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Speciale Aquafarm

L’acquacoltura, tra trade e ricerca, si incontra a Pordenone

di Redazione


Si è svolta presso il quartiere fieristico di Pordenone il 13 e 14 febbraio scorsi la settima edizione di AquaFarm, unica manifestazione di livello internazionale in Italia dedicata all’acquacoltura e all’industria della pesca sostenibile. Tante le novità, ad iniziare dall’estensione su due nuovi padiglioni, il 5bis e il 5ter, che si sono aggiunti al padiglione 5, area storica della manifestazione. Inoltre, AquaFarm 2024 è stata interamente dedicata all’allevamento di pesci e molluschi; essendo colture vegetali innovative, alghe e funghi sono passate sotto il cappello ora indipendente di NovelFarm.
La due giorni ha confermato per i comparti di acquacoltura e molluschicoltura i numeri dello scorso anno, sia in termini di visitatori che di espositori e convegni. Alcuni di questi ultimi hanno brillato per partecipazione e interesse del pubblico: nella seconda giornata la palma va ad esempio alla sessione dedicata al granchio blu e agli studi e politiche messe in atto per ridimensionare il fenomeno che, nell’anno appena trascorso, ha provocato un calo della produzione nazionale di vongole veraci del 60% ponderato, con punto del 100% in alcune zone.
Nella prima giornata è stata invece molto partecipata la sessione relativa alla circolarità e sostenibilità nella produzione dei mangimi.
«AquaFarm gira la boa della settima edizione con numeri in consolidamento sui massimi storici» ha commentato Roberto Pujatti, presidente di Pordenone Fiere. «Ora possiamo dire che c’era molta aspettativa di capire come avrebbe reagito il pubblico dopo avere cambiato molto nell’assetto di una manifestazione di assoluto successo, in particolare per aver reso indipendenti settori innovativi dove c’è fame di conoscenza. Il risultato ci soddisfa e sprona a partire di slancio verso la prossima edizione, che si svolgerà il 12 e 13 febbraio del 2025».
Di successo l’idea di affiancare al programma ufficiale una nutrita serie di workshop affidati a istituzioni, associazioni, progetti e aziende, tra i quali va ricordato in particolare quello della FAO sulle prospettive e opportunità dell’allevamento della trota iridea nell’area mediterranea.

Dalla sessione istituzionale un esplicito appoggio all’acquacoltura italiana
La fiera si è aperta con una sessione istituzionale molto partecipata. Dagli interventi di spicco delle organizzazioni mondiali ed europee è arrivato un appoggio esplicito alle politiche e alle strategie nazionali di indirizzo e sostegno all’allevamento di specie ittiche e molluschi, sia a livello di istituzioni nazionali e regionali che della filiera della produzione. Audun Lem, vicedirettore della Divisione pesca e acquacoltura della FAO, ha segnalato come la produzione da acquacoltura del bacino del Mediterraneo abbia superato ormai i 3 milioni di tonnellate, rinnovando una tradizione che da sempre vede lo sviluppo dell’economia delle specie animali d’acqua salata e dolce legata al benessere e alla prosperità delle popolazioni rivierasche e dell’interno. Per questo la FAO, attraverso la Commissione della Pesca del Mediterraneo e con la collaborazione delle autorità nazionali e le associazioni di settore, annovera tra i propri progetti diverse iniziative legate al Mediterraneo, alcune delle quali operative per lunghe estensioni temporali, come il Progetto AdriMed, che quest’anno gira la boa dei 25 anni.
Da una prospettiva europea Charlina Vitcheva, direttore generale degli Affari Marittimi e della Pesca della Commissione europea, ha ricordato che i programmi della UE come Farm To Fork ripongono nello sviluppo dell’acquacoltura un ruolo primario nel rendere sostenibile l’approvvigionamento di cibo sano, buono e sicuro per i cittadini dell’Unione.
La UE investe molta attenzione e risorse economiche per rendere l’acquacoltura resiliente di fronte ai cambiamenti climatici, oltre che per migliorarne la sostenibilità ambientale, promuovendo la decarbonizzazione riducendo l’uso dei carburanti fossili nell’operatività degli allevamenti.
Al centro dell’attenzione UE è anche la sostenibilità socio-economica dell’acquacoltura, da ottenere promuovendo sia l’autoproduzione energetica che la rimozione dei maggiori ostacoli che in tutta Europa frenano lo sviluppo del settore: la durata degli iter autorizzativi e la complessità degli adempimenti normativi da una parte, l’accesso alle aree acquatiche dall’altra. Spesso infatti gli allevamenti si trovano a entrare in concorrenza con altri settori, come quello agricolo, la pesca e il turismo. La UE incoraggia una collaborazione e coesistenza, con strumenti come le Zone Vocate all’Acquacoltura (AZA).
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, da parte sua ha ribadito l’impegno del Governo e del Ministero a favore della difesa delle caratteristiche peculiari dell’economia italiana legata alle specie acquatiche. Qualità, sicurezza, legame con tradizione e territorio, stretta integrazione con la cultura del cibo rappresentata dalla Dieta Mediterranea sono tutti punti forti dell’acquacoltura e della pesca nel nostro Paese, che ci caratterizzano in Europa e nel mondo. Il Governo e il Ministero fondano la propria azione sulla difesa di questi valori, sia con interventi diretti che con un’azione di informazione e convincimento nei confronti dell’Unione Europea, che a volte li inquadra in categorie astratte di sostenibilità che mettono in pericolo invece la sostenibilità socio-economica di chi lavora in questi settori.

