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La pagina scientifica

Non sono le orche le responsabili della diminuzione degli squali bianchi in Sudafrica

di De Maddalena A.


Le acque del Sudafrica sono da sempre popolate dagli squali bianchi (Carcharodon carcharias), che, specialmente nella regione del Western Cape, trovano un’area a loro congeniale, per temperatura delle acque e abbondanza di prede. Ben quattro centri di abbondanza di tale specie sono infatti presenti in questo tratto di costa: False Bay, Gansbaai, Mossel Bay e Plettenberg Bay. Questi siti sono divenuti noti come luoghi eccezionali per l’osservazione di tali predatori, attirando ricercatori, documentaristi e turisti da tutto il mondo. Tuttavia, negli anni recenti abbiamo assistito ad una massiccia diminuzione della presenza degli squali bianchi in quest’area. Avendo lavorato lungo questo tratto di costa a partire dal 2010, ho potuto osservare con i miei occhi il numero degli squali decrescere rapidamente ed inesorabilmente con il passare degli anni. Alcuni hanno attribuito la responsabilità di tale fenomeno alle orche (Orcinus orca).

I media non hanno atteso a lungo prima di divulgare la notizia tanto clamorosa quanto inesatta, secondo la quale le orche avrebbero spazzato via gli squali bianchi dalle acque sudafricane. Malgrado sia noto che le orche possano cacciare gli squali bianchi, tale spiegazione non può essere ritenuta plausibile. Vediamo in dettaglio per quali ragioni.

L’orca è indiscutibilmente superiore allo squalo bianco in uno scontro tra le due specie. L’orca è il delfino di maggiori dimensioni e ha una lunghezza massima di 9,8 metri e media di circa 6 metri, mentre lo squalo bianco ha una lunghezza massima di 6,6 metri e media di 3,5 metri. Inoltre, l’orca è dotata di un massiccio scheletro osseo, mentre lo squalo bianco ha un leggero scheletro cartilagineo, quindi il peso massimo di un’orca è pari a 10 tonnellate e quello medio è circa 4 tonnellate, mentre il peso massimo di uno squalo bianco è di 3,6 tonnellate e quello medio si aggira intorno ai 700 kg.

A questa notevole differenza di lunghezza e peso si aggiunge un altro fattore a vantaggio del cetaceo, ossia il suo notevole livello di interazione sociale, che lo porta a sviluppare raffinate e formidabili strategie di caccia di gruppo. Malgrado gli squali bianchi abbiano una speciale predilezione per i mammiferi marini e possano cacciare anche varie specie di delfini, non sono noti casi nei quali abbiano attaccato delle orche. Evidentemente le orche sono predatori troppo temibili per essere considerate potenziali prede dagli squali bianchi. Al contrario, appare evidente che per uno squalo bianco che venga attaccato da due o più orche contemporaneamente le probabilità di sopravvivere siano verosimilmente limitate. Nei pochissimi casi nei quali le orche sono state effettivamente osservate attaccare degli squali bianchi, i cetacei hanno avuto la meglio sui pesci cartilaginei.

Va anche detto che, avendo potuto osservare personalmente uno squalo bianco di circa 3,5 metri di lunghezza nelle acque della False Bay in Sudafrica, il quale recava sul corpo i segni di quelli che apparivano essere i denti di un’orca, sembra che almeno in alcuni casi gli squali bianchi riescano a sopravvivere a scontri del genere. Il fatto che le orche possano avere la meglio sugli squali bianchi non significa che questi ultimi siano un elemento usuale nella loro dieta. I dati che abbiamo a disposizione dimostrano l’esatto contrario.

Le orche uccidono gli squali bianchi e si alimentano di questi ultimi solo in casi straordinariamente rari. Ciò appare particolarmente interessante quando si consideri che le due specie sono frequentemente presenti nelle stesse aree geografiche in diverse aree del mondo. In sostanza, se le orche volessero alimentarsi regolarmente degli squali bianchi avrebbero tutte le occasioni per farlo, ma evidentemente di norma scelgono di non farlo.

La maggior parte delle popolazioni di orche non è mai stata osservata attaccare degli squali bianchi. Sebbene esistano delle popolazioni di orche che cacciano regolarmente differenti specie di squali, nemmeno queste annoverano lo squalo bianco tra le loro prede abituali. Probabilmente sono ben consapevoli del potenziale pericolo rappresentato dalla forza del morso di uno squalo bianco e, di norma, preferiscono selezionare prede meno pericolose, inclusi squali di specie differenti e nella maggior parte dei casi di taglia inferiore.

Apparentemente i casi registrati a livello mondiale di squali bianchi uccisi dalle orche sarebbero solo 8. Di questi, 6 casi sarebbero avvenuti di recente in Sudafrica. Fuori dal Sudafrica, gli unici casi confermati nei quali le orche hanno attaccato e ucciso degli squali bianchi sono infatti soltanto 2 sino ad oggi. Un caso è stato registrato in California, alle Farallon Islands, nell’ottobre 1997, ed uno è avvenuto in Australia Meridionale, alle Neptune Islands, nel febbraio 2015.

Il caso del Sudafrica appare quindi del tutto atipico e come tale deve avere ragioni particolari. A partire dal 2017, nelle acque del Western Cape, sembrerebbe che due orche abbiano ucciso alcuni squali bianchi, apparentemente un totale di sei esemplari. In nessuno di tali casi le orche sono state viste uccidere gli squali; tuttavia, biologi locali che hanno esaminato le carcasse hanno concluso che gli animali in questione sarebbero stati effettivamente uccisi dalle orche.

