Federalimentare, sconcerto dopo accordo Ue-Giappone. "Blocchiamo tutti gli accordi, se la Commissione non è capace di affrontare gli aspetti organizzativi"

Data: 25/01/2018

Meno fretta nella conclusione di nuovi accordi e più attenzione ai dettagli applicativi di quelli in essere. E' secca la reazione di Federalimentare dopo che, passando nella fase attuativa, l'accordo tra Ue e Giappone per la liberalizzazione dell'esportazione di alcuni prodotti alimentari ha di fatto consentito l'imitazione ingannevole dei formaggi italiani.

"Nell'accordo UE-Giappone, l'Unione Europea ha agito con assenza di trasparenza". A dirlo senza giri di parole è Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare, alla luce di quanto emerso sui formaggi italiani DOP inseriti nell'accordo che risultano oggetto di pesanti eccezioni che di fatto consentono liberamente la loro imitazione ingannevole.

"Saranno tutelati - spiega il presidente di Federalimentare, facendo eco alle proteste di Assolatte - i nomi composti Grana Padano e Pecorino Romano ma chiunque potrà produrre un “grana” o un “pecorino”. Peggio ancora il caso del Parmigiano Reggiano per il quale viene liberamente legittimata la registrazione di un prodotto denominato Parmesan".

Per questo, nonostante l'industria italiana sia sempre favorevole allo strumento degli accordi di libero scambio internazionali quando questi favoriscono una globalizzazione governata e basata su regole serie e trasparenti, stavolta chiede di non ratificare l’accordo nell'attuale formulazione a partire dal Parlamento Europeo vista l'assenza di tutela di questi principi fondamentali, a meno che non si riescano ad apportare delle correzioni capaci di tutelare i nostri formaggi dop.

Inevitabile l'amara conclusione: "Piuttosto che rincorrere nuovi accordi senza un'adeguata attenzione ai dettagli applicativi, la Commissione si concentrasse sulla verifica delle regole di implementazione degli accordi sottoscritti. È quello che sta succedendo nel caso del CETA in cui un elemento positivo era stato l’aumento della quota di formaggi europei (e quindi italiani) esportabili verso quel Paese. Peccato che il meccanismo di attribuzione delle quote ideato dai canadesi stia portando oggi a meccanismi di gestione poco trasparente delle quote stesse che vengono “affittate” con costi stranamente simili a quelli dei dazi formalmente cancellati".

"Di fronte a tali situazioni - conclude Scordamaglia - chiediamo all’Europa di bloccare il proliferare di nuovi accordi (Mercosur e Nuova Zelanda in primis) dedicandosi piuttosto alla condivisione e verifica dei dettagli applicativi che sono poi quelli che fanno la differenza".

Non si è fatta attendere la replica. Un portavoce della Commissione ha precisato che "l'accordo commerciale tra Ue e Giappone assicura un livello di protezione per i formaggi a denominazione di origine italiani nel mercato giapponese, incomparabilmente superiore rispetto all'attuale situazione. Inoltre nessuna "imitazione o etichettatura fuorviante sarà consentita - insiste il portavoce della Commissione Ue - e sia le autorità giapponesi sia quelle dell'Ue avranno il compito di applicare questa regola di protezione di base".

L'accordo deve essere ratificato dal Parlamento europeo e i margini di modifica sono sostanzialmente nulli. Il Ceta è già stato ratificato da quasi tutti i paesi europei compresa, mentre in Italia manca un ultimo passaggio in Parlamento: un compito che spetterà alla prossima legislatura e l'approvazione potrebbe non essere più così scontata.



(EFA NEWS)

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