthal e suoi incroci al 38%. Nel 1969 la Sura de Stepă era all’11,5% e nel 1977 solo al 2,1%. Nel 1986 aveva solo 513 capi, con 13 tori e 60 femmine iscritte al libro genealogico, e nel 1987 era presente solo nel distretto di Tulcea. Oggi la maggior parte dei capi in purezza è in Moldavia, presso la Stațiunea de Cercetare Dezvoltare pentru Creșterea Bovinelor (Centro di Ricerca per lo sviluppo dell’allevamento bovino) a Dancu, comune di Holboca, distretto di Iași. Il nucleo è nato nel 2002, con l’acquisto di 20 vacche e giovenche oltre i 12 mesi dal Centro di ricerca per l’allevamento bovino di Mărgineni, nel distretto di Neamț, chiuso dopo la fine del regime socialista, per le leggi sulla restituzione delle terre statali agli ex proprietari. Dal 2002 è in atto un programma di accoppiamenti programmati, con uso di seme congelato. Altri animali, morfologicamente simili all’ecotipo moldavo, ma di genealogia incerta, si trovano nel Delta del Danubio: 162 capi adulti, e 171 giovani sono a Pardina, distretto di Tulcea, sulla riva destra del Chilia Veche, dove la fecondazione naturale è affidata a due tori di razza Grigia ungherese di 3 e 6 anni. Nei distretti di Harghita, Covasna e Cluj in Transilvania, allevatori di etnia magiara detengono 556 capi di Grigia ungherese, 374 femmine, 9 maschi e 173 giovani. Esemplari isolati sono in aziende dei Carpazi orientali (Neamț, Bacău, Vrancea). Altre 24 vacche in purezza e 52 meticci erano allevati fino al 2014 dall’azienda TCE 3 Brazi, a Dărmănești, comune di Piatra Neamț, distretto di Neamț, in Moldavia, che faceva uso dell’inseminazione artificiale, e nel 2004 aveva ottenuto 16 embrioni con embryo transfer su giovenche Holstein e Bălțată Românească. Nel 2015 la Bălțată Românească costituiva il 30,96% dei capi rumeni, la Bălțată cu negru Românească (ceppo Holstein) il 20,28%, la Bruna de Maramureș il 13,58%, la Sura de Stepă in purezza lo 0,03% (83 vacche), e i 592 incroci lo 0,33%.

 

