Interrogazione sui rifiuti plastici recuperati dalle reti dei pescherecci. Quali le iniziative per favorirne la raccolta nelle aree portuali

Data: 19/02/2019

Presentata dall'onorevole Filippo Gallinella (M5S)

"Al ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Per sapere, premesso che:

da alcuni dati resi noti da Legambiente è emerso che, dal maggio a novembre 2018, quasi 5 tonnellate di rifiuti (4,8 per la precisione), in prevalenza di plastica e monouso, sono state recuperate dai fondali marini in alcune zone del Tirreno e dell'Adriatico dai pescatori con le reti a strascico;

in particolare, nell'Arcipelago Toscano sono stati portati 'a galla' 1,8 le tonnellate di rifiuti; a Porto Garibaldi (Ferrara) ad oggi si contano 23 giornate di questo tipo che hanno portato al recupero di oltre una tonnellata di rifiuti; a Manfredonia in una sola giornata sono stati oltre 390 i chili di rifiuti riportati a terra, mentre in due mesi sono stati riportati in superficie 1,6 tonnellate di rifiuti a Terracina;

tali dati sono frutto di progetti sperimentali che sono stati adottati da diversi Paesi, regioni o territori italiani e che hanno consentito ai pescatori di portare a terra i rifiuti ripescati in mare;

ad oggi, infatti, la normativa nazionale prevede che un pescatore che raccoglie rifiuti accidentali con le reti ne diventa poi responsabile, e ne debba dunque pagare lo smaltimento, se vuole riportarli a terra, questo perché i rifiuti ripescati in mare, a differenza di quelli prodotti dalle stesse navi, sono considerati 'rifiuti speciali' (decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) e necessitano quindi di un diverso processo di raccolta e smaltimento;

questo vincolo normativo, nonché onere burocratico ed economico, ostacola il ruolo che pescatori ed acquacoltori potrebbero avere nella raccolta dei rifiuti dispersi in mare e il loro fondamentale contributo alla salvaguardia e alla tutela di quello che, anche per loro, è uno spazio vitale;

diverse associazioni di categoria del mondo dei pescatori, in più occasioni, hanno sottolineato come la normativa vigente impedisca loro di contribuire alla lotta all'inquinamento marino e hanno chiesto, a tal proposito, l'adeguamento della legislazione nazionale, partendo proprio dalla classificazione del rifiuto recuperato in mare;

in secondo luogo, le stesse associazioni lamentano l'assenza, o anche l'inadeguatezza, degli impianti di raccolta di rifiuti presenti nei porti italiani (articolo 4 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182), che spesso si allontanano dal modello ideale della cosiddetta «isola ecologica», nella quale i rifiuti possono essere adeguatamente depositati e differenziati;

è evidente che il costo dello smaltimento dei rifiuti raccolti, considerata anche la loro mole, anche a fronte di un adeguamento della normativa attuale, non potrà andare in capo unicamente agli stessi pescatori, ma sarà necessario trovare le giuste modalità di distribuzione della spesa, incentivando i pescatori ad avere un ruolo centrale nella pulizia del mare;

il successo dei progetti sperimentali, che si affianca anche alla richiesta più volte espressa da diverse regioni italiane che hanno approvato proposte di legge regionali in materia, dimostra che la volontà da parte del popolo del mare non manca, ma che resta soltanto la necessità di un intervento normativo–:

se, sulla base di quanto esposto in premessa ed al fine di risanare e proteggere l'ecosistema marino, non intenda adottare tempestivamente iniziative per adeguare la normativa italiana in materia di classificazione dei rifiuti ripescati in mare, agevolando e valorizzando così il ruolo dei pescatori nella sfida per un mare pulito;

se, in base a quanto manifestato dalle associazioni di categoria dei pescatori, non intenda adottare iniziative per favorire, di concerto con tutte le altre autorità competenti, la raccolta nelle aree portuali dei rifiuti plastici derivanti dall'attività di pesca, prelevati anche in modo accidentale, nonché per introdurre nelle stesse aree portuali sistemi di raccolta differenziata finalizzati al successivo recupero dei rifiuti raccolti in mare anche mediante adeguamento dei piani di raccolta e gestione dei rifiuti previsti dall'articolo 5 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182". (4-02229)



red - 6547
Roma, Italia, 18/02/2019 16:59
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