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Le dinamiche recenti nel comparto del bovino da carne by Ismea

di Redazione


Contesto globale
L’Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato 117,9 punti a giugno, praticamente invariato rispetto a maggio, poiché gli aumenti delle quotazioni internazionali per pollame e carni suine sono stati quasi compensati dal calo di quelli per le carni bovine e ovine. Tuttavia, rispetto al suo valore nel giugno dello scorso anno, l’indice è sceso di 8,1 punti. I prezzi internazionali della carne di pollame sono aumentati ulteriormente, riflettendo l’elevata domanda di importazioni dall’Asia orientale, in particolare per le forniture dal Brasile, tra le continue sfide di approvvigionamento derivanti da diffusi focolai di influenza aviaria. Nel frattempo, i prezzi della carne suina sono aumentati, sostenuti dalla persistente scarsità di forniture nelle principali regioni produttrici, in particolare nell’Unione Europea. Al contrario, i prezzi internazionali della carne bovina sono leggermente diminuiti a causa dell’aumento delle disponibilità esportabili, soprattutto in Australia. Allo stesso modo, anche i prezzi della carne ovina sono diminuiti a causa delle elevate forniture dall’Oceania.

La situazione produttiva in Europa
La produzione di carne bovina dell’UE è diminuita nel 2022 del 2,6%, ben oltre le stime che davano una flessione nell’ordine del –0,6%. Tra i Paesi maggiori produttori, la Germania registra il calo più ampio (–8%), seguita da Francia (–4,4%) e Polonia (–2,6%). Di contro, la Spagna ha continuato ad aumentare la sua produzione (+2%) e incrementi sono registrati anche in Irlanda (+4,5%). Secondo l’indagine Eurostat sulle consistenze del bestiame di dicembre 2022, il numero di vacche nutrici nell’UE è diminuito per il terzo anno consecutivo di ulteriori 240.000 capi (–2,3%). Allo stesso tempo, il declino di vacche da latte è stato inferiore al previsto (–0,6%) limitando parzialmente un ulteriore calo produttivo.
Anche il numero di bovini maschi diminuisce (bovini da macello di età compresa tra 1 e 2 anni: –2,2%) e questo avrà implicazioni per la disponibilità di carne bovina durante l’estate. Resta solo l’incognita della componente proveniente dal circuito latte: al momento si ipotizza che l’abbassamento del prezzo del latte possa favorire l’avvio al macello di una maggior quota di vacche.
Nel complesso, la produzione di carne bovina dell’UE nel 2023 dovrebbe diminuire ulteriormente dell’1,6%. La flessione del numero di animali abbattuti potrebbe in parte essere compensata da un maggior peso delle carcasse, cui potrebbero contribuire sia le migliori condizioni dei pascoli sia il previsto ridimensionamento dei costi di produzione (Grafici 1 e 2).
In Europa la scarsa disponibilità di capi bovini maturi mantiene i prezzi su livelli elevati. Poiché l’offerta di carne bovina nell’UE è ridotta, i prezzi potrebbero rimanere elevati e ciò potrebbe potenzialmente avere un impatto negativo sulla competitività delle esportazioni. Tuttavia, l’offerta rimane inferiore anche a livello globale, mentre la domanda è elevata, il che potrebbe aiutare le spedizioni dall’UE a rimanere stabili nel 2023 nonostante i prezzi più alti.
L’attuale contesto dei prezzi potrebbe attirare più importazioni nell’UE che quindi potrebbero crescere ulteriormente del 5%, aggiungendosi all’aumento del 25% osservato lo scorso anno, in particolare, dal Regno Unito, ma anche dal Sud America.
Anche se i mercati asiatici (in particolare la Cina) potrebbero essere un’altra destinazione attraente per le Americhe mentre i flussi del Regno Unito potrebbero arrivare a livelli comparabili al pre-Covid. Allo stesso tempo, le esportazioni potrebbero diminuire, ma a un ritmo inferiore a quello degli anni scorsi (–2%). Si prevede che il consumo apparente pro capite di carne bovina nell’UE avrà una tendenza al ribasso a lungo termine e potrebbe rimanere leggermente sotto i 10 kg nel 2023 (–1,7).
Nel contesto inflazionistico che riduce il potere d’acquisto delle famiglie, la domanda si sta erodendo in tutti gli Stati Membri, ma la carne bovina rimane un elemento presente in buona misura nei carrelli, anche perché il suo prezzo al dettaglio aumenta meno di quello del pollame o del maiale. I costi di produzione restano ancora in forte aumento rendendo poco probabili prossimi ridimensionamenti dei prezzi finali (Grafico 3).
I prezzi medi europei per i bovini maschi di buona conformazione (ACZ R3) nel mese di giugno 2023 si attestano sopra i 494 e/100 kg, ossia su livelli superiori rispetto allo scorso anno del 1,6%, ma del 23% più elevati rispetto alla media del triennio precedente. In particolare, il prezzo medio EU dei vitelloni (A R3) ha registrato dall’inizio dell’anno un graduale ridimensionamento, mantenendo un ampio divario tra i prezzi dei vari Stati Membri (dai 211 e/100 kg dell’Ungheria ai 517 e/100 kg della Spagna). Il prezzo per l’Italia a giugno è di 511 e/100 kg, quindi al di sopra della media europea.