Panoramica sull’acquacoltura biologica nei Paesi dell’UE a 27
Taguy Chever, consulente di EUMOFA, l’Osservatorio europeo di mercato sull’acquacoltura e sulla pesca, ha tracciato una panoramica sull’acquacoltura biologica nei Paesi dell’Unione a 27, da cui emerge che l’adesione dei consumatori al biologico per quanto riguarda le specie ittiche è in stallo, se non in regresso.
Nonostante la domanda e la consapevolezza verso il biologico sia robusta in Europa, l’aumento dei prezzi portato dall’inflazione sta avendo un impatto sulla domanda di prodotti ad alto prezzo. Inoltre, il potenziale pubblico del pesce da allevamento biologico è confuso da un’informazione insufficiente e non chiara e spesso indirizzata a spingere verso succedanei vegetali, visti come schemi sostenibili equivalenti. Lo stesso avviene dal punto di vista della produzione.
A parte i costi più elevati, alcuni metodi ad alta sostenibilità per l’allevamento come i sistemi a ricircolo e la policoltura non sono ammessi dai regolamenti europei del biologico.
Maggior crescita si riscontra invece in molluschicoltura, ma bisogna ricordare che in pratica la classificazione biologica per queste specie si basa solo sulla qualità dell’acqua e i costi aggiuntivi sono rispetto al non-biologico sono trascurabili. Queste realtà si scontrano con gli auspici della già ricordata strategia Farm To Fork per una maggior percentuale di acquacoltura biologica, tant’è che i tentativi di quantificazione degli obiettivi al 2030 nei documenti ufficiali UE oscillano dal 3 al 25%, quando già nel 2020 il 4,8% dei pesci d’allevamento era biologico.

Acquacoltura, tra cambiamenti climatici e sostenibilità

Alla tavola rotonda su Acquacoltura tra cambiamenti climatici e sostenibilità hanno partecipato Emilia Gorgallo Gonzalez, della Direzione generale degli affari marittimi e della pesca della Commissione europea, Pierantonio Salvador, presidente di API – Associazione Piscicoltori Italiani, ed Eraldo Rambaldi, direttore di AMA – Associazione Mediterranea Acquacoltori. Quest’ultimo ha confermato che una serie di fattori, dalla proliferazione del granchio blu all’eutrofizzazione delle acque fino alle modifiche del bilancio di nutrimenti presenti nell’acqua nell’anno appena passato, hanno provocato una riduzione del 50-60% della produzione di vongole. Di fronte a numeri come questi, i ristori sono necessari ma, per andare oltre l’emergenza, è necessario un cambio di strategia.
Medesima la posizione Salvador, che ha ricordato quanto sia necessaria una condivisione di responsabilità tra aziende, istituzioni italiane ed europee per consentire all’acquacoltura, un settore strategico, di esprimere il suo pieno potenziale e continuare a farlo anche di fronte alle sfide dei cambiamenti ambientali. Si deve garantire all’acquacoltura l’accesso all’acqua in via prioritaria, risolvendo i blocchi burocratici che stanno spingendo il settore nella stagnazione della crescita a livello europeo. Soprattutto, occorre investire sui giovani e sulle innovazioni, valorizzando al massimo le risorse pubbliche, che sono servite e servono nell’emergenza ma hanno come obiettivo un’acquacoltura al passo con le richieste che le vengono fatte.


Appuntamento con la prossima edizione di AquaFarm il 12 e 13 febbraio 2025.

>> Link:
aquafarm.it


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