Agroalimentare, scatta obbligo stabilimento su etichetta. In caso di inadempimento, per le aziende previste sanzioni che vanno da 2.000 a 15.000 euro

Data: 05/04/2018

Scatta oggi, giovedì 5 aprile, l’obbligo di indicare nell’etichetta degli alimenti, la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento. Lo rende noto Coldiretti ricordando che domani entra in vigore il decreto legislativo 15 settembre 2017 n. 145. “Una norma – sottolinea l’associazione - per consentire di verificare se un alimento è stato prodotto o confezionato in Italia, sostenuta dai consumatori che per l’84% ritengono fondamentale conoscere, oltre all’origine degli ingredienti, anche il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione”, secondo la consultazione on line del ministero delle Politiche agricole.

In caso di inadempienza, scattano sanzioni che vanno da 2.000 a 15.000 euro, per la mancata indicazione della sede dello stabilimento o se non viene evidenziato quello effettivo nel caso l’impresa disponga di più impianti. “in quest’ultimo caso, è consentito – spiega Coldiretti – indicare tutti gli stabilimenti purché quello effettivo sia evidenziato mediante punzonatura o altro segno identificativo, mentre nel caso di prodotti non destinati al consumatore finale ma alla ristorazione collettiva o all’azienda che effettua un’altra fase di lavorazione, ci si può limitare a indicare la sede dello stabilimento solo sui documenti commerciali di accompagnamento”.

Secondo l'associazione è però necessario un ulteriore passo avanti, ovvero l’indicazione obbligatoria in etichetta per tutti gli alimenti anche dell’origine degli ingredienti. Coldiretti afferma infatti che sia proprio l'origine dei cibi a determinare le scelte di acquisto del 96% dei consumatori. "Una battaglia per la trasparenza condotta da Coldiretti che ha portato molti risultati anche se – continua Coldiretti – oltre 1/4 della spesa degli italiani è ancora anonima con l’etichetta che non indica la provenienza degli alimenti, dai salumi ai succhi di frutta fino alla carne di coniglio”.

"Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all’estero - si legge sul sito dell'associazione - senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l'origine, come avviene anche per il fiume di 200 milioni di chili di succo di arancia straniero che valica le frontiere e finisce nelle bevande all'insaputa dei consumatori perché l'etichetta non lo dice".



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