La carne? Il menù è ricco di sapori se è garantito dagli allevatori italiani

Data: 05/05/2016



Frettolosamente la chiamiamo semplicemente “carne”, ma la carne non è tutta uguale. E gli allevatori italiani lo sanno bene, visto che ogni giorno si impegnano nelle loro stalle e nei pascoli per offrire al consumatore il top della qualità.
“Ecco perché Aia è a Torino a fianco di Coldiretti - ricorda il presidente Pietro Salcuni - per raccontare i mille volti della carne 100% italiana, prodotta nel rispetto del benessere animale, tracciabile in ogni suo passaggio, buona da mangiare e preziosa fonte di nutrienti di elevato valore biologico”.
Perché la carne è sempre diversa e non c’è rischio di annoiarsi con gli allevatori italiani, dal nord al sud.

E poco importa che siate amanti di bistecche, arrosticini, lombate, arrotolati o brasati, perché il Sistema Allevatori è lì a garantire la vostra spesa, entrando in ogni allevamento con i propri tecnici.
Sul fronte della carne bovina non abbiamo rivali. La battuta di fassona Piemontese, tenera, dal colore inimitabile e dal sapore delicato resta uno dei piatti più esclusivi della cucina italiana. E che dire della bistecca alla fiorentina di pura Chianina, celebrata in tutto il mondo, come simbolo del made in Italy a tavola? Ma le cosiddette “razze bianche” non finiscono mai di stupire ed è impossibile non restare rapiti da una Romagnola o da una Marchigiana al pascolo, tasselli insostituibili del nostro paesaggio appenninico. Lo stesso potremmo dire della Maremmana e della Podolica, dalle grandi corna, razze rustiche capaci di vivere all’aperto tutto l’anno, con carni dal sapore caratteristico, favolose nei brasati, ma anche sulla griglia. Poi ci sono la Charolaise e la Limousine, razze dai natali francesi che hanno trovato in Italia una seconda patria e che oggi sono diffuse lungo tutto lo Stivale, apprezzate dal consumatore per la succosità e la tessitura delle carni che assicurano in tavola.

C’è poi la Pezzata Rossa Italiana, razza a duplice attitudine, capace di offrire all’allevatore buone produzioni di latte ed un vitello di splendide forme, particolarmente apprezzato da ingrassatori e macellai. Discorso analogo per Rendena e Valdostana, razze di montagna che danno il massimo sia in sala mungitura che sul barbecue.
Ma gli amanti dei sapori forti non possono fare a meno di pecore e capre, vale a dire agnelli, capretti, braciole di castrato, arrosticini, pecore bollite e altre specialità regionali. Siamo un Paese ricco di razze ovicaprine, partendo da quelle eminentemente da carne (Appenninica, Barbaresca, Bergamasca, Biellese, Fabrianese, Gentile di Puglia, Laticauda, Merinizzata italiana e Sopravissana) per spaziare a quelle più da latte (Altamurana, Comisana, Delle Langhe, Leccese, Massese, Pinzirita, Sarda e Valle del Belice) che però offrono ugualmente emozioni di gran classe ai gourmet. Non meno stimolante il mondo della capra, con razze del calibro di Camosciata delle Alpi, Garganica, Girgentana, Jonica, Maltese, Orobica, Saanen e Sarda, favolose per il latte, uniche per la carne, delicata e dal sapore inconfondibile al tempo stesso.

Del suino che dire? L’italica fama nel mondo è stata anche costruita a colpi di prosciutto (Parma, San Daniele, Carpegna, Modena, Toscano) e di insaccati, ma sul suino pesante e su quello da macelleria, figlio di sapienti incroci fra Large White, Landrace, Duroc e Pietrain, i suinicoltori italiani hanno scritto la storia. Poi c’è il capitolo delikatessen ottenute da razze autoctone, mantenute in vita e recuperate grazie alla passione dei nostri allevatori. Il loro nome? Cinta senese, Casertana, Mora Romagnola, Nero siciliano, Apulo-calabrese, Sarda.

Poi c’è il settore cunicolo, grazie al quale il consumatore può gustare una delle carni dal valore nutrizionale più elevato, quanto povera in colesterolo. Elencare tutte la razze a disposizione sarebbe troppo lungo, ma citiamo solo Bianca Italiana, Macchiata Italiana e Argentata Italiana, che oggi uniscono produttività e rusticità, mantenendo una qualità delle carni assoluta.
E per finire una specialità per i gourmet. Stiamo parlando della carne di Bufala mediterranea italiana, sconosciuta ai più, ma apprezzatissima dai grandi chef per la sua morbidezza, per il suo sapore delicato e per un colore capace di catturare anche il più distratto dei consumatori.

Un patrimonio presidiato quotidianamente da più di 40mila allevatori, presenti con i loro animali non solo in pianura, ma anche nelle aree marginali e di montagna, dove esercitano un ruolo di presidio del territorio di fondamentale importanza per scongiurare il dissesto idrogeologico.
Quando vi metterete a tavola, pensate anche a loro.



(AIA)

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