Il Pesce nr. 6, 2020

Rubrica: Mercati

Articolo di Villa R.

(Articolo di pagina 90)

Il mercato dei salmoni nel 2020

La produzione del Salmone atlantico nel 2019 è aumentata anno su anno del 7% a 2,6 milioni di tonnellate, crescita seguita ad un 2018 che si era chiuso con un incremento del 5% nei volumi, mentre per il 2020 è atteso un calo tra il 2 ed il 4%, secondo il rapporto Fao Globefish. La pandemia Covid-19 ha introdotto molti elementi di incertezza che hanno spinto diversi operatori economici a ritardare il più possibile la raccolta, tanto da ridurre l’offerta nel primo semestre del 2020 e da determinare un peso medio più elevato nella seconda metà dell’anno.

Nei dodici mesi intercorsi tra metà novembre 2019 (settimana 47) e metà novembre 2020 (settimana 46), la Norvegia ha esportato oltre 919.000 tonnellate di salmone fresco, per un valore di 58 miliardi di corone norvegesi (NOK) e 16.300 di salmone congelato; il primo ad un prezzo medio di 60 corone norvegesi per chilo, con un massimo di 75-78 NOK/kg nelle settimane del Natale, mentre dalla settimana 29 del 2020 il prezzo è sempre stato sotto le 55 NOK/kg, fino al minimo di 46,90 raggiunto nella settimana 45; il secondo ad un prezzo medio di 58 NOK/kg con un massimo di 64,5 NOK/kg nella settimana 29 (1).

Il prezzo del salmone fresco è andato scendendo da giugno a motivo della scarsa domanda proveniente dal settore della ristorazione a livello mondiale, unito a maggiori esportazioni verso le industrie di trasformazione site nel continente europeo, che tipicamente spuntano prezzi più bassi.

La produzione norvegese nel 2019 è stata di 1,36 milioni di tonnellate, il valore più alto di sempre, in crescita del 6,2% sul 2018. Appena prima della pandemia il pidocchio ha rappresentato l’ostacolo principale alla crescita della produzione norvegese, motivo per il quale è stato messo in atto un controllo accurato della temperatura dell’acqua, seguito dalle fioriture algali, altra causa di riduzione dei volumi in vaste aree salmonicole del paese. Il Norwegian Seafood Council riferisce che nel 2019 la Norvegia ha ulteriormente ridotto il ricorso all’uso di antibiotici, come mostra il rapporto annuale sull’acquacoltura, con sole 16 prescrizioni pari a 222 kg di farmaci, il minimo mai toccato ed in decremento del 77% rispetto al 2018, ad indicare che il 99% del salmone norvegese è attualmente prodotto senza alcun impiego di antibiotici. I margini degli operatori sono stati ridotti proprio a causa dei problemi sanitari legati al pidocchio e alle alghe, sebbene le autorità statali abbiano dato la possibilità di incrementare la produzione del 6% in nove delle tredici zone di produzione.

In Scozia la produzione ha visto un balzo in avanti del 20% nel 2019 dopo un 2018 alquanto scarso mentre nel 2020 è atteso rimanga stabile sui volumi conseguiti.

In Cile la produzione di salmone atlantico è salita del 6% durante il primo trimestre 2020 (192.000 tonnellate totali), per poi rallentare nei due trimestri successivi a motivo delle restrizioni logistiche e del mercato stagnante.

La sofferenza del settore ristorazione, hotel e catering, che rappresenta il 30% del mercato del salmone, ha avuto un’inevitabile ripercussione sulle vendite, mentre le vendite al dettaglio non hanno compensato tale calo: negli Stati Uniti si è verificata una diminuzione della domanda del fresco sia per i filetti sia per il pesce intero.

Nel 2019 negli USA le importazioni sono state pari a 426.500 tonnellate (+5,8% sul 2018), per un controvalore di 4,3 miliardi di dollari (+3,8% sul 2018), con il Cile che vede aumentare la propria quota come paese fornitore a discapito del Canada.

Il salmone norvegese è stato destinato principalmente in Polonia, Danimarca, Stati Uniti e Francia; la Polonia ha consolidato la posizione di primo mercato salendo dal 16% al 18%, opera essenzialmente come paese di trasformazione il cui prodotto finale viene esportato in tutta l’Europa (Germania, Regno Unito, Italia).

Il salmone cileno ha affrontato numerose difficoltà a raggiungere i tradizionali mercati di sbocco (USA, Giappone, Russia, Brasile, Cina), se si considera che quasi metà delle esportazioni di prodotto fresco negli Stati Uniti avvenivano attraverso voli passeggeri è intuibile come gli operatori abbiano dovuto rivedere molti aspetti logistici per soddisfare la domanda estera, nonostante un primo trimestre 2020 in modesta crescita. Anche il salmone Coho, che vede nel Giappone il principale mercato di destinazione, ha registrato volumi in netta discesa. La Russia nel 2020 ha tolto il bando sanitario all’importazione su quattro stabilimenti cileni, favorendo un maggiore afflusso di prodotto.

Per la seconda metà del 2020 un recupero parziale della domanda è verosimile ma la ripresa ci sarà solamente nel 2021 alla riapertura del settore della ristorazione e dell’ospitalità. Buoni volumi di produzione e prezzi bassi, insieme ad un’innovazione nell’offerta, potrebbero dare la spinta per un incremento della domanda globale, soprattutto se sostenuta da una comunicazione circa la sicurezza alimentare come la riduzione degli antibiotici negli allevamenti norvegesi.

Roberto Villa

 

Nota

1. www.ssb.no/en/utenriksokonomi/statistikker/laks

 

Didascalia: il prezzo del salmone fresco è andato scendendo da giugno a motivo della scarsa domanda proveniente dal settore della ristorazione a livello mondiale, unito a maggiori esportazioni verso le industrie di trasformazione site nel continente europeo (photo © Alexander Blinov).

Stampa print