Eurocarni nr. 10, 2020

Rubrica: Slalom

Articolo di Sorrentino C.

(Articolo di pagina 40)

Situazione economica attuale e strategia responsabile per l’uso dei fondi UE

Siamo alla vigilia di due importanti appuntamenti: la nota di aggiornamento del DEF, documento che precede la manovra di bilancio 2021 e, nel quadro del Recovery found, la presentazione dei progetti, corredati da priorità, tempi e costi di esecuzione, al fine di ottenere, fin dall’inizio del prossimo anno, parte delle risorse europee (un anticipo di circa venti miliardi). Possiamo dire che la nostra condizione economica finanziaria sia abbastanza evidente, alla luce dell’andamento delle principali variabili economiche: verticale caduta del PIL, significativa contrazione dell’occupazione, interi settori produttivi che si trovano in gravi difficoltà e imprese, soprattutto piccole, che hanno chiuso e stentano a riaprire. Inoltre, un debito giunto a livelli insopportabili ed anche la situazione sanitaria, chiara nella sua gravità, tanto che, per impedire un possibile crollo, è costato finora più di 100 miliardi di spesa in deficit, ma tale cifra ingloba, peraltro, altri costi meno visibili con effetti riscontrabili nel tempo.

Secondo le ultime stime preliminari l’Istat ritiene che il PIL sia crollato del 12,4% su base congiunturale e del 17,3% su base annua, nel secondo trimestre; dalle tavole diffuse ai primi di agosto risulta come il valore del prodotto interno tra aprile e giugno si sia ridotto appunto di 50 miliardi rispetto ai primi tre mesi dell’anno.

Aggiunge ancora l’Istat, che “l’economia italiana, nel secondo trimestre  di quest’anno, ha subito una contrazione senza precedenti (–12,4%). Un crollo determinato dal pieno dispiegarsi degli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate”. A frenare è il valore aggiunto di tutti i comparti, dall’agricoltura all’industria, ai servizi.

A preoccupare è anche l’andamento del costo della vita, che alimenta sempre più lo spettro della deflazione. A luglio l’inflazione è risultata negativa per il terzo mese consecutivo, come non accadeva da maggio 2016.

Una buona notizia, certificata sempre dall’Istat nell’ultima nota mensile, riguarda il ritorno dei consumi quasi ai livelli pre-Covid; ora si guarda con fiducia alla crescita della produzione industriale, in risalita a maggio del 41,6% ed a giugno del 8,2%.

Dalla stessa nota mensile dell’Istat emerge che i consumi sono tornati ai livelli pre-Covid grazie anche alla “riduzione dell’occupazione notevolmente inferiore a quella dell’attività economica, che, associata ai meccanismi di supporto ai redditi introdotti in questi mesi, sembra riflettersi sugli acquisti di beni di consumo da parte delle famiglie, in decisa ripresa”.

È chiaro perciò, secondo noi, che le conseguenze economiche sarebbero state molto più gravi e sarebbero stati necessari interventi massicci attraverso la finanza pubblica per fronteggiare sia le situazioni economiche immediate del lockdown sia quelle successive, ma, per fortuna, a differenza della grande crisi che abbiamo patito nel 2008, tutte le istituzioni internazionali hanno condiviso dette esigenze, a partire dal Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Centrale Europea, al Consiglio Europeo ed alla Commissione UE.

In particolare, il Consiglio europeo ha fatto proprio il progetto elaborato dalla Commissione UE, il Next Generation EU, creando  così una situazione nuova rispetto alle situazioni di rigore che la stessa Europa ha imposto negli anni.

Ci tocca però rimarcare che questa nuova condizione pare che venga interpretata come una licenza a spendere senza criterio e senza controllo e, per di più, l’avvicinarsi di scadenze elettorali rischia di stimolare una corsa alla ricerca di consensi.

Notiamo la proliferazione di proposte di spesa non coordinate tra loro e non valutate nei loro possibili effetti; stanno proliferando i bonus per le vacanze, per gli acquisti computer, per acquisti di prodotti italiani o per altre attività accessorie da non praticare in questa fase, anche se pur giustificati nel pieno del lockdown.