La responsabilità degli attacchi è stata attribuita a due orche in particolare, in quanto queste sono state osservate nell’area dell’uccisione degli squali a breve distanza temporale dal rinvenimento delle carcasse. Tali casi di predazione si sono verificati tutti nell’area di Gansbaai, nota per essere uno dei siti di maggior abbondanza della specie al mondo. Le orche in questione hanno dimostrato un particolare interesse per il fegato degli squali bianchi, organo di enormi dimensioni, che può raggiungere addirittura il 28% del peso corporeo, e dall’alto contenuto energetico. Questo è in linea con il comportamento alimentare dell’orca, che tende a selezionare con attenzione le prede e le parti del corpo di queste che predilige, come si osserva ad esempio nei casi nei quali le orche si alimentano selettivamente della lingua delle balene. D’altra parte gli squali bianchi erano già stati osservati cibarsi del fegato di uno squalo bianco nel caso registrato in California nel 1997.

Le altre orche che frequentano l’area del Western Cape, dove sono state rinvenute le carcasse degli squali, normalmente vi appaiono intorno ad aprile, e sono state osservate ripetutamente cacciare i delfini, mentre non sono mai state viste attaccare gli squali bianchi.

Le due orche che si reputa siano le responsabili dell’uccisione degli squali bianchi sono entrambe dei maschi di grossa taglia, vengono viste regolarmente nuotare insieme e apparentemente hanno scelto come residenza fissa l’area in questione per gran parte dell’anno. Stranamente entrambi questi maschi presentano la caratteristica di avere la pinna dorsale collassata: in un esemplare la dorsale pende a sinistra, mentre nell’altro pende a destra. Questa caratteristica ha fatto sì che le due orche siano state battezzate Port e Starboard, vale a dire “babordo” e “tribordo”, che in linguaggio nautico indicano il lato sinistro e quello destro di un’imbarcazione.

La pinna dorsale collassata si osserva tipicamente negli esemplari anziani, malati oppure in cattività, in breve è una caratteristica che consegue alla riduzione delle capacità motorie degli animali.

Non è attualmente noto ciò che abbia causato il collasso della pinna dorsale in tali due esemplari, ma è chiaro che si tratta di un caso anomalo. Le due orche non si limitano a cacciare gli squali bianchi, ma anche altre specie di squali, in particolare notidani maculati (Notorynchus cepedianus) e squali bronzei o ramati (Carcharhinus brachyurus).

Il motivo per cui tali due orche abbiano iniziato a cacciare gli squali delle acque costiere non è noto. Un’ipo­tesi plausibile è che si tratti di un comportamento indotto dall’uomo.

Sappiamo che talora le orche si alimentano dei pesci catturati dai pescherecci ed in particolare di quelli pescati con i palangari pelagici. Nella zona si sono verificati casi nei quali apparentemente i pescatori avrebbero preso a colpi di arma da fuoco le otarie orsine del Capo (Arctocephalus pusillus), responsabili di alimentarsi dei pesci allamati. L’autore stesso ha avuto modo di esaminare carcasse di otarie spiaggiate che recavano segni di colpi di arma da fuoco.

Non si può quindi affatto escludere che le due orche in questione siano state colpite da proiettili sparati dall’equipaggio di un peschereccio, perché interferivano con le operazioni di pesca, e che a seguito delle ferite riportate non siano più state in grado di cacciare le loro prede abituali.

I delfini, ad esempio, sono estremamente agili e sono capaci di sostenere il nuoto ad alta velocità per lunghi tratti, cosicché lo sforzo richiesto affinché le orche possano cibarsene è notevole.

In un caso del genere è possibile che le orche siano state costrette a rivolgere la loro attenzione verso delle prede non usuali, meno agili, incapaci di sostenere elevate velocità per lunghi tratti, e dotate di tessuti ad elevato contenuto energetico. Gli squali bianchi sarebbero stati quindi una scelta perfetta.

Siamo dunque a conoscenza del fatto che le orche possono essere responsabili dell’uccisione di alcuni squali bianchi e sappiamo che in alcuni casi possono indurre questi animali ad abbandonare temporaneamente un’area nella quale sono solitamente presenti per farvi ritorno in seguito. Ma questo è tutto.

Due orche non possono essere ritenute le responsabili della drammatica diminuzione degli squali bianchi alla quale si è assistito in questi ultimi anni: un fenomeno del genere è necessariamente causato dall’uomo. Nel 1991 il Sudafrica fu la prima nazione al mondo a dichiarare illegale l’uccisione degli squali bianchi. Il fatto che tale specie, grazie al cage diving, fosse oggetto di interesse per l’industria del turismo, e di conseguenza fonte di ricchezza per la nazione, è stato indubbiamente un elemento chiave in questa scelta. Tuttavia, nel corso del tempo è apparso chiaro che dichiarare C. carcharias specie protetta non è sufficiente a garantirne l’effettiva sopravvivenza.

Le minacce che questo animale si trova a fronteggiare sono numerose e comprendono la pesca come cattura accessoria nel corso delle operazioni di pesca mirate ad altre specie, l’eccessiva pesca delle loro prede, l’uccisione per mezzo delle reti anti-squalo tutt’oggi utilizzate nella provincia del Natal a protezione delle spiagge balneabili, la pesca di frodo ed anche la ricerca invasiva operata da alcuni enti.

Vedendo come la situazione è andata deteriorandosi nel corso degli ultimi 10 anni, viene tristemente da chiedersi se tra altri 10 anni ci saranno ancora squali bianchi vivi nelle acque del Sudafrica.

Alessandro De Maddalena



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