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Nella relazione tra consumo di pesce e prevenzione cardiovascolare si conferma il ruolo chiave degli Omega-3

NFI Nutrition Foundation of Italy

30, Jul 2023

La raccomandazione a consumare regolarmente pesce è condivisa da quasi tutte le linee guida per una sana alimentazione, nazionali e internazionali. Le evidenze scientifiche degli ultimi decenni hanno infatti confermato il ruolo di questo alimento, e di specifici nutrienti e componenti biologicamente attivi in esso contenuti, nella prevenzione delle malattie cronico degenerative, soprattutto cardiovascolari. In particolare, oltre alla quota proteica, alle vitamine e ai minerali, la componente lipidica del pesce è stata ampiamente studiata come principale fonte dietetica di acidi grassi polinsaturi a lunga catena della serie omega-3, la cui assunzione è stata messa in relazione con la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari, inclusa la morte cardiaca improvvisa, probabilmente mediante la prevenzione delle aritmie ventricolari fatali.

I risultati di questa metanalisi confermano i benefici del consumo regolare di pesce, ridimensionando il significato degli studi che hanno rilevato un aumento del rischio di fibrillazione atriale nei pazienti con alto rischio cardiovascolare che assumevano quantità molto elevate di omega-3 con farmaci o integratori. Tale osservazione si riferiva a soggetti trattati con dosi dell’ordine di 3-4 grammi al giorno di questi acidi grassi, equivalenti a parecchie porzioni quotidiane dei pesci più ricchi di questi composti.

Il dato della metanalisi è particolarmente solido: innanzitutto perché deriva dalla valutazione di 17 studi, per un totale di 54.799 partecipanti di 21 paesi in 4 continenti (Nord America, Europa, Asia e Africa), con un follow-up mediano di 13 anni; in secondo luogo perché la registrazione delle abitudini alimentari, e specificamente del consumo di pesce, è corroborata dal dosaggio dei livelli di omega-3 endogeni, circolanti o nel tessuto adiposo, indicatori puntuali della loro presenza nella dieta. L’analisi di questi dati evidenzia l’assenza di associazione con il rischio di fibrillazione atriale per i livelli dietetici ed endogeni di EPA, e una correlazione statisticamente significativa, inversa, e quindi favorevole, per i livelli dei prodotti a più lunga catena, DPA o acido docosapentaenoico e soprattutto DHA, aggiungendo quindi elementi a supporto dell’importanza dell’apporto di omega-3 da pesce in prevenzione cardiovascolare.


NFI Nutrition Foundation of Italy


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