I vari interventi proposti, a nostro parere, dovrebbero invece essere misurati tra loro, in modo da prevedere un effetto di crescita del PIL. E tutto questo perché le spese che si stanno accumulando vengono ad accrescere il debito pubblico, che, poi, dovrà comunque essere pagato; e come potrà l’Italia pagarlo se non riesce a spendere per iniziative che possono avere un significativo effetto positivo sulla ripresa?

Procedendo con spese improduttive non si riuscirà ad innescare la ripresa e ci avvicineremmo al punto di non ritorno della crisi del debito pubblico, cosa che il nostro Paese non si può assolutamente permettere.

Cosimo Sorrentino

 

Altre notizie

 

Il mondo della salumeria piange la scomparsa di Enrico Delfini, imprenditore capace, manager appassionato, profondo conoscitore del mercato delle carni e della lavorazione dei salumi

Parmigiano di nascita, vicentino d’adozione, è scomparso lo scorso 6 settembre all’età di 72 anni, vittima di una grave malattia, Enrico Delfini. Molto conosciuto e stimato nel settore alimentare, dove si era fatto apprezzare per le sue capacità professionali quanto per la passione che metteva nel suo lavoro, Delfini era cresciuto fra stabilimenti e prosciuttifici, seguendo le orme del padre Dante. Un manager serio, preparato, appassionato, sempre portatore di idee innovative e creative, elegante e disponibile all’ascolto, al dialogo, che abbiamo avuto il piacere di intervistare più volte nel corso degli anni e incontrare alle varie fiere di settore. Delfini aveva iniziato giovanissimo come mediatore di salumi. Poco alla volta aveva poi costruito una carriera che lo aveva visto assumere ruoli di sempre maggiore responsabilità: insieme all’allevatore-macellatore Giuseppe Aimaretti e al vicentino Bruno Brendolan negli anni Novanta avviò uno dei più grossi stabilimenti di produzione del prosciutto crudo presenti a San Daniele, la cui insegna, A&B, segnava l’unione dei due imprenditori. Prima amministratore delegato, poi presidente, Delfini guidò l’azienda per anni, portandola a centrare successi importanti, sia in termini qualitativi sia gestionali. Alla Nuova Boschi, storica azienda di Felino, ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato per oltre 13 anni. Tra i suoi ultimi progetti ricordiamo il prosciuttificio “Perla d’Ampezzo”.

Delfini amava moltissimo il suo lavoro: anche dopo la pensione era infatti rimasto legato al settore dei prosciuttifici, a cui non ha mai smesso di dare il suo contributo. Negli ultimi anni, ad esempio, aveva studiato un sistema di tracciabilità delle carni e dei prosciutti per evitare possibili contraffazioni. «Il lavoro era la sua vita» racconta a Laura Ugolotti della Gazzetta di Parma Paolo Bucci, fratello della prima moglie, Lillia. «Era molto bravo, capace, tutti lo stimavano. Ma soprattutto era un uomo di una generosità fuori dal comune, un vero signore». Delfini viveva in provincia di Vicenza con la moglie, Silvia Brendolan, e le figlie Erica e Ilaria. «Pur non vivendo qui, tornava spesso a Parma ed era una piacevole abitudine quella di trovarci a tavola» prosegue Bucci. «Non scorderò mai le nostre cene, insieme alla figlia Maria Chiara. Amavamo entrambi la buona cucina ed era un modo per stare insieme e curare i legami di famiglia, seppur nella distanza. Per me Enrico era molto più di un cognato. Era un fratello, un amico, una persona di gran cuore, generoso e disponibile con tutti. So che si dice sempre di chi viene a mancare, ma nel suo caso è la pura verità. Credo che nessuno possa dire il contrario».

Ai famigliari e agli amici vanno le più sentite condoglianze della Redazione tutta di Premiata Salumeria Italiana e Eurocarni.

 

Ddiascalia: Enrico Delfini.

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