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Analisi del food

Api, non solo miele

di Ballarini G.


Il miele è uno degli alimenti più antichi dell’uomo: l’allevamento delle api era infatti già praticato nell’Antico Egitto, circa 3.000 anni prima della nascita di Cristo, usando arnie cilindriche in terracotta, disposte orizzontalmente, da cui si estraevano i favi colmi di miele. Sempre gli antichi Egizi svilupparono l’apicoltura nomade spostando lungo il Nilo gli alveari per seguire il succedersi delle fioriture e ottenere un alimento riservato alle caste più elevate e usarlo nei riti di mummificazione e in medicina. Le api sono anche tra i primi insetti che oggi consideriamo una risorsa preziosa per il mantenimento del nostro ecosistema e il futuro stesso dell’umanità (si pensi soltanto che, Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, la FAO, delle 100 specie di colture che forniscono il 90% dei cibi di tutto il mondo, 71 sono impollinate dalle api, NdR).

Nuovo futuro per le api
L’allevamento, i mercati e la commercializzazione degli insetti stanno riscuotendo notevole interesse e il loro futuro come cibo, ingredienti alimentari e nei mangimi per animali sembra promettente. A questo proposito, le nidiate delle api mellifere, costituite da larve e pupe, possono essere considerate un cibo di potenziale consumo per l’uomo, non essendo tossiche ma anzi con elevato valore nutrizionale, un alto contenuto di proteine, amminoacidi essenziali e acidi grassi, incluso l’acido oleico monoinsaturo. Il consumo di larve e pupe di api è una pratica diffusa in molti Paesi del mondo nei quali sono utilizzate come ingredienti di diverse preparazioni in cucina (mentre secondo un’analisi Coldiretti/Ixè, la maggioranza degli Italiani — 54% — considera gli insetti estranei alla propria cultura alimentare e non li porterebbe mai a tavola, NdR). Le forme di consumo più frequenti includono la loro essiccazione, cottura e frittura e la preparazione di conserve. Una volta cotte o essiccate, le nidiate mantengono la loro forma e presentano una consistenza piacevolmente croccante e un intenso sapore di nocciola. Da un punto di vista nutrizionale ad esempio, però, le caratteristiche e la qualità delle nidiate di api sono influenzate da un insieme di fattori che derivano dalla nutrizione, dagli stadi di sviluppo, dalle caste, dal peso corporeo e dallo stato di salute delle api, dalle condizioni dell’habitat e del clima, nonché dai metodi di lavorazione e preparazione. Per quanto riguarda i residui antimicrobici, invece, attualmente il Regolamento dell’Unione Europea n. 37/2010 della Commissione non ha stabilito LMR per le sostanze antimicrobiche nel miele e quindi l’uso di antibiotici in apicoltura non è consentito nella Comunità europea. Anche se i farmaci antibiotici non sono autorizzati per il trattamento delle api, molti studi mostrano la presenza di residui nel miele, sollevando il sospetto che ciò sia causato principalmente dal suo uso illegale in apicoltura. Infine, è da sottolineare il fatto che vi sia necessità di una regolamentazione e di una legislazione specifica per l’uso delle covate come alimento, al fine di sostenerne una corretta produzione, trasformazione e commercializzazione e garantire la sicurezza alimentare e ambientale.
Miele prezioso
Le nidiate di api trovano applicazione anche in medicina, con effetti riportati su problemi di fertilità, malattie nervose e mentali, malnutrizione con miglioramento dell’appetito e aumento di peso e aumento dell’immunità contro le malattie virali. Tuttavia, la maggior parte delle proprietà terapeutiche si trova nel prodotto delle api, ovvero il miele, e soprattutto nei polifenoli di cui questo alimento è ricco. I polifenoli nel miele hanno un alto valore di biodisponibilità e non sono esposti ad alcuna reazione chimica come l’estrazione o il decotto che potrebbe influire sulla loro qualità.
Molto spesso nutrizionisti e medici tendono a sconsigliare elevate quantità di miele per potenziali rischi per la salute; ciononostante, salvo alcune patologie come il diabete, questo alimento è indicato per il suo effetto sullo stress ossidativo e per le sue proprietà antibatteriche, antinfiammatorie, antitumorali, antivirali. Pertanto, i produttori di miele sono incoraggiati ad etichettare il contenuto fenolico sui loro prodotti a base di miele.


Giovanni Ballarini



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