I cinque ecotipi

Il più rappresentativo era la Moldovenească, l’unico oggi rimasto, diffuso in Moldavia occidentale, regione che confina con la Repubblica di Moldova (ed ha come stemma una testa di toro), oltre che in Muntenia, Oltenia e Dobrugia. Aveva ottima attitudine al lavoro, con buoi grandi, vigorosi, incomparabili con le altre razze per resistenza, rusticità, adattabilità all’ambiente, che lavoravano senza stancarsi per decine di chilometri, al gelo invernale ed al caldo estivo. Due buoi moldavi potevano arare mezzo ettaro al giorno (una famiglia poteva coltivare 15 o 20 ettari). Diffusa specialmente in Moldavia centrale, la Bucșană era simile alla Moldava, con la quale spesso coabitava, ma era più piccola e scura. Non superava i 130-135 cm al garrese, aveva testa breve e sottile, quasi a punta verso il musello, nero, fronte ampia, orecchie piccole e nere, occhi neri, piccoli e vivaci, corna brevi e a lira, bianco-grigiastre alla base e nere in punta, piuttosto fini e lisce, collo breve e sottile, con giogaia poco sviluppata, tronco profondo e largo, con coste abbastanza arcuate, garrese asciutto, dorso di solito diritto, arti brevi, unghioni piccoli e neri, buona muscolatura, pelle dura e spessa (30-35 kg), ma facilmente distaccabile dal tessuto sottocutaneo. Il treno anteriore era poco più alto del posteriore, poco muscoloso, con attacco della coda basso. La mammella era poco sviluppata e coperta di pelo; il mantello era lungo e grossolano, con varie sfumature di grigio, più scuro che nei moldavi, con pigmentazione apicale nera, in particolare nei tori, con estremità degli arti, lati del collo, torace e addome quasi neri. Per il colore i capi erano noti come porumbei o hulube (piccioni). La produzione di latte era simile alla Moldava ma i buoi erano più pesanti, meno veloci e con passo più breve. Era più spiccatamente da carne, con accrescimenti, muscolosità e resa al macello maggiori (45-55%), per la proporzione inferiore di ossa sulla carcassa. Bovini Bucșană macellati a Roma davano rese del 54%, carne di aspetto e gusto gradevole e buona marezzatura di grasso. Probabilmente questo ecotipo è scomparso intorno al 1950. La Transilvăneană (grigia o bianca di Transilvania) sino al 1880 era l’unica razza della regione, appartenuta all’Ungheria fino al 1918. Era molto affine alla Grigia ungherese, anche se per Hönsch era più simile alla Romagnola. Era ipermetrica, con altezza al garrese di 140-155 cm e peso di 400-500 kg, con punte di 600-700 kg. Aveva testa grande e allungata e grandi corna a lira, che nei tori arrivavano a 80-100 cm; collo lungo, giogaia abbondante, garrese prominente, dorso lungo, arti lunghi e potenti, mantello grigio, argentato o bianco. Le attitudini erano lavoro e carne, latte in misura minore. Nel 1950 era ancora presente nei distretti di Arad, Sălaj, Satu Mare e Cluj. La Ialomițeana era diffusa nel sud del paese, nella piana di Bărăgan, e nelle province di Ialomița, Brăila e Vlaşca. Era un incrocio tra Moldava, Mocănită e Transilvana, portata da popolazioni delle montagne stabilitesi nella zona, e quindi aveva caratteri intermedi, ma più simili alla Transilvana. Gli animali erano leggeri, longilinei e con corna più corte, a lira e più larghe che nella Moldava, e mantello grigio chiaro. Il dorso era obliquo, la groppa spiovente. Era adatta al lavoro, ma non all’ingrasso, con produzione di latte di 7-8 kg/giorno. Scomparve negli anni ‘50. La Dobrogeană derivava dalla razza podolica bulgara della valle del fiume Isker, diffusa poi in Dobrugia meridionale, dando origine, per incroci di assorbimento, alla Rossa di Dobrugia. Aveva taglia ridotta rispetto agli altri ecotipi, con altezza al garrese di 115-120 cm, e peso di 250-350 kg, mantello bianco, simile alla Bucșana, torace e giogaia sviluppati, arti brevi, corna corte e diritte, ma spesso a corona o di forma irregolare. La produzione di latte era più alta che negli altri ecotipi, raggiungendo i 10-12 kg/giorno, con 3,5-4,5% di grasso. Non era adatta a lavori pesanti e la produzione di carne era bassa, con resa al macello simile a quella della Moldava.

 

Morfologia attuale della razza

Il tronco è stretto con treno anteriore più sviluppato, robusto, a volte grossolano e compatto. La testa è lunga, stretta ed espressiva, con profilo rettilineo, a volte leggermente convesso, specie nei tori, con ampie corna di varie forme, spesso a lira, collo ben raccordato con testa e tronco, garrese alto e stretto. La groppa è spiovente, gli arti sono ben sviluppati, con articolazioni forti, unghioni resistenti e frequenti difetti di appiombo (ginocchi vaccini, garretti falciati, piedi mancini). Il mantello è grigio o grigio argentato, da molto chiaro a scuro, con pigmentazione più scura su treno anteriore, dorso e sincipite. Sono nere le orecchie, le narici, le estremità degli arti, le mucose, le ciglia, il musello, il fiocco della coda, la pelle, gli unghioni. Le corna sono bianche con punte nere. I vitelli nascono fromentini e a due-tre mesi iniziano a mutare il pelo verso il grigio. L’altezza al garrese nell’ecotipo moldavo era di 130-135 cm nei tori e 118-122 nelle vacche. Filip nel 1900 riferiva che la Moldava aveva un peso di 500-600 kg per i tori, 400-500 kg per i buoi e 300-400 kg per le vacche (372 kg nel 1961 e 415 kg nel 1982). Oggi nelle vacche è in media di 542,86 kg, con punte di 710,00, nei tori varia da 549,38 a 626,67 kg. La resa al macello media è del 51,55%, con il 53-55% nei migliori esemplari, e 47,23% per le vacche. L’accrescimento medio giornaliero dei maschi era di 700-800 g. La circonferenza toracica media è passata da 167,13 cm (1925) a 189 cm (2009). A Pardina la taglia è più ridotta rispetto a Dancu, come evidenziato dalla Tabella 1.