La situazione nei vari Stati Membri
La domanda di carne bovina è frenata dall’inflazione nella maggior parte dei mercati europei. La riduzione dell’offerta, tuttavia, consente al mercato di rimanere relativamente in equilibrio.

Francia: consumi leggermente aumentati
In Francia continua la decapitalizzazione delle mandrie da latte e nutrici che ridurrà l’offerta futura. Le esportazioni francesi di carne bovina e di ristalli rimangono relativamente dinamiche data la diminuzione dei volumi disponibili che invece favorisce le importazioni. Dall’inizio dell’anno, il consumo di carne bovina in Francia è leggermente aumentato.

Germania: l’inflazione è rimasta sostenuta, le macellazioni limitate
In Germania, mentre l’inflazione alimentare ha iniziato a rallentare, pur rimanendo elevata, ha pesato sul mercato la scarsità di offerta e la debolezza della domanda. Secondo l’Ufficio federale di statistica (Destatis), l’aumento dei prezzi alimentari è rimasto evidentemente superiore all’inflazione generale nel maggio 2023. Mentre il tasso di inflazione generale su un anno è stato del +6%, l’inflazione per i beni alimentari è stato +15% a maggio 2022 (in rallentamento dopo il +22% di marzo 2023 e il +17% di aprile).
Dall’inizio dell’anno anche il settore della ristorazione in Germania è rimasto fragile. Nel marzo 2023, i fatturati della ristorazione hanno appena superato il livello pre-pandemia (+4%/2019 e +7%/2022), a fronte di un’inflazione molto sostenuta anche nel settore.

Spagna: preoccupa la siccità
In Spagna, la principale preoccupazione al momento resta la siccità. Le precipitazioni “normali” per il mese di maggio hanno permesso di inverdire un po’ i prati del centro del Paese, ma le riserve idriche rimangono storicamente basse. I distributori temono un’ulteriore impennata dei loro costi. I prezzi dei vitelloni hanno perso centesimi a maggio. Il mercato nazionale è lento a causa della perdita di potere d’acquisto legato all’inflazione. Sui mercati di esportazione dell’Europa meridionale, la carne spagnola deve affrontare la concorrenza di quelle di origini polacche e tedesche, più economiche. Dopo diversi anni di crescita, la produzione spagnola sta segnando il passo. Nel primo trimestre, le macellazioni di giovani bovini maschi e femmine sono scesi a 136.000 tec (–7% rispetto al 2022 e –1% vs 2021).

Polonia: i prezzi restano elevati
Le quotazioni per i giovani bovini polacchi sono diminuite a maggio, ma hanno recuperato qualche centesimo all’inizio di giugno. I vitelloni R costano 4,72 e/kg (peso carcassa) nella settimana 23 (–4% vs 2022, ma +35% vs 2021). La produzione macellata in Polonia nel primo trimestre è stata di 137.000 tec, ovvero un volume leggermente inferiore a quella dello scorso anno (–1%). Le macellazioni dei vitelloni sono aumentate del +3% a 80.000 tec, quelle di manze sono rimaste stabili a 21.000 (peso morto) e quelli delle vacche sono diminuiti del –8% a 35.000 (peso morto).

