Eurocarni nr. 10, 2020

Rubrica: Webinar

(Articolo di pagina 64)

Belgian Meat Round Table edizione 2020: parola d’ordine resilienza

Si è soliti dire che in tempi eccezionali servano misure eccezionali. Ed ecco perché, proprio in via eccezionale, l’oramai tradizionale appuntamento organizzato alla fine dell’estate dal Belgian Meat Office con la stampa specializzata europea (Eurocarni compresa), per fare il punto sulla situazione del mercato delle carni e favorire un confronto di idee tra i partecipanti, si è svolto appunto a distanza. La Round Table 2020 (la prima edizione risale al 2005) in versione on-line è stata moderata da Joris Coenen, responsabile del Belgian Meat Office, e ha visto la partecipazione di Rupert Claxton di GIRA e di Kris Michiels, marketing advisor di VLAM (Flanders Agricultural Marketing Board), intervenuti per approfondire l’impatto che la pandemia di Covid-19 ha avuto sul mercato delle carni a livello UE-28 e più in generale a livello globale e sulle abitudini di consumo degli acquirenti in Belgio e non solo.

Parola d’ordine, per non dire mantra, da ripetere a noi stessi in una situazione in cui l’incertezza la fa da padrona sotto diversi aspetti dell’esistenza, è resilienza. La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento ma in psicologia viene utilizzata per indicare la capacità di uno o più individui di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà in maniera positiva. Resistere ad un urto senza rompersi. «Una qualità di cui tutti oggi abbiamo un gran bisogno e che i fornitori di carne belga hanno da vendere» hanno sottolineato i rappresentanti dell’Ufficio preposto alla promozione e allo sviluppo commerciale delle carni belghe.

 

Una situazione incerta, in continua evoluzione

L’epidemia di Peste Suina Africana prima e la pandemia di Covid-19 poi hanno destabilizzato il mercato delle carni nella sua interezza. «Non dimentichiamoci che prima del Covid-19 c’era già la PSA» ha ricordato Rupert Claxton, di GIRA (www.girafood.com), importante società di consulenza e ricerche di mercato operante nei settori degli alimenti, delle bevande e del retail a livello europeo e mondiale, con particolare riferimento ai comparti merceologici di carne, pesce e latticini. «La situazione attuale nei Paesi chiave a livello globale — USA, Brasile, Cina —, oggi è molto eterogenea e ancora molto seria a livello sanitario. Si sta però lentamente passando dalla paura della pandemia al declino economico ahimè: la grande differenza di questa crisi con quella finanziaria del 2008 è stata infatti quella di aver colpito contemporaneamente tutti i settori dell’economia. L’impatto dell’epidemia di Covid-19 è tutt’altro che finito e gli effetti economici saranno sia immediati che a lungo termine». L’UE-28 e la sua economia già altalenante sono state colpite più duramente della media globale, ha proseguito Claxton. «Il lockdown ha arrestato il canale del foodservice e della ristorazione da un giorno all’altro e abbiamo assistito ad un’impennata del retail per quanto concerne gli acquisti di carne, con un calo della domanda per i prodotti premium. Come era logico che fosse, le preferenze dei consumatori si sono indirizzate verso prodotti locali, di base ed economici; l’aumento delle vendite al dettaglio ha però solo parzialmente compensato la perdita del foodservice».

In Europa, l’impatto della malattia sulla produttività delle fabbriche è stato tutto sommato limitato: rispetto agli USA, infatti, le fabbriche sono più piccole e più numerose, con una capacità di stoccaggio e una flessibilità maggiori. Per quanto riguarda la carne suina nello specifico, è previsto un ulteriore calo produttivo nel primo semestre 2020, con l’accumulo di stock in alcuni mercati, mentre per la carne bovina si accentuerà il normale fenomeno della stagionalità. Ancora sulla carne suina nell’UE-27+1, nonostante i prezzi siano buoni (il prezzo è calato rispetto al periodo di picco della PSA, ma si mantiene forte data la situazione legata al Covid-19), si prevede un leggero calo della produzione interna lorda (GIP) sul medio termine ma con dinamiche regionali diverse. Nell’Est Europa, ad esempio, continua l’incidenza negativa della PSA, mentre in Spagna proseguirà l’aumento della produzione, trainato soprattutto dalle esportazioni verso la Cina, caratterizzate da volatilità dei volumi e dei prezzi. Le tematiche legate alla “sostenibilità” acquisiscono via via sempre maggior peso e importanza agli occhi dei consumatori. Inoltre, gli standard relativi al benessere animale cui devono sottostare le aziende produttrici di carne sono in aumento e aggiungono costi alla produzione. Il ritiro degli antibiotici dal mercato è ormai inevitabile e rappresenta una tematica importante per i consumatori, con ulteriori costi aggiuntivi. Concludendo, il 2021 sarà un anno complesso, caratterizzato da riequilibrio e incertezza.

