API-Confagricoltura: acquacoltura ferma, mancano ordini dei ristoranti per le produzioni pregiate

Data: 20/05/2020

“Non c’è ancora ripartenza per gli allevamenti ittici. La ripresa si avrà solo con la piena operatività del canale Ho.Re.Ca. Intanto invitiamo i consumatori a scegliere pesce di produzione nazionale”. Lo ha detto Pier Antonio Salvador, presidente dell’Api, l’associazione che riunisce i piscicoltori di Confagricoltura.

“L'emergenza Covid-19 ha messo in ginocchio i 650 allevamenti italiani di pesce d’acqua dolce, spesso di piccole dimensioni. – ha spiegato Salvador - La fine del lockdown, purtroppo, non ha automaticamente fatto ripartire i consumi del comparto. Chiuse le pescherie, fermi i ristoranti e il turismo, interrotta la pesca sportiva, quasi annullato l’export: le perdite per gli allevatori ittici sono state notevoli: oltre 15 milioni di euro in due mesi”.

Nel periodo di quarantena ha tenuto, in parte, solo la maricoltura e in particolare la produzione di spigole e orate, molto gradite dal consumatore italiano.

Piena crisi per il pesce d’acqua dolce: trota, anguilla, persico, pesci gatto e ciprinidi. Per il caviale, di cui l’Italia è il primo produttore europeo e il terzo mondiale, si ipotizza la riduzione di un terzo della produzione. Le specie ittiche d’acqua dolce – ricorda l’Associazione Piscicoltori Italiani di Confagricoltura - sono circa due terzi di tutta la piscicoltura e l’export delle trote, fiore all’occhiello dell’acquacoltura italiana, prima dell’emergenza, raggiungeva il 30%.

“Ci siamo subito attivati perché Stato e Regioni avviassero specifiche azioni a supporto del settore. Gli allevamenti ittici non hanno potuto interrompere la propria attività e hanno continuato ad alimentare e mantenere il pesce in un adeguato stato di benessere e salute, con costi gestionali e insufficienti ritorni economici. Per il pesce “Made in Italy” – ha concluso Salvador - deve essere avviata una campagna promozionale capillare presso la GDO il canale Ho.Re.Ca. Chiediamo la massima tracciabilità e trasparenza a garanzia dell’origine alla ristorazione che, in piena attività, assorbe più del 25% del nostro prodotto”.


Confagricoltura - Ufficio Stampa

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