Irlanda: mercato sotto pressione
In Irlanda, il numero di macellazioni di vacche è rallentato dopo un inizio anno caratterizzato da un alto tasso di riforme legate a prezzi sostenuti, ma anche all’aumento dei costi degli input e alle normative in materia di riduzione dei nitrati. Secondo l’indicatore settimanale del Ministero irlandese dell’agricoltura, i capi macellati tra le settimane 19 e 22 sono rimasti inferiori rispetto agli anni precedenti (–11% vs 2022 e –4% vs 2021). I prezzi dei capi da riforma sono tuttavia sotto pressione a causa della contrazione della domanda da parte dei macelli in relazione al mercato europeo più lento. Nella settimana 22, la quotazione della vacca O ha raggiunto 4,23 e/kg peso carcassa, (–6% in un mese pari a –27 centesimi), scendendo così sotto il livello record del 2022 (–11% vs 2022, ma +29% vs 2021).

Il mercato in Italia
Istat ha confermato le stime preliminari dell’inflazione di maggio, con una crescita del 7,6% su base annua, in calo rispetto al mese precedente. La tendenza al ribasso è dovuta ai prodotti energetici che si stanno ridimensionando dopo le fiammate dovute all’invasione russa dell’Ucraina. Ma il livello rimane alto perché i prodotti alimentari continuano a crescere, col carrello a +11,2%.

La produzione
In Italia, secondo i dati sulle macellazioni mensili di Istat, la produzione nei primi tre mesi del 2023 è in netta flessione, con una riduzione del 28% in termini di peso carcassa. In flessione tutte le categorie, con maggior accentuazione per le femmine (sia manze che vacche) che superano il 30%. Al calo della produzione può — in parte — aver contribuito il persistere di prezzi elevati dei fattori di produzione, in particolare dei mangimi, che ha portato a macellazioni di capi spesso più leggeri, (riduzione del peso delle carcasse), dinamica concentrata soprattutto nella fase di finissaggio, dove i costi dei mangimi pesano di più (Grafico 4).


Andamento dei prezzi

Prezzi in fase discendente

Il picco di produzione della Polonia sta saturando il mercato tedesco, già intasato per il forte calo dei consumi in atto nel Paese a causa della crisi economica. Le produzioni polacche, ma anche quelle tedesche, cercano sfogo negli altri Paesi europei, tra i quali l’Italia in particolare, con forte impatto sui prezzi. L’effetto del Covid che aveva spinto i consumi dei vari Paesi verso le produzioni nazionali sembra esaurito sotto la scure della crisi economica che pesa sulle famiglie, facendo prevalere il prezzo come principale criterio di scelta dei prodotti. In Italia le quotazioni dei vitelloni segnano a giugno un primo ripiegamento, legato oltre che alla fortissima pressione concorrenziale della carne dagli altri Paesi UE, anche da un indebolimento della domanda. I prezzi rilevati a inizio giugno delle carcasse di vitellone classe U3 in Polonia, Germania e Austria sono pari a 4,65–4,70 €/kg (a fronte di 5,47 €/kg in Italia). Il livello dei costi nazionali per i vitelloni ad inizio estate è comunque ancora ben al di sopra di quello dello scorso anno.
Giugno è generalmente un mese in cui è difficile prevedere cosa accadrà sul fronte dei consumi, in quanto fase transitoria tra la fine delle scuole e la prossimità dei flussi verso le località turistiche. Tuttavia, non è difficile notare come sui prezzi della carne di bovino adulto, la concorrenza di prezzo delle carni estere abbia già avuto il suo effetto. Il valore a giugno torna ad attestarsi a 3,61 €/kg con un ripiegamento rispetto al mese di maggio del 2% e del 5% su base annua. Pur mantenendosi superiore del 21% rispetto a quello del 2021 (Grafici 5-6).

