Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2010

Rubrica: Vino

Articolo di Franchini L.

(Articolo di pagina 44)

Graeser Winery

La cantina, i vigneti, i vini e la storia di questa splendida realtà californiana. E soprattutto di un vero avventuriere del vino: Richard Graeser

La California vinicola stupisce per la varietà dei paesaggi, diversissimi, ma tutti coinvolgenti ed estremamente ordinati. Un ordine ed una pulizia davvero incomparabili, che sottolineano la forza e lo splendore della natura. Napa Valley non fa eccezione e offre panorami così diversi ed allo stesso tempo così affascinanti da lasciare senza fiato. Viaggiando in direzione di Calistoga, dove ha sede la cantina Graeser, il panorama cambia lentamente, divenendo sempre più montano e verde, le colline si alzano, l’aria si fa più frizzante. Siamo nella zona della Diamond Mountain, sul versante orientale dei monti Mayacamas, a nord di Saint Helena. Qui la composizione dei terreni varia profondamente da quella delle zone più pianeggianti della Napa Valley, essenzialmente di origine alluvionale, semplificandone la descrizione, così come dai monti circostanti, di origine sedimentaria. La Diamond Mountain, con diverse stratificazioni, si è creata in seguito a un’eruzione vulcanica di circa tre milioni di anni fa. A testimonianza di ciò la regione è ricca di terme, di geyser e fenomeni geotermici legati alla composizione e alla storia geologica del luogo. Anche il clima varia rispetto alla pianura: sia le temperature minime che massime sono superiori e qui arrivano con più forza le brezze marine dell’oceano Pacifico, che mitigano le calde giornate estive. Grazie a queste caratteristiche uniche le potenzialità di produrre vini peculiari e di qualità sono decisamente alte e vengono cavalcate da diversi produttori lungimiranti e preparati. Tra di essi troviamo Richard Graeser, che ci attende sulla veranda di casa, assieme alla compagna Rebecca.

Richard Graeser arriva in questo meraviglioso posto nel 1983, quando, a seguito della morte del padre, vi si reca con la madre per decidere la gestione delle sue proprietà. Di lì ad un solo mese la perdita della madre lo lascia sconfortato e indeciso sul da farsi. Perché Richard, allora, non beveva vino… Ma la poesia del luogo, unita alla capacità di intuire le possibilità delle proprietà paterne, lo spingono a tentare l’avventura vinicola. Inizia comprando le uve, per i primi due anni, ma già dal terzo utilizza i suoi vigneti, convinto delle potenzialità delle sue terre. Sono i vitigni tipici di queste zone quelli coltivati in azienda: Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Chardonnay, Semillon e Zinfandel, il nostro Primitivo di Manduria. Grazie all’esperienza in agricoltura di Richard, le viti iniziano a produrre ottimi frutti, ed anche i vini ovviamente guadagnano in qualità. Complice l’incontro con James Yerkes, che diverrà l’enologo di riferimento, Graeser imposta la produzione vinicola ispirandosi alla Francia, in particolare alle produzioni del bordolese. Graeser non nasconde, con un pizzico di fierezza, che spesso i suoi vini vengono paragonati alle produzioni francesi di Saint Émilion, ricche, eleganti, complesse e molto conosciute. Un punto di riferimento, certo, ma che Graeser vuole personalizzare, non solo grazie ai terreni, ma anche con le pratiche di cantina.

L’uso della barrique, necessaria per questo tipo di produzione, è mediato dalla scelta dei legni: metà delle barrique sono di rovere francese, metà di legno americano, più economiche e dalla differente cessione gustativa. Un terzo della produzione vinicola effettua un passaggio in legno nuovo, un terzo in legno di secondo passaggio, la rimanente parte in legno di terzo passaggio. Perché Richard cerca vini che siano food friendly, che si abbinino cioè con facilità al cibo, che puntino più all’eleganza che alla potenza. Il suo preferito? Il “Coeur de Lion”, bordolese style, 22 i mesi di affinamento in barrique: composto da Cabernet Franc per il 95% e rimanente 5% da Merlot, presenta un naso estremamente fruttato di frutta rossa, leggerissima la foglia di pomodoro, forti spezie, lontana vaniglia. In bocca è giustamente sapido, lungo, armonico, di facile beva. Degno di menzione lo Zinfandel, rude e perfetto con i cibi della cucina etnica. Rispettosi della tipicità, pur con un uso del legno motivato e calibrato, i Cabernet. Da poco producono anche un Merlot dolce, ovviamente per l’abbinamento con i dessert.

Indimenticabile il paesaggio della cantina, aggraziato anche da una limpidissima giornata d’agosto, reso ancora più perfetto, se possibile, da un rilassante picnic, circondati dai simpaticissimi cani di Richard, gentilissimo padrone di casa, che ci lascia con una riflessione: «Fallire è accettabile, arrendersi invece non lo è».

Laura Franchini

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