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Vino

Olmo, biciclette e vini

di Valentini A.

 

Mentre sto scrivendo, in Francia si sta svolgendo la corsa ciclistica a tappe più famosa al mondo, il Tour de France. L’attualità dell’evento risveglia nella mia memoria un personaggio leggendario del mondo del ciclismo, che ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere quando la bicicletta l’aveva appesa al chiodo, come si dice in gergo sportivo. L’uomo in questione è Giuseppe Olmo. Gepin, per gli amici, nasce nel 1911 a Celle Ligure in provincia di Savona. Una carriera sportiva folgorante: nel 1931 vince l’argento nella cronometro mondiale, poi alle Olimpiadi del 1932 a Los Angeles vince l’oro nella cronometro a squadre con Attilio Pavesi e Guglielmo Segato.
Passato al professionismo, vince la Milano-Torino nel 1936 e la Milano-San Remo nel 1938; il 31 ottobre 1935 stabilisce al Vigorelli di Milano il record dell’ora, infrangendo per primo il muro dei 45 km orari. Chiude la carriera nel 1941 e apre, nella natia Celle Ligure, una fabbrica di biciclette a suo marchio. Continua a pedalare con profitto nel settore industriale dando vita ad attività con prodotti di sua invenzione. Un personaggio eclettico dai molteplici interessi. Lascia questa vita il 5 marzo 1992, creando un grande vuoto e, al contempo, un’eredità ai suoi famigliari costellata da innumerevoli occupazioni.
Negli anni ‘70 e ‘80 collaboravo con suo cognato Aldo Dapelo, noto industriale nel settore dei cavi elettrici. Il mio compito era quello di amministrare le due aziende agricole, Ascagnano, in provincia di Perugia, e Artimino, in provincia di Firenze. Nelle frequenti visite che facevo a Giuseppe, lo stimolavo a raccontare le sue strepitose vittorie, quando il ciclismo era uno sport più genuino e la potenza era espressa dalle gambe e non dalla testa. Il suo ricordo è incancellabile poiché possiedo due biciclette Olmo, una nera classica con i freni a bacchetta, e un’altra fatta su misura, di stile sportivo, che il campione mi donò.

Artimino e l’arte dell’ospitalità
Donna Dina, l’adorata moglie di Gepin, anni 96 ben portati, è ancora sulla breccia e, seguendo l’esempio del suo indimenticato marito, ha fatto l’investimento più prestigioso nel settore agricolo e turistico alberghiero, acquistando, attraverso una società di famiglia, la prestigiosa villa medicea La Ferdinanda (www.artimino.com), detta anche la “villa dei 100 camini”, opera del grande architetto di corte Messer Bernardo Buontalenti.
La proprietà copre un’estensione di circa 700 ettari sulle colline prospicenti Firenze, da dove si dominano Prato, Pistoia e la zona dell’Empolese, a ridosso della villa Il Montalbano, dove Leonardo, dalla vicina Vinci, sperimentava le sue macchine alate. Le colline ben esposte a mezzo­giorno coprono una superficie a vigneti di circa 100 ettari per la produzione dello storico Carmignano, prima de­no­minazione di origine controllata del mondo, voluta da Cosimo III dei Medici nel 1716, codificata attraverso un bando granducale e una muraglia lunga 32 km che ne delimitava i confini. Il resto del territorio è ammantato da circa 30.000 piante di ulivo, che conferiscono al paesaggio un cromatismo unico e suggestivo insieme.
Il vino prodotto in Artimino ha storia da vendere e da raccontare. Cantore di tanto vino, Francesco Redi, nel ditirambo bacchico così recita: “ma di quel, che sì puretto si vendemmia in Artimino vò trincarne più d’un tino… che saria gran follia e bruttissimo peccato bevere il Carmignan; quando è innacquato”.
Nel ‘300 Pietro Domenico Bartoloni, cronista, parla dei “vini di Carmignano e di Artimino che sono eccellenti”, ed eccellenti anche i prezzi. Ser Lapo Mazzei (1350-1412) ne acquista 15 some per conto di Francesco Marco Datini, padre dell’economia moderna perché inventore della cambiale, pagando quattro volte di più dei vini di altre zone. Cosimo III inviava Carmignano ad Anna d’Inghilterra. Il vino piacque tanto agli Inglesi che Filippo Mazzei di Poggio a Caiano ne fece un attivissimo commercio in un suo magazzino a Londra.
Oggi la proprietà sta rivivendo i fasti rinascimentali grazie agli investimenti illuminati degli eredi di Olmo nelle persone di Anna Maria, Silvana, Giorgio Segantini, e l’ingresso di un cambio generazionale che vede alla guida di tutta questa attività turistico-alberghiera e agricola i nipoti Francesco e Annabella Olmo.
Lo scorso anno ricorrevano gli 80 anni dalla conquista olimpica e a ricordo di questo evento hanno dedicato un magnum di vino di Artimino fuori commercio, riproducente in etichetta la medaglia d’oro olimpica. È recente il riconoscimento del­l’Unesco che ha nominato la villa Patrimonio dell’Umanità a giusto titolo.
Artimino offre una variegata possibilità di servizi, la villa con i suoi ampi saloni può ospitare convegni e congressi serviti da un catering interno. La struttura alberghiera dispone di 37 camere nell’edificio dell’Hotel Paggeria Medicea, 59 appartamenti nel Borgo di Artimino (a 300 metri) e 6 appartamenti esclusivi chiamati “Fagianaie”.
Nel ristorante Biagio Pignatta, dedicato al primo maggiordomo di Ferdinando de’ Medici, viene proposta una cucina tipica con prodotti di fattoria a km zero.
All’interno della tenuta c’è anche l’enoteca Cantina del Redi, situata nel Borgo di Artimino, che conserva le mura di un secolare castello di origine medievale. Qui si possono degustare piatti tipici toscani e vini della tenuta artiminese.


Angelo Valentini



Artimino Spa
Viale Papa Giovanni XXIII, 1 - Carmignano (PO)
Telefono: 055 8751424
E-mail: info@artimino.com
Web: www.artimino.com



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