Andamento dei costi di produzione
L’indice Ismea dei prezzi dei mezzi di produzione per le carni di vitellone ha raggiunto i 138 punti a maggio 2023 (+5 punti su maggio 2022). Nello stesso periodo, ma con intensità inferiore, è aumentato anche l’indice dei prezzi dei prodotti venduti dagli allevatori che a maggio ha raggiunto i 148 punti (+3,5%). Ne consegue un indice di redditività che, seppur ancora in terreno positivo, è leggermente inferiore a quello dell’analogo periodo dello scorso anno.
Il valore dei ristalli Charolais, che rappresentano il 63% del costo di produzione, nel mese di giugno 2023 ha toccato i 3,36 €/kg per peso vivo, registrando su base annua un aumento del 13%. L’indice dei costi dei mangimi, voce che contribuisce per il 24% ai costi totali di produzione, segna 165 punti a maggio 2023 contro i 155 punti dello stesso mese dell’anno precedente.

Scambi con l’estero
In riduzione, nel primo trimestre 2023, le importazioni sia di bovini da ingrassare che da macellare (rispettivamente –3,9% e –14% su base annua). Nello specifico, sono stati importati in Italia oltre 208.000 capi bovini da allevamento che, rispetto ai 216.000 del primo trimestre del 2022, evidenziano una flessione del 3,9% su base annua, con una possibile riduzione delle disponibilità di carne durante l’estate e l’inizio dell’autunno quando, una volta ingrassati, costituiranno l’offerta di vitelloni.
La composizione degli arrivi dei capi da allevamento nel 2023 mostra una nuova ripartizione, che vede i broutards maschi oltre 300 kg tornare a rappresentare oltre la metà dei capi importati, cui si aggiungono un 26% di manze; il restante 18% è rappresentato da capi più giovani.
Gli alti costi di produzione stanno disincentivando gli acquisti di capi più leggeri da ingrassare; infatti, le importazioni nel primo trimestre della categoria di vitelli con peso 160/300 kg si sono ridotte del 40%. Le importazioni di manze da ingrasso in flessione del 5,7% (per minori disponibilità in Francia) mentre la categoria “broutards maschi sopra 300 kg” aumentano dell’1% rispetto al primo trimestre 2022.
Sul fronte delle carni, le importazioni del primo trimestre 2023 si attestano sopra le 100.000 tonnellate, ossia su livelli superiori del 5% rispetto a quelli dell’analogo periodo dello scorso anno; più specificatamente, le carni fresche, che pesano per l’82% sull’import carni, sono in aumento del 9,7%, mentre le importazioni di carni bovine congelate, che pesano per il restante 18%, nel primo trimestre 2023 sono in flessione del 12% su base annua.
In termini di esborsi complessivi, nel 2022 si rileva una spesa per le importazioni di oltre 4,3 miliardi di euro e di un saldo negativo di oltre 3,3 miliardi di euro, in peggioramento del 36% rispetto al 2021, con un aumento dell’import del 48% per i capi vivi e del 24% per le carni. La flessione dei dati di import in volume del primo trimestre 2023 non apporta un miglioramento al saldo di questo primo frangente di anno; infatti, l’aumento di prezzo unitario sia delle carni che dei ristalli fa registrare un aumento di circa il 10% sia per l’import di vivi che di carni, ne consegue un saldo negativo in ulteriore peggioramento (13%) su cui pesa anche una netta flessione delle esportazioni (–1,5% in valore) (Grafici 7-8).