 

Lo tsunami Covid sui consumi

«È molto difficile in questo momento fare delle previsioni» ha detto Kris Michiels di VLAM nella sua analisi relativa all’impatto del coronavirus sul consumo di carne. «Non aspettatevi però che la pandemia porti a rivoluzioni nei comportamenti di acquisto che non fossero già prevedibili da tendenze in atto» ha sottolineato. «Sto parlando dell’interesse dei consumatori per il benessere animale, la sicurezza e la tracciabilità dei prodotti; la tutela ambientale e il km 0, il biologico… I cambiamenti dei comportamenti di acquisto e consumo, al di là della situazione emergenziale del lockdown, avvengono sempre piuttosto lentamente. I prodotti che siamo soliti consumare in ambito domestico hanno registrato risultati leggermente migliori di quelli che siamo soliti consumare fuori (per esempio, la carne bovina). Ma, in linea generale, le abitudini alimentari sono rimaste invariate: si consumano più o meno gli stessi prodotti di prima, solo che si consumano più spesso in ambito domestico».

In Belgio, dall’inizio della pandemia, alla fase di adattamento, fino alla cosiddetta “nuova normalità”, le cose sono andate verosimilmente in maniera simile agli altri Paesi europei, con la conferma ad oggi di un maggiore interesse per i prodotti locali ma anche un timore diffuso per le conseguenze economico-finanziarie della crisi sanitaria (e tutto ciò che ne consegue in termini di scelta dei punti vendita — di prossimità e discount, oggi sul podio —, e impatto su ristorazione e Ho.re.ca.). «In tanti, però, dicono di voler acquistare più prodotti locali e sani, ma quando la preannunciata grave crisi economica sarà una realtà, i prezzi ricopriranno un ruolo ancora più importante nelle decisioni di acquisto» sottolinea Michiels.

Per quanto riguarda la carne, durante il lockdown c’è stato un ritorno alle radici, nel senso di riscoperta delle ricette classiche, con la conseguente diminuzione della vendita dei prodotti cosiddetti “sostitutivi” della carne. «Tutti chiusi in casa, tutti ai fornelli, a cucinare i piatti della tradizione, semplici, sostanziosi; il comfort food che in Belgio si traduce in “carne, verdure e patate”. Nel secondo trimestre 2020 il consumo domestico di carne fresca ha registrato un aumento del 23% rispetto allo stesso periodo 2019; di questa percentuale, il tasso di crescita più alto spetta alle carni miste.

Oggi si riprende a consumare pasti con gli amici e fuori casa. Credo che le aziende debbano puntare su praticità e maneggevolezza dei prodotti».

 

L’esempio di Belgian Pork Group e Danis Pork Masters

Alla tavola rotonda è stata data voce ai due produttori principali di carne suina in Belgio, Manuel Goderis, di Belgian Pork Group, e Luc De Lille, di Danis Pork Masters. Belgian Pork Group (www.belgianporkgroup.com) garantisce una produzione di carne suina sostenibile dalla produzione al consumatore finale, gestendo l’intera filiera e ponendo grande attenzione al benessere animale. L’impresa, a conduzione familiare, è specializzata nella macellazione, nel sezionamento, nella porzionatura, nell’imballaggio e nel congelamento di carne suina di prima qualità.

Per quanto riguarda l’esperienza legata al Covid di Belgian Pork Group, oltre ad un aumento delle vendite al dettaglio (+15%) e ad una diminuzione più sostanziosa delle esportazioni (–30%), orientate soprattutto al settore della ristorazione, dal mese di marzo a fine luglio non è stato registrato nessun focolaio negli impianti di produzione di Belgian Pork Group e sono state implementate le Linee guida di base contro il Covid.

Linee che, da metà luglio, sono state ulteriormente rafforzate (controllo della temperatura individuale di ogni dipendente, mascherina obbligatoria in tutti gli stabilimenti di produzione + uffici). C’è stato un investimento extra per la ventilazione e la purificazione dell’aria nei punti più critici e, attraverso figure di “Stop Covid stewards”, l’implementazione dei controlli, soprattutto nei momenti più delicati della giornata lavorativa, come la pausa pranzo e l’ingresso in azienda.

«Da fine luglio ad inizio agosto, tramite il sistema di tracciamento dei contatti, abbiamo ricevuto notifiche di alcuni casi individuali che potevano essere tutti correlati a un particolare impianto di produzione: da qui la decisione di testare tutti i dipendenti, per precauzione» ha dichiarato Goderis. «Fortunatamente, tutti i nostri collaboratori godono di buona salute. Nessuno di loro è dovuto andare in ospedale.

Insomma, non siamo in grado di impedire al Covid-19 di entrare in uno stabilimento di produzione — ha poi aggiunto — ma siamo riusciti a far fronte alla situazione grazie alla nostra filosofia d’azione e alla nostra resilienza».

Luc De Lille, di Danis Pork Masters (www.danis.be), ha affrontato la situazione del mercato italiano. «Le nostre vendite verso l’Italia sono calate tantissimo (60-70%), ma sui volumi stiamo recuperando in fretta: si può dire tranquillamente che, da questo punto di vista, oggi siamo tornati ad un’attività pressoché normale nei confronti dell’Italia e così vale anche per gli altri Paesi europei, anche se, certamente, siamo ancora molto lontani dai livelli pre-crisi.

Con lo spettro della recessione economica in agguato sono convinto che difficilmente le esportazioni in Europa potranno riprendersi, ma voglio rimanere ottimista: dobbiamo puntare alle esportazioni verso i Paesi Terzi, che potrebbero compensare le perdite dei volumi dell’Europa».

Gaia Borghi

 

Didascalia: Kris Michiels, marketing advisor VLAM, e Joris Coenen, responsabile Belgian Meat Office e moderatore della tavola rotonda edizione 2020 in versione on-line.

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