 

Produzioni

Nel 1900, secondo Filip, la produzione di latte giornaliera media al culmine della lattazione era di 10 kg, con grasso al 4-5%, che in alcune vacche arrivava al 6-7%, e il burro ottenuto dal latte delle vacche moldave era di alta qualità e molto aromatico. Negli anni ‘50, in aziende a conduzione familiare, era di 800-900 kg con il 4-5% di grasso in lattazione di 210 giorni, mentre in aziende grandi raggiungeva 1.500-2.000 kg, con un record di 4.008 kg in lattazione normale, presso l’Istituto di ricerca zootecnica di Popăuţi, nella provincia di Botoșani. Alla Scuola Superiore d’Agricoltura di Bucarest, le vacche moldave producevano 12-15 kg di latte al giorno. Oggi, in prima lattazione la produzione è di 1.589,64 kg, il 62,69% della massima (la quinta, di 2.535,43 kg), indice di tardività per la produzione di latte. La variabilità della produzione è comunque molto ampia, 544,10 kg in prima lattazione e 1185,89 in quinta, lasciando spazio per ampi miglioramenti. La lattazione non eccede i 305 giorni. Il tasso medio di grasso è del 4,71%, e per le proteine del 3,71%, entrambi in quinta lattazione. Va rilevato che in Romania non esiste una tradizione di formaggi vaccini, ed il latte di conseguenza è usato soprattutto come bevanda. Per Filip (1900) l’ecotipo moldavo era tardivo, con completo sviluppo somatico a 5-6 anni, mentre oggi la maturità riproduttiva è a 30-32 mesi, con primo parto in media a 39,03 mesi variando tra 22 e 58 mesi. La fecondità è dell’86,8% e la natalità del 63,0% per la popolazione e 72,6% per le vacche fecondate artificialmente. La gestazione è tra i 275 e i 282 giorni e l’interparto è di circa 400 giorni. La razza è longeva, rimane in produzione 11-12 anni, ma a Dancu è presente una vacca che ha partorito a 22 anni. Il parto è naturale, senza intervento veterinario, eccetto rari casi di distocia, ritenzione della placenta e altri problemi post-parto. Il vitello alla nascita pesa 27-30 kg.

 

Rusticità

La razza ha temperamento vivace e rusticità e resistenza alle avversità climatiche ed alle malattie, in particolare alla tubercolosi, alla brucellosi ed alla leucosi. Il veterinario interviene quasi solo per le vaccinazioni. Gli allevatori la scelgono per il basso costo di gestione, dato che cresce al pascolo, con integrazioni, non sempre necessarie, di foraggi grossolani e mangimi (paglia, fieno di erba medica, granella di mais macinata). Da novembre a marzo gli animali sono liberi, in ripari con tettoia, solo nei giorni di pioggia o molto freddi. Le vacche hanno uno spiccato istinto materno, che la spinge anche ad attaccare, quando ritengano il loro vitello in pericolo, e non rilasciano il latte se non in presenza del vitello.

 

Confronti con altre razze

Georgescu et al. (2009), usando microsatelliti come markers, hanno dimostrato la diversità della Sura da Simmental, Frisona, Bruna e Montbéliard. Ilie et al. hanno studiato la diversità tra Sura, Bruna, Bălțată Românească e Bălțată cu negru, usando 11 specifici markers microsatellitari e un D-loop del mtDNA di 638 bp. È emersa un’alta variazione genetica: nonostante la consistenza ridotta, sono stati identificati tutti e tre gli aplogruppi T3, T2 e T1, e su 32 animali sono stati trovati 18 aplotipi, più di quelli rinvenuti in altre podoliche, Istriana, Slavono-Sirmia, Grigia bulgara, Podolica Serba e Grigia Ucraina, indice di alta variabilità genetica (0,927) della componente materna della razza. Nello studio la Sura condivide in due casi 12 aplotipi con la Grigia ungherese e in un caso aplotipi con podoliche (Grigia ungherese, bulgara e ucraina, Istriana e Slavono-sirmia), Brahman (zebù) e razze portoghesi (Maronesa, Ramo Grande) e spagnole (Palmera). È stato individuato il polimorfismo αS1-caseina IRV, mai trovato in razze europee, comprese le podoliche, ma isolato nella razza africana Kuri e in bovini taurini nepalesi. Questo allele è un marcatore importante per gli studi sull’origine delle razze.