Acquisti domestici
Nei primi sei mesi del 2023 la spesa per la carne bovina è in aumento del 6,7% rispetto all’analogo periodo del 2022, ma i volumi sono in contrazione del 2,4% rispetto al primo semestre 2022. La flessione dei volumi del primo frangente 2023 segue quella del 2022 del –4,4% e quella del 2021 del –2,3%.
La ripresa dei flussi turistici aveva in parte compensato le perdite sul canale At home, ma il continuo incremento dei prezzi, in una fase di scarso potere d’acquisto, ha compromesso in buona parte le vendite dei prodotti più cari e le carni bovine ne hanno pagato lo scotto, spesso sostituite dalle carni avicole o suine, più raramente da alternative vegetali a base di legumi.
Uno sguardo alla composizione dei carrelli della spesa evidenzia come le carni bovine, pur rappresentando ancora il 35% delle referenze carnee nel carrello, siano state le uniche ad essere “sacrificate” nel 2022 e le uniche ad aver perso punti rispetto al pre-Covid. Se da un lato la ricerca di proteine nobili sta prendendo sempre più piede, dall’altro il fattore prezzo gioca un ruolo determinante. Le vendite nel reparto carni evidenziano infatti — secondo i dati NielsenIQ — una sostanziale tenuta per le carni avicole (che restano le preferite dagli Italiani per la buona combinazione salubrità e prezzo: 41% lo share in volume) e una crescita degli acquisti per le suine, favorite da un livello di prezzo inferiore alle bovine. Va anche considerato, però, che le carni avicole sono quelle che nel triennio hanno incrementato i prezzi più delle altre (+21,8% nel 2022 vs il 2019, rispetto al +12% delle bovine e +10% delle suine) e la maggiore stabilità e tenuta dei consumi ne dimostra la minore elasticità rispetto alle variazioni di prezzo(Grafici 9-10-11).
Riguardo alle tipologie merceologiche afferenti alle carni bovine, il 57% dell’offerta è rappresentato dalla voce “bovino adulto” che raccoglie insieme, senza distinzione, la carne di vitellone e quella di altri bovini adulti; le vendite di carne di bovino adulto flettono del 5,1% nel 2022 e perdono un altro 1,6% nella prima metà del 2023.
Per le carni di vitello che rappresentano un terzo dell’offerta, la contrazione delle vendite in volume è più marcata: –5,6% nel 2022 e –2,5% nei primi 6 mesi 2023. Le carni di scottona, dopo la positiva performance del 2022 (+4,4%), nel primo semestre 2023 mostrano un importante cedimento (–7%) in parte da ascriversi alle minori disponibilità (Grafico 12).

Prospettive
Le tensioni sul fronte dei costi di produzione e la difficoltà di approvvigionamento di alcuni input stanno fortemente complicando la gestione degli affari correnti per gli imprenditori zootecnici, in misura nettamente superiore rispetto alle imprese di coltivazione.
L’aumento dei prezzi di vendita ha compensato solo in parte l’aumento dei costi correnti e in molti casi gli allevatori sono stati costretti a modificare la razione alimentare del bestiame, constatando spesso anche minori rese produttive. Inoltre, considerando l’attuale contesto geopolitico e la generalizzata pressione inflazionistica, sembra prevalere l’incertezza anche rispetto al futuro: secondo quanto emerso dall’ultima indagine Panel Ismea sul clima di fiducia in agricoltura, ben oltre un terzo delle aziende del comparto della zootecnia da carne non è in grado di valutare l’evolversi della situazione economica dei prossimi 2-3 anni.
A preoccupare gli allevatori è la necessità di dover mantenere alti i prezzi in un momento in cui molti dei consumatori sono in difficoltà economica per la perdita del potere d’acquisto, mix che potrebbe rilevarsi catastrofico per un settore da tempo in equilibrio precario.
Rendere le filiere più efficienti dal punto di vista ambientale e sociale, soprattutto in alcuni territori, diventa sempre più un’esigenza primaria. Obiettivi primari saranno, oltre ad una maggiore autosufficienza produttiva sul fronte dei ristalli, anche una migliore riconoscibilità del prodotto di qualità e una maggior aggregazione e compattezza tra gli anelli della filiera. Intanto, allevatori e macellatori stanno lavorando all’obiettivo comune di redazione di un Piano di settore per il bovino da carne italiano. Praticamente il coronamento di un percorso iniziato dagli allevatori anni fa e basato su tre pilastri, sostanzialmente già realizzati: il Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia, la sperimentazione per produrre ristalli in Italia e l’interprofessione.

