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Consumi e sostenibilità: raccontare il valore delle proteine animali per costruire fiducia

di Redazione


La nostra produzione agroalimentare può diventare sempre più sostenibile grazie all’apporto dei mangimi a base di Proteine animali trasformate (Pat), sulla cui “circolarità” i consumatori, purtroppo, sanno ancora poco. Serve una narrazione capace di far comprendere in modo semplice il valore, economico e nutrizionale, delle proteine animali e di costruire fiducia nel lavoro delle aziende. Sono queste le conclusioni del convegno che Assograssi, l’associazione nazionale dei produttori di grassi e proteine animali, ha organizzato anche quest’anno a Roma, stimolando la discussione sul contributo delle Pat alla green economy.

Assograssi è socio aggregato di ASSITOL, l’associazione italiana dell’industria olearia aderente a Confindustria, e rappresenta circa l’80% del settore del rendering in Italia, che lavora i residui della lavorazione delle carni, dando loro una seconda vita e trasformandoli in materie prime per mangimi destinati ad animali domestici e da allevamento, detergenti, combustibili.

Per Paolo Valugani — past president e attuale vicepresidente dell’associazione —, negli ultimi anni il settore ha saputo conquistare autorevolezza. «I pesanti vincoli imposti a suo tempo dalla Bse ci sono ancora, ma il settore è cresciuto. La nostra capacità di creare produzioni circolari, nel rispetto di regole stringenti di biosicurezza, è ormai riconosciuta anche dalle istituzioni. Inoltre, la crisi in Medio Oriente ci impone l’utilizzo di materie prime capaci di coniugare la sicurezza degli approvvigionamenti con quella alimentare e le Pat rispondono a questi requisiti».

Assograssi è appena entrata a far parte del progetto “LEAP-Livestock Performance Assessment Partnership”, iniziativa della Fao per promuovere la produzione di alimenti di origine animale. La stessa Fao ha sottolineato più volte l’importanza della zootecnica nella bioeconomia, affermando l’importanza di riaprire ai prodotti del rendering nella nutrizione per gli animali da reddito. «È un segnale forte — ha sottolineato Valugani — che riconosce il lavoro svolto in questi anni e il nostro impegno sulla sostenibilità e sul benessere animale». Impegno al quale anche Giovanni Filippini, direttore generale della DG Salute animale del Ministero della Salute, guarda con favore. «Intendiamo dare massimo supporto al settore e all’intera filiera delle carni. In futuro, riteniamo possibile l’alleggerimento del feed ban, a patto che il nostro principio guida resti la biosicurezza. Dobbiamo arrivarci per gradi, in accordo con la UE». Insomma, nonostante i vincoli ancora esistenti sull’utilizzo dei sottoprodotti di origine animale nella mangimistica, le istituzioni apprezzano il lavoro svolto fin qui dalle aziende.


E i consumatori?

In un’epoca in cui l’attenzione per l’ambiente si intreccia con la richiesta di prodotti che certificano il benessere animale o con la domanda di plant based, la nutrizione a base di Pat ha davvero un futuro? A rispondere a questi interrogativi, nel dibattito moderato dal giornalista Rai Fabrizio Patti, sono stati Edi Piasentier, direttore del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali ed animali dell’Università di Udine, ed Emanuele Dolfi dottorando della Facoltà di Scienze mediche veterinarie presso l’Università di Bologna.

Piasentier ha portato avanti le ricerche del progetto “Acquainnova 2.0”, giunto a conclusione, analizzando il gradimento dei consumatori sull’utilizzo di proteine animali trasformate in acquacoltura. L’Università di Udine, in particolare, ha testato prodotti che hanno utilizzato 4 diverse formulazioni mangimistiche innovative, in cui erano presenti anche le proteine animali trasformate. I 240 partecipanti all’assaggio hanno dimostrato lo stesso soddisfacente livello di gradimento per tutti i prodotti, a prescindere dalla composizione dei mangimi.

Ma cosa è accaduto quando si è informato il consumatore che quei pesci sono stati nutriti con Pat? «È l’emozione gustativa che guida verso l’acquisto ed è questa a prevalere» ha spiegato Piasentier. «Non dimentichiamo che si mangia con la mente e che l’aspettativa, come dimostra il nostro studio, è molto importante. Ciò spiega come il valore del mangime circolare, che evita sprechi e reimpiega gli scarti in sicurezza, sia visto molto positivamente dal consumatore, anche da chi giudica in negativo l’allevamento intensivo. Ecco perché è così importante fornire informazioni corrette, in modo da superare diffidenza e contrastare le fake news». Attenzione, però, a non sommergere il consumatore di informazioni. «Giusta la trasparenza, ma troppi concetti tecnici confondono invece di informare. Meglio costruire un’informazione a più livelli, una essenziale e chiara basata sul valore condiviso della circolarità, l’altra più dettagliata e specifica. Ad esempio, per il consumatore più esigente sarebbe bene prevedere l’etichetta con QR-Code, spiegando più in dettaglio il processo».

