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Alla scoperta di Cantina di Venosa

di Redazione


“Beviamoci insieme una tazza colma di vino! / che all’ilare tempo della sera / s’acquieti il nostro vento disperato”. Così scriveva il poeta e autore lucano Rocco Scotellaro nella sua poesia “Sempre nuova è l’alba”. Un uomo — celebrato lo scorso anno per i cent’anni dalla sua nascita — che seppe dare voce alla “libertà contadina” e alla sua terra con grande sensibilità.
In Basilicata la produzione vitivinicola è molto più di un’attività economica; è una passione e un legame profondo con la terra e le sue radici. I vigneti, disseminati in tutto il territorio regionale, rappresentano un patrimonio tramandato di generazione in generazione.
Qui, la viticoltura è una forma d’arte, dove il rispetto per la terra e le tradizioni si fondono con l’innovazione. Lo sa bene Cantina di Venosa, l’unica cooperativa vitivinicola della Basilicata e fra le più importanti del Sud Italia, premiata da anni nei principali concorsi enologici internazionali. Una cantina di 350 soci e 800 ettari di vigne coltivate ad Aglianico, Malvasia di Basilicata, Moscato bianco, Merlot; una cantina moderna, radicata nel territorio, attenta alle innovazioni, composta da oltre il 50% da giovani, eredi di una generazione di piccoli vignaioli che si rinnova e si aggiorna con idee, energie, competenze, visioni.
Tra nuovi progetti di sostenibilità, vigne sorvegliate dal satellite, vini affinati sotto il mare e strutture all’avanguardia per l’efficienza aziendale, Cantina di Venosa è riconosciuta come un’azienda modello della cooperazione: una comunità di piccoli vignaioli fondata nel ‘57 e cresciuta costantemente nei numeri e nella qualità dei suoi vini; dal Carato Venusio Superiore, un Aglianico del Vulture Docg, potente, strutturato, elegante, al Matematico, il grande rosso delle migliori vendemmie, da un taglio bordolese di uve Merlot e Aglianico, affinato 6 mesi in barrique francese. E poi bianchi da uve Malvasia di Basilicata, rosato da Aglianico in purezza, bollicine Metodo Classico e, ultimo arrivato, un Aglianico del Vulture che riposa per 6 mesi a 50 metri sotto il mare.
Sono queste le espressioni enologiche di una cantina ubicata in un luogo ricco di storia e cultura: Venosa, in provincia di Potenza, culla di Orazio e del madrigalista Carlo Gesualdo. Ma anche uno dei Borghi più belli d’Italia, all’ombra del castello Angioino e del vulcano Vulture.

Una crescita a due cifre
+11% di bottiglie vendute, +17% di fatturato: è la crescita registrata dalla cantina nel 2023 sull’anno precedente, un dato che conferma il trend economico positivo della cooperativa. Qualche cifra: 1,9 milioni di bottiglie nel 2023 contro gli 1,7 milioni vendute nel 2022; circa 7,4 milioni di euro fatturati nel 2023 a fronte dei circa 6,3 milioni di euro del 2022. Una tendenza ancor più significativa se calcolata sul quinquennio: rispetto al 2019, circa 30% in più in valore e 72% in volume.
«Sono numeri importanti che segnano un percorso di sviluppo su cui ci stiamo impegnando da anni con tanti progetti su più fronti» ha commentato il presidente di Cantina di Venosa Francesco Perillo. «Abbiamo ad esempio rivoluzionato di recente la nostra organizzazione logistica per mettere in efficienza il magazzino e la gestione degli ordini, avvalendoci di macchinari robotizzati. E già da anni stiamo crescendo con un approccio di sostenibilità, un tema questo su cui siamo impegnati con tanti progetti.
Abbiamo promosso anche un Codice Etico per i dipendenti, i fornitori e i clienti; abbiamo adottato un insieme di norme volontarie e certificazioni che assicurano ulteriormente la salubrità dei vini. Nel 2022 è nato il Bilancio di Sostenibilità e l’anno scorso è arrivata la certificazione Equalitas sulla sostenibilità ambientale. Infine, presto completeremo i lavori di un grande progetto di riqualificazione della nostra cantina, con un progetto di architettura sostenibile».
Il Codice Etico di Cantina di Venosa è un documento che stabilisce i principi generali e le azioni ispirate ai valori di sviluppo sostenibile (economico, ambientale e sociale) e compatibile con obiettivi di crescita aziendale e con la difesa del territorio e delle produzioni tradizionali, in linea con l’art. 1 della legge n. 238 del 12 dicembre 2016 (Testo Unico della Vite e del Vino), il quale considera il vino “Patrimonio culturale nazionale. Il vino, prodotto della vite, la vite e i territori viticoli, quali frutto del lavoro, dell’insieme delle competenze, delle conoscenze, delle pratiche e delle tradizioni, costituiscono un patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale”.

Focus sulla sicurezza alimentare
Per la sicurezza alimentare Cantina di Venosa fa molto di più di quanto previsto dalle norme di legge. Ha infatti adottato un insieme di norme volontarie e certificazioni che assicurano ulteriormente il consumatore sulla salubrità dei vini. Tra queste, un sistema di gestione dei processi produttivi conforme alla ISO 22005:2008 (integrato agli standard BRCG versione 9 e IFS versione 7), che garantisce requisiti di sicurezza alimentare anche per prodotti a marchio del cliente e per tutti quelli destinati alla grande distribuzione.

Vigne e satelliti e profondità marine
Nel 2022 Cantina di Venosa ha ricevuto l’Oscar Green di Coldiretti per il progetto di mappatura satellitare dei vigneti, curato dall’enologo Donato Gentile. Un progetto avviato nel 2018, che prevede la scansione settimanale delle vigne su una superficie di 150 ettari tramite il satellite Sentinel 2. Attraverso il software Oenoview le immagini sono “colorate” dal rosso al verde chiaro, per esprimere il grado di contenuto idrico: forte carenza versus buona dotazione. Il sistema ha permesso di registrare l’indice di vegetazione del vigneto e intervenire in modo mirato. Escludendo i casi di cielo nuvoloso, permette infatti di ottenere, di settimana in settimana, la fotografia dell’intero ciclo vegetativo per individuare, ad esempio, dove c’è stress idrico o dove si verificano i rischi di malattie patogene. In questo modo la cantina può prevedere condizioni di stress idrico, avere uno storico tematico, individuare i rischi di malattie patogene, ecc…, tutto validato da visite dirette in vigna. Al salone veronese Vinitaly dello scorso anno, invece, Donato Gentile e il direttore commerciale della cantina Antonio Teora avevano presentato il progetto Underwater Wines, che riguarda l’immersione subacquea delle bottiglie di alcune annate del vino di punta (l’Aglianico del Vulture Superiore Carato Venusto) a circa 50 metri di profondità nel mare di Portofino per sei mesi, ad una temperatura stabile di circa 13-14 gradi.


>> Link: cantinadivenosa.it



Sotto, a sinistra: vigne a riposo per il periodo invernale. Al momento la cantina possiede 150 ettari di vigneti. A destra: l’enologo Donato Gentile e il direttore della cantina Antonio Teora.



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