 

Protezione

Il libro genealogico è stato istituito nel 1924, prima del declino. La prima iniziativa di protezione della razza ebbe luogo nel 1963, con la costituzione di 4.000 dosi di seme, dall’ultimo allevamento d’élite della razza a Popăuţi, nel distretto di Botoșani, andate disperse negli anni ‘70. La Semtest di Baloteşti ha acquisito materiale seminale congelato. Nell’inverno 1981 l’azienda statale I.A.S Dumbrava, a Târgu Neamț, in Moldavia iniziò un programma di comparazione dei bovini delle aziende dalla zona montana del distretto di Neamț e zone limitrofe. Emerse un piccolo nucleo di bovini d’aspetto eterogeneo, con mantelli tra il grigio piombo e il bianco sporco, riconducibili alla Sura de stepă e alla Mocăniță, con diversi meticci. L’associazione di allevatori Asociația Crescătorilor de Vaci de Lapte Holboca-Iaşi, con sede nel centro di Dancu, tiene il libro genealogico, diviso in una sezione per i 48 capi in purezza (33 femmine, 2 maschi e 13 vitelli, di cui 4 maschi e 9 femmine), ed una con i circa 500 capi di Pardina e della Grigia ungherese. Due vacche del Centro di Dancu, Miranda, 12 anni, e Mandiga, 11 anni, sono state esposte dal 1 al 24 settembre alla fiera agricola Agralim 2017, nel Parco agroindustriale TransAgropolis del comune di Lețcani, nel distretto di Iași, suscitando l’interesse e la curiosità dei visitatori. Il coordinatore nazionale per la protezione della razza è la dottoressa Livia Vidu, della Facoltà di Scienze Animali dell’Università di Bucarest. La Sura de Stepă è stata inserita dalla Fondazione Slow Food nell’Arca del Gusto, che raccoglie i prodotti tradizionali e le razze locali. Tuttavia la carne della razza non è apprezzata localmente. Il prezzo di una vacca è tra i 1.500 e i 2.000 euro.

 

Prospettive

Le analisi recenti indicano che la variabilità genetica della razza si è conservata per la bassa pressione selettiva per i caratteri produttivi. L’ereditabilità del peso corporeo e dell’altezza al garrese mostrano un buon consolidamento genetico, indice di selezione fenotipica oculata per questi caratteri, con possibilità di miglioramento, anche per il latte, per la forte variabilità di produzione tra i capi. Il Programma di partenariato Consens 120/2012 ha avviato la raccolta e conservazione di gameti, tessuto muscolare, linee madri di fibroblasti, sangue per esami genetici, costituendo un banca dei geni. Sono stati caratterizzati fenotipicamente e geneticamente i capi di Dancu, per individuare SNP (Single Nucleotide Polymorphism). Al SCDCB di Arad sono stati raccolti e conservati oociti da vacche macellate, crioconservati a Dancu. Il programma per la conservazione ha lo scopo di preservare la rusticità e la resistenza della razza, sia per allevamento a basso impatto ambientale sia per incroci industriali con podoliche migliorate o altre razze specializzate da carne, trasferendo ad esse le caratteristiche positive. Per ottenere questo è necessario mantenere ed espandere un nucleo in purezza, non sottoposto a selezione spinta, per evitare di perdere i caratteri positivi di resistenza e di economicità di gestione, visto il basso numero di capi disponibili, ma puntando ad aumentare le dimensioni corporee e la precocità, mantenendo l’attitudine latte, con maggiori produzioni e facilità di mungitura. Vanno quindi salvaguardate le particolarità somatiche che la razza attualmente possiede, escludendo i difetti e le deviazioni dai caratteri di razza. Le varianti morfologiche, corna “verdi” o a lira, mantello scuro, piccola taglia, sono importanti quanto i polimorfismi biochimici come caratteristica del tipo primitivo.

Andrea GaddiniDottore in Agraria

Dan-Lucian Dascalu — Zootecnico, SCDCB Dancu — Romania

 

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