Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2010

Rubrica: Vino

Articolo di Lagorio R.

(Articolo di pagina 110)

Tenuta di Capezzana

Dagli anni Venti di proprietà della famiglia Contini Bonacossi la tenuta è dedita alla produzione di vino e olio su una superficie complessiva di 670 ettari, 106 coltivati a vigneto e 140 a oliveto

All’inizio del secolo scorso il Conte Alessandro Contini Bonacossi, con la moglie Vittoria e i figli Augusto Alessandro e Vittorina, ritornò in Italia dalla Spagna, dove si era dedicato ad un’attività di antiquariato di altissimo livello che gli aveva permesso di iniziare quella che sarebbe divenuta una delle più grandi collezioni private italiane di dipinti, sculture, mobili e ceramiche. Dopo la sua morte, dietro sua volontà e per opera dei figli, il nucleo centrale di questa eccezionale raccolta costituì la donazione Contini Bonacossi, che oggi è parte integrante della Galleria degli Uffizi, conservata in dieci sale. Negli anni Venti Augusto Alessandro acquista la proprietà di Capezzana, poi ampliata con l’acquisto di due fattorie confinanti: Poggetto e Trefiano. Nasce così la Tenuta di Capezzana, costituita da tre fattorie e più di 120 poderi, dedita alla produzione di vino e olio. Nel 1945 ad Augusto Alessandro si affiancò il figlio Ugo, reduce dalla guerra e laureato in agraria che prese gradualmente la direzione della tenuta trasformandola da conduzione mezzadrile ad azienda moderna. Oggi la direzione di Capezzana spetta ad alcuni dei figli di Ugo, che si sono così suddivisi i compiti in azienda: Filippo è agronomo ed ha la direzione della campagna; Benedetta, che lavora a stretto contatto con l’enologo Stefano Chioccioli, ha la direzione della cantina; Beatrice cura il settore marketing e commerciale, coadiuvata dalla nipote Serena.


La famiglia Contini Banacossi al completo. Lisa e Ugo Contini Bonacossi assieme ai figli Serena, Filippo, Beatrice e Benedetta.

Attualmente l’azienda ha una superficie complessiva di 670 ettari di cui 106 sono coltivati a vigneto e 140 a oliveto. Il centro aziendale è costituito dalla villa padronale, la fattoria, la cantina storica d’interminabili cunicoli, la cui porzione più antica risale al Cinquecento, un agriturismo con 7 incantevoli camere doppie, un moderno frantoio ed un’ampia vinsantaia, collocata sopra alla cantina. Ma nell’Archivio di Stato di Firenze è stata rintracciata una pergamena datata 804: si tratta di un contratto di affitto che documenta come già 1200 anni fa a Capezzana venissero coltivati olivi e viti per la produzione dell’olio e del vino. La peculiarità del clima è spiegata dalla invidiabile posizione geografica: situata su uno dei contrafforti che si staccano dal Montalbano, risulta essere vicina al piede dell’alto Appennino tosco-emiliano, da cui dista non più di 10 km in linea d’aria. Inoltre, è posta ad un’altitudine ideale per la vite (200 metri sul livello del mare) che in estate garantisce giornate calde, seguite da notti rinfrescate dai venti che scendono dall’Appennino. Condizioni ottimali per una buona maturazione, che generalmente è anticipata di una o due settimane rispetto ad altre zone viticole toscane. Di questa predisposizione se n’erano accorti gli agronomi del Granducato, tanto che Cosimo III nel 1816 decreta, con apposito disciplinare e relative sanzioni, la denominazione di origine Carmignano insieme a quelle del Chianti, del Pomino e della Val d’Arno Sopra. Di Tenuta Capezzana avevo fulgido ricordo grazie ad una bottiglia di Vin Ruspo 2005 offertomi in un noto ristorante fiorentino. Vin ruspo: “ruspato”, sottratto dal mezzadro al padrone (con tacito consenso di quest’ultimo) dai tinelli trasportati a dorso d’asino verso la fattoria. Il mosto ruspato veniva messo subito in damigiana ed era pronto all’uso dopo pochi mesi dalla vendemmia. Il nostro Vin Ruspo 2009 è tenue di colore, con profumo persistente e gradevolmente intenso di frutta. Al gusto, quasi aggressivo inizialmente, regala infine fragranza e sapidità equilibrata, sentori di fragola lasciando percepire alla lunga un delizioso retrogusto di mandorla. L’assaggio mi conforta nel ricordo. La selezione massale già operata da tempo sulle vigne di proprietà ha portato, nelle progressive operazioni di reimpianto, alla individuazione dei cloni migliori e che meglio si adattano alle caratteristiche del terreno.

È avvenuto per il Trebbiano Rosato, un’uva a chicco spargolo raccolta a metà ottobre quando è sovramatura. In questo caso avviene una cosiddetta vendemmia verde a luglio (dei tre grappoli si recide quello centrale). La pressatura delle uve è a febbraio ed il succo rimane per almeno cinque anni in caratelli da 100 litri chiusi da tappo di sughero fissato con cemento; all’interno del caratello fermenta per due stagioni. Il Vinsanto Villa di Capezzana 2004 è giallo dorato e tende all’ambrato translucido e denso. Aromatico è lo spettro olfattivo, che rimanda alla nocciola, in sottofondo alla frutta candita, con intensità. La bocca, quasi secca, è brillante e di buon contrasto acido-frutto, coerente con quanto appreso all’olfatto. Prolungato nel finale, avvolge pienamente le papille. Il Barco Reale 2007 è di colore rosso rubino marcato e a tratti scuro, limpido e di consistenza palpabile. I profumi sono abbastanza intensi, erbacei e minerali, con riconoscimenti di narciso e si appoggiano su un quadro aromatico abbastanza fine e di discreta persistenza. La bocca è ancora ruvida, la trama tannica abbastanza matura e morbida. Non trova ancora equilibrio tra le parti ma il tempo regalerà armonia e piacevolezza. Si cambia passo però quando all’assaggio ci arriva il Carmignano Villa di Capezzana 2005. Viene prodotto dall’azienda dagli anni Trenta, ma solo nelle migliori annate. Le uve utilizzate sono per un 80% Sangiovese e per il restante 20% Cabernet Sauvignon. Si presenta con colore rubino cupo, molto intenso e impenetrabile; possiede profumo dolce e speziato, gusto che ricorda la viola, morbido, avvolgente con finale lungo e reminiscenza di liquirizia. Con l’uva proveniente dai terreni alluvionali del torrente Furba, Tenuta Capezzana elabora dal 1979 un super tuscan dal nome Ghiaie della Furba. Anche nel caso del 2006 l’aspetto cromatico è ciò che colpisce maggiormente: rosso-violaceo carico e denso. Molto ampio il quadro aromatico, che sfiora la complessità: in un quadro di finezza ed eleganza cede al naso corpo, tannini, fragranza di spezie. Elementi che si ritrovano perfettamente in bocca, allentata da piacevole astringenza. Ma favorevolmente mi ha colpito il Trebbiano 2006. Matura in tonneaux dove il mosto subisce un battonage per un anno intero: il primo mese tutti i giorni, nel tempo che rimane una volta alla settimana. Viene immesso sul mercato dopo tre anni dalla vendemmia, avendo passato 15 mesi in legno e 18 in bottiglia.

Sorprende per l’armonia dei colori solari, la complessità al naso, l’equilibrio acidulo che sprigiona in bocca rincorso da una persistente frutta matura e mela cotta. Con il pretesto del Vin Ruspo mi farà tornare in quella splendida dimora.

Riccardo Lagorio

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