Sulla stessa linea Emanuele Dolfi dell’Università di Bologna. «Il nostro studio si è concentrato sulla percezione dei consumatori rispetto all'utilizzo di queste materie prime circolari nei mangimi dei pesci che andranno a consumare. Il 50% dei consumatori, infatti, vuole essere messo al corrente per una questione di trasparenza di cosa è presente nei mangimi dei pesci che mangiano: ce lo hanno detto chiaramente in occasione della nostra ricerca». Secondo la ricerca condotta da Dolfi, la maggioranza degli interpellati ha un atteggiamento neutro rispetto alle materie prime convenzionali, come farine e oli di pesce o vegetali. Le cose, cambiano, però, se si parla di insetti e Pat che hanno polarizzato maggiormente le sensazioni del nostro campione. Indagando le barriere al consumo di pesci alimentati con queste materie prime, «Nel caso degli insetti, la prima reazione è di disgusto. Diverso invece per le Pat di origine suinicola o avicola, dove predomina la sicurezza percepita del prodotto come limite al consumo, probabilmente uno strascico della paura della Bse. Ma pesa anche l’età: il consumatore cinquantenne può ancora avere paura della Bse, il giovane, in molti casi, non sa nemmeno cosa sia».

La percezione è tutto, ha ribadito il dottorando. Infatti, dai nostri risultati, l’idea che ci siamo fatti è che la naturalezza percepita del prodotto gioca un ruolo decisivo nell’accettazione, ciò che è più vicino alla natura è anche ciò che fa più bene. Nonostante tutto, «fornire informazioni in grado di dare nuova consapevolezza, può incidere positivamente sulla percezione degli interlocutori. Ricordiamoci che accanto al consumatore neofobico, che non mangia mai nulla di nuovo, c’è anche quello neofilico, che ama scoprire nuovi cibi. Bisogna dialogare con entrambi. Sono quindi fondamentali i social network: abbiamo visto campagne di marketing dove gli influencer promuovono insetti e cibi a base di essi, perché non farlo con le giuste accortezze anche con le Pat?».

Comunicare in modo efficace appare risolutivo: Guido Carlo Quattrocolo, imprenditore ed esperto di comunicazione, ha disegnato le possibili strategie per superare le diffidenze del consumatore, raccontando il progetto dell’“Uovo Circolare”, di cui è stato promotore, prodotto grazie a mangimi circolari e testato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. «Il consumatore riconosce l’innovazione come valore se ne percepisce il beneficio — ha spiegato — ed è quello che abbiamo fatto, legando una comunicazione semplice e chiara alla scienza, al dato certificato che arrivava dall’università, e all’effettiva sostenibilità del prodotto. Con i mangimi circolari a base di Pat bisognerebbe fare lo stesso. In questo modo, si costruisce la fiducia nella filiera».

Lo storytelling non deve però essere difensivo e troppo ampio. «Va comunicato ciò che conta, con il sostegno di una ricerca universitaria, che rassicura e fa capire che il prodotto è controllato. In tempi di  tensioni internazionali, una produzione ‘glocal’, che recupera materie prime rispettando le regole, può aggiungere valore e creare fiducia».

Gli ha fatto eco Andrea Carrassi, direttore di Assograssi: «Il nostro settore ha lavorato molto sui controlli e qualità. Dobbiamo trovare i giusti codici narrativi per raccontare al consumatore che l’animale nutrito a base di Pat è buono, sano e sostenibile. La crisi della food security, negli ultimi anni, ci ha spinto verso la glocalizzazione, altro aspetto da comunicare al consumatore. Non sempre è possibile il Km 0, ma ragionare in termini di filiera europea, al contrario, è ormai improrogabile».

L’alimentazione deve diventare salutare e circolare, ha concluso Luca Papa, vicepresidente vicario di Assograssi. «Viviamo bombardati da informazioni. Ecco perché sulle proteine animali trasformate, spesso oggetto di fake news, dobbiamo passare da una trasparenza radicale ad una “trasparenza di sostanza”. La trasparenza di sostanza non si limita a dire cosa c’è nel mangime, ma ne spiega il perché. Spiega che utilizzare le PAT significa onorare l’animale, non sprecandone i nutrienti nobili. Significa ridurre drasticamente l’importazione di proteine vegetali da aree a rischio deforestazione. Significa aumentare il grado di stabilità delle nostre catene di approvvigionamento rispetto a shock esterni. Significa, in una parola, circolarità».


>> Link: www.assograssi.it




Assograssi: è Dario Dinosio il nuovo presidente

Dare valore alle aziende del rendering e promuovere il settore con azioni concrete, dialogando con tutti gli attori dell’agroalimentare e con gli enti istituzionali: sono questi i principali obiettivi che Dario Dinosio, nuovo presidente di Assograssi, ha sottolineato al momento della sua nomina. Succede a Paolo Valugani, che ha ricoperto lo stesso incarico negli ultimi tre anni e che ora assumerà il ruolo di vicepresidente. Luca Papa diventa vicepresidente vicario, mentre Andrea Poggioli è stato confermato alla guida del comitato tecnico. Nato nell’87, da sempre attivo nel comparto, Dinosio oggi è dirigente di Diusa Rendering Srl, azienda lombarda con oltre 50 anni di attività, ed è a capo di un gruppo industriale specializzato nel comparto. «Le aziende del settore sono protagoniste dell’economia circolare — ha osservato il neopresidente — e ci sentiamo parte integrante del sistema agroalimentare italiano. In un mondo che chiede sempre di più sostenibilità e circolarità, è arrivato il momento di promuovere il settore del rendering, garantendo che le nostre produzioni generino valore». Le aziende seguono regole stringenti per assicurare i massimi standard di biosicurezza. «In un quadro normativo così severo — ha spiegato Dinosio — ci impegneremo affinché si aprano possibilità di utilizzo più ampie per le proteine animali. Per fare questo, intendiamo rafforzare i nostri rapporti con le associazioni della filiera e con le istituzioni competenti, nazionali e internazionali».




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