Le novità normative
Bocciatura del Parlamento europeo dell’inclusione degli allevamenti nella direttiva sulle emissioni industriali. Gli allevamenti non sono paragonabili alle fabbriche industriali. La partita non è ancora finita, poiché i negoziati interistituzionali dovranno pronunciarsi definitivamente nel trilogo che si terrà dopo l’estate;
continua il percorso per aggregare le produzioni certificate con l’SQNZ sotto un marchio-ombrello, importante, da pubblicizzare e comunicare ai consumatori, per aiutarli a riconoscere le produzioni degli allevatori italiani e puntare ad un valore aggiunto;
la Giunta regionale del Veneto ha approvato la Delibera per l’invio al MASAF dei Disciplinari di produzione, per l’inserimento nel Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia (SQNZ) per i seguenti prodotti: Agnello al pascolo – Avicoli-carne – Bufalo e bufala ai cereali – Coniglio alimentato con fieno – Vitello al latte e cereali – Vitellone e scottona allevati ai cereali (già in attività con l’SQNZ) – Latte crudo vaccino e derivati -– Latte crudo di bufala e derivati – Miele – Disciplinare latte crudo vaccino e derivati. Tali disciplinari entrano direttamente nell’SQNZ grazie all’art. 3, commi 5, 6, 7, 8, del DM 16/12/2022 ed i capofiliera potranno utilizzare sui prodotti certificati il marchio-ombrello del “Consorzio Sigillo Italiano”;
Meat sounding: è stato recentemente approvato un emendamento al disegno di legge sugli alimenti “sintetici” che vieta l’utilizzo di nomi che fanno riferimento alla carne ed ai suoi derivati per prodotti trasformati contenenti prevalentemente proteine vegetali. Questo passo è finalizzato a garantire, da un lato, la tutela del patrimonio zootecnico nazionale e, dall’altro, un’informazione trasparente per i consumatori, evitando confusione e permettendo loro di fare scelte consapevoli;
il Ministero dell’Agricoltura, con decreto del 30/03/2023 pubblicato sulla GU del 30 maggio, apporta precisazioni, correzioni formali e un’armonizzazione del testo del decreto del 23/12/2022 relativo ai pagamenti PAC. Sono state introdotte norme transitorie per l’anno di domanda 2023, riguardanti l’adesione al sistema di qualità SQNBA, e vengono inoltre precisate alcune disposizioni nel caso in cui vi siano più detentori. Per il livello 1, l’allevatore si impegna a ridurre l’uso degli antimicrobici veterinari. Tale riduzione viene quantificata attraverso lo strumento ClassyFarm. Gli allevamenti che comprendono bovini, ovini, caprini, bufalini e suini con diversi orientamenti produttivi, sono ammessi a presentare le domande nel periodo compreso tra il 1o gennaio e il 31 dicembre di ogni anno. Per livello 2, riguardante l’adesione al Sistema di qualità nazionale per il benessere animale (SQNBA) con pascolamento, l’allevatore aderisce rispettando gli impegni previsti dal Disciplinare SQNBA con ricorso al pascolo. Sono ammessi al premio gli allevamenti bovini con orientamento produttivo da latte, da carne ovvero a duplice attitudine, e gli allevamenti di suini. Per l’annualità 2023, l’impegno si considera soddisfatto mediante la richiesta di adesione al sistema di qualità SQNBA entro la data ultima di presentazione della domanda unica e mediante il controllo dell’attività di pascolamento. L’obbligo di pascolamento si considera soddisfatto rispettando i termini indicati dal decreto ministeriale del 23 dicembre 2022, ossia effettuando uno o più turni annuali di pascolamento della durata complessiva di almeno sessanta giorni, con un carico di bestiame di almeno 0,2 UBA/ettaro/anno. Nel caso in cui il bestiame venga affidato a un detentore temporaneo per il pascolo, il pagamento è effettuato prioritariamente al detentore principale.



Fonte: Tendenze e dinamiche recenti
Bovino da carne – Luglio 2023
Responsabile: Fabio Del Bravo
Coordinamento tecnico: Michele Di Domenico
Redazione: Paola Parmigiani Ismea,
Ismea.it



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