Eurocarni nr. 12, 2019

Rubrica: Slalom

Articolo di Sorrentino C.

(Articolo di pagina 32)

Manovra di bilancio 2020 e i suoi problemi

Come oramai succede ogni anno, la ripresa parlamentare è costretta a misurarsi col problema riguardante quella che, un tempo, si sarebbe chiamata Legge finanziaria. Questa volta l’impostazione del documento programmatico di bilancio 2020 è stata maggiormente complicata per due ordini di motivi: l’improvvisa crisi di governo e la ristrettezza dei tempi in dotazione per predisporre il citato importante documento, da sottoporre poi alla preventiva approvazione degli organi comunitari. Non intendiamo scendere in particolari dettagli circa le misure adottate, misure già sottoposte all’esame parlamentare in quanto suscettibili di modifiche anche nel quadro della condivisione già avvenuta da parte dell’UE. Lo schema del bilancio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri a metà ottobre, unitamente al decreto fiscale che lo accompagna. Tale ultimo documento, che contiene 6,5 miliardi di coperture finanziarie, è stato sottoposto alla firma del Capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale prima del 31 ottobre u.s. La rapidità di tale vigenza si è resa necessaria per consentire che la conversione in legge del documento, che è Decreto Legge, potesse avvenire entro i previsti 60 giorni, coincidenti con la definitiva approvazione dell’intera manovra, che deve avvenire entro il 31 dicembre p.v., pena l’attuazione dell’esercizio provvisorio. Mentre scriviamo non sono ancora noti in dettaglio le prescrizioni di detto Decreto Legge ma, da quanto si può apprendere dalle varie prese di posizione delle forze politiche, contiene norme che, su fronti diversi, dovrebbero contrastare i comportamenti “scorretti” dei contribuenti. Lo stesso testo contiene, poi, una buona dose di gradualità e, di fatto, apre la strada ad aggiustamenti in Parlamento. L’incremento delle pene e l’abbassamento delle soglie per i reati tributari avrà efficacia dalla data di conversione del decreto, quindi verosimilmente intorno a metà dicembre. D’altra parte, sarebbe prevista la riduzione del tetto per l’uso del contante, le sanzioni ai commercianti che non accettano carte di pagamento e anche incentivi per gli stessi esercenti a decorrere solo dal 1o luglio 2020. Ma i maggiori problemi che devono essere tenuti presenti nell’impostazione della vera e propria manovra economica possono essere così sintetizzati:

Mancano ancora circa 3 miliardi e per questi si parla di riduzione di spese, che, però, ogni Governo mette a bilancio per poi scoprire, a fine anno, che non è stato tagliato alcunché. Si tratta dunque di una manovra in deficit per circa 17 miliardi, cui si aggiungono 12 miliardi di nuove entrate fiscali (stretta sulle sigarette, imposte sulla casa per compravendite e cedolare secca per affitti, tasse sulla plastica e certificati di diversa natura); aggiungasi la sugar tax e la potatura alle detrazioni IRPEF, quest’ultima molto grave, incidente soprattutto sui pensionati e sulle persone più anziane. In conclusione, si blocca l’IVA ma si aggiungono altre imposte. Il progetto di bilancio, come accennato, è stato portato come dovuto all’attenzione dell’UE per ottenere il placet prima di sottoporlo all’esame del nostro Parlamento. L’UE ha risposto sostenendo che non è in linea con le regole del deficit del debito e neppure rispetta il parametro della spesa pubblica. Inoltre, il deficit al 2,2% è fuori dai parametri, i proventi della lotta all’evasione vanno meglio dettagliati, la discesa del debito non c’è ed è complicata dalle previsioni di Eurostat (134% nel 2020). Chiarimenti verranno chiesti poi anche sul mancato rispetto degli obiettivi di bilancio presi dal precedente governo, soprattutto in relazione al peggioramento del deficit. Tuttavia, la Commissione UE non chiede correzioni, come accadde nel 2018, ma si appresta a mettere l’Italia sotto osservazione costante “nel corso del semestre europeo”, sperando che il progetto non venga stravolto dal Parlamento e, tutto ciò, con un atteggiamento molto sobrio rispetto allo scorso anno. Resta il fatto che il nodo principale è sempre il percorso di riduzione del debito pubblico. Riduzione sempre promessa, ma mai veramente attuata. Ciò premesso, resta da dire che alcuni aspetti della manovra restano ad oggi oscuri, almeno fino a quando le “salvo intese” indicate nel testo non saranno meglio definite. A noi la manovra appare né espansiva né restrittiva, anche se da parte industriale viene definita la più restrittiva dal 2014 in poi, nel senso che è, in larga parte, destinata a sterilizzare i previsti aumenti dell’IVA piuttosto che introdurre nuove misure in grado di spingere l’economia. Certamente il disinnesco delle clausole IVA è sempre dato più o meno per scontato, l’impatto di questa mossa sull’economia reale viene considerato un effetto sostanzialmente contabile. Perciò, rispetto al 2019, non cambia nulla nel 2020 in termini di deficit e quindi non c’è una spinta reale sulla crescita economica. Ci sarà certamente una pressione fiscale con una conseguente lotta all’evasione, per la quale però occorre essere veramente realisti per quanto riguarda i risultati, i quali, a nostro avviso, non saranno mai ottimali ed in grado di risolvere i problemi del Paese, fino a quando i gestori del denaro pubblico non daranno prova di onestà, di efficiente realizzazione degli obiettivi utili per i cittadini, nonché di eliminazione di spreco pubblico, scoraggiando così molti contribuenti a fare il proprio dovere.
Cosimo Sorrentino

 

Didascalia: la manovra complessiva per il 2020 vale circa 30 miliardi, di cui 17 circa in deficit rispetto al quadro tendenziale.

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