Eurocarni nr. 11, 2019

Rubrica: Gare carnivore

Articolo di Laganga A.

(Articolo di pagina 120)

L’Italia dei macellai Campioni d’Europa

Il 22 settembre si è avverato un sogno per il nostro settore: la Nazionale Italiana Macellai ha vinto il primo triangolare europeo battendo Germania e Francia. Cinquanta minuti, mezzo maiale e un coscio di agnello, quattro giocatori per squadra e adrenalina a mille. Bravi ragazzi!

Augusta, Fleischerschule Augsburg, la scuola nazionale tedesca dove si insegna la professione agli aspiranti macellai. Qui i Butcher Wolfpack – WBC Team Germany, il Team tedesco dei macellai che parteciperà al prossimo World Butchers’ Challenge, lo scorso fine settembre ha organizzato il primo triangolare europeo per mettere alla prova tre realtà del WBC, circuito mondiale di gare per macellai. Italia, Germania e Francia sono state prescelte per battersi a colpi di coltello, già memori delle esperienze del WBC 2018, primo contest mondiale per l’Italia tenutosi a Belfast nel marzo dell’anno scorso, dove le tre squadre si erano conosciute e confrontate dandosi l’arrivederci. Bene, quel giorno, alla fine, è arrivato.
I butcher italiani non sono eroi, ma semplici professionisti che, oltre a portare avanti le proprie attività di macelleria, si dedicano con passione a qualcosa di speciale. Sono i ragazzi della Nazionale Italiana Macellai: c’è chi li ha definiti sognatori o, addirittura, millantatori della professione, ma la realtà è che con le loro forze sono riusciti a conquistarsi la fiducia presso quella che è la più grande organizzazione mondiale per i butcher, il World Butchers’ Challenge, e, grazie a loro, possiamo tutti gridare Italia presente!
Vi posso garantire che, se non vivi come loro queste emozioni, non puoi veramente capire ciò che si può trasmettere a livello di sentimenti attraverso un lavoro. Ci proverò.
Userò le loro parole, cercando di descrivere al meglio le imprese di questi quattro gladiatori che, supportati da migliaia di colleghi, hanno portato a compimento.
Abbiamo intervistato per primo il nostro caro amico Davide Cecconi, conosciuto da tutti come il ciociaro nero. Un ragazzone apparentemente burbero ma dalla finezza e grande cura del dettaglio ricca come il suo cuore, alla sua seconda uscita coi colori della Nazionale dopo Belfast. «È stata una sensazione unica, bellissima, proprio come la paura» mi racconta Davide. «Eravamo lì, pronti a gareggiare, per scontrarci con due grosse realtà come Germania e Francia, due nazioni molto ben strutturate e all’avanguardia nel mondo della macelleria.
La paura è rimasta presente e palpabile durante la gara, ma è stata superata in fretta dalla sicurezza delle doti della squadra, della preparazione e della progettualità che nei mesi precedenti erano state messe a punto.
Un’emozione sicuramente differente dall’esperienza di Belfast, dove eravamo novelli a certi tipi di eventi, ma è pur vero che eravamo anche di più nella squadra. Sembrerà strano ma, spalleggiarsi da 6 a 4 persone fa cambiare la musica: meno sei e più ti senti gli occhi e la tensione addosso. Tutto comunque è filato liscio e il risultato ha ripagato gli sforzi e le paure vissute.
Un’altra esperienza che va sicuramente a formare il carattere e la conoscenza di noi stessi ma, soprattutto, in questi momenti di condivisione con le altre realtà nazionali, capisci che il mondo intero ci vuole bene