Filiera Italia sui dazi, “Italia salva da ultimo giro ma non abbassi la guardia”. Export agroalimentare italiano a +6,6% con mercato USA al +11,1%, ma italian sounding vale ancora 4 volte il nostro export

Data: 16/02/2020

L’Italia esce indenne dall’ultimo giro di valzer sui dazi, nessun nuovo prodotto Made in Italy entra nella lista rivista di quelli soggetti a nuove misure trumpiane “Una buona notizia per tutto il settore” dice Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

“Un mercato necessario, strategico e non sostituibile per il nostro export” continuano da Filiera Italia parlando dello sbocco americano che oggi, pur gravato da dazi al 25% sulle principali eccellenze (come olio, salami e formaggi a pasta dura) vale comunque, stando agli ultimi dati Istat appena diffusi, 4,5 miliardi di euro e si posiziona al primo posto nei mercati extraeuropei e comunque al secondo posto in assoluto, con un tasso di crescita a due cifre, che ha visto aumentare nel 2019 le nostre esportazioni verso quel paese, del + 11,1% rispetto al 2018.

Un dato eccellente che sempre stando ai dati Istat rispecchia l’ottima perfomance dell'export di settore in generale: +8,0% dicembre 2019 sullo stesso mese del 2018, con un consuntivo sui 12 mesi a +6,6%, superando il +6,0% che era stato previsto, per un totale di 35,4 miliardi, rispetto ai 35,2 previsti.

Tornando agli USA, una crescita a passo spedito confermata anche dalle analisi sul posizionamento competitivo delle importazioni agroalimentari effettuate sui dati 2018 che vedono l’industria alimentare italiana al 4° posto come paese fornitore per gli USA dopo Canada, Messico e Francia, al 6° posto per l’agroalimentare comprendendo il settore primario. Con posizioni di spicco sul settore lattiero-caseario e sui formaggi dove per esportazioni il nostro paese è al 1° posto in assoluto, nonostante le sofferenze per imitazioni e contraffazioni, bene anche gli spumanti dove l’Italia è al 2° posto e sta riprendendo terreno sui francesi, di tutto riguardo, infine, il comparto delle carni preparate dove siamo al 3° posto dando un importante distacco al 4° classificato, la Nuova Zelanda.

“Resta ancora molto da fare - prosegue Scordamaglia - soprattutto in termini di difesa delle nostre eccellenze contro l’Italian sounding”. Già perché se in USA il Made in Italy spinge, i tarocchi di più: negli Stati Uniti, infatti, sono falsi 5 prodotti alimentari con evocazione di italianità su 6 e il falso italiano vale 23 miliardi di euro, più di 4 volte il nostro export. “Un plauso al governo e all’ultima missione del sottosegretario al Mae, Scalfarotto, durante la quale era stato chiesto il supporto del congresso Usa” dice ancora Scordamaglia e conclude “Va bene tirare un sospiro di sollievo ma resta importante continuare a sedersi ai tavoli di negoziazione bilaterale in parallelo con i negoziatori dell’Ue”.


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Roma, RM, Italia, 15/02/2020 10:00
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