Il Pesce nr. 4, 2017

Rubrica: Interviste

(Articolo di pagina 58)

Unire pomodori e tilapia e far del bene al pianeta

Progetto Tomatofish, nuova sinergia tra acquacoltura e agricoltura

Un progetto innovativo per il futuro della produzione sostenibile
L’istituto Leibniz per l’ecologia delle acque e la pesca nelle acque interne (1) ha sviluppato un metodo innovativo per la produzione di tilapia e pomodori, che permette di risparmiare risorse ed è pressoché esente da emissioni. Il prof. Werner Kloas, coordinatore del progetto, ci racconta come funziona Tomatofish, da dove è nata l’idea e cosa potrebbe significare per la sostenibilità delle aziende agricole, rurali e urbane, del futuro.

Da dove è nata l’idea del progetto Tomatofish?
«Nel 2007 erano molti i biologi e gli studiosi della pesca che lavoravano presso l’istituto. Un giorno ci siamo messi a parlare di acquacoltura sostenibile in Germania e in Europa. Uno dei miei ex assistenti disse che circa 20 anni prima, nell’ex Germania dell’Est, aveva lavorato a sistemi di acquaponica con carpe e cetrioli: l’approccio che collegava i due sistemi era nuovo, uno per il pesce e l’altro per la coltivazione idroponica delle piante, mediante una valvola unidirezionale che trasferiva l’acqua delle carpe ai cetrioli coltivati in idroponia. Quella fu la prima volta che sentii parlare di doppio ricircolo con il metodo acquaponico. L’acquaponica di solito consiste di un singolo sistema di ricircolo che trasferisce l’acqua dal pesce alle piante e poi nuovamente al pesce, e questo normalmente comporta degli svantaggi: per esempio, il pesce e le piante necessitano di pH diversi e i livelli di nitrati in un singolo sistema di ricircolo sono talmente bassi che non si riesce a coltivare nient’altro che insalate ed erbe.
Il vantaggio di un doppio sistema di ricircolo consiste nella possibilità di gestire entrambe le parti separatamente per ottenere il massimo della produttività. Quel giorno fummo così incuriositi dalle implicazioni e dai benefici, essendo l’acqua una risorsa incredibilmente preziosa, che continuammo a parlarne per le tre ore successive
».

Perché la tilapia e perché i pomodori?
«Volevamo un pesce dalla crescita veloce, più popolare della carpa, così abbiamo optato per la tilapia, il sesto pesce più prodotto al mondo. Abbiamo scelto i pomodori perché rappresentano una sfida più interessante rispetto ai cetrioli, in quanto hanno bisogno di più nutrienti. Se il sistema funziona con i pomodori, allora funzionerà con l’insalata, le verdure, le erbe e altri tipi di piante da colture idroponiche. Qualche mese dopo abbiamo presentato una richiesta di sovvenzione per Tomatofish e ottenuto il finanziamento (2)».

Ritiene che Tomatofish sia adatto alle aziende su larga scala o anche alle piccole comunità?
«Il sistema può funzionare nelle famiglie, con unità dai costi inferiori a 1.000 euro, che in impianti di grandi dimensioni. Le dimensioni dell’impianto di produzione sostenibile più piccolo sarebbero di circa 5.000 m2 e diversi impianti di questo tipo, collegati assieme in un’unica grande serra, costituirebbero un sistema commercialmente fattibile. Esistono già molte serre, ad esempio nei Paesi Bassi, e basterebbe aggiungere l’acquacoltura. Tomatofish è particolarmente indicato per i paesi in via di sviluppo con carenze idriche, ma anche per una produzione alimentare su larga scala più sostenibile».


(Fonte: Affari Marittimi e Pesca in Europa)



Note
(1) Forschungsverbund Berlin e.V. – Leibniz-Institut für Gewässerökologie und Binnenfischerei, Germania, IGB.
(2) Il progetto è finanziato dal settimo programma quadro della UE per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e le attività di dimostrazione. Il coordinatore è l’IGB e il consorzio INAPRO – Innovative aquaponics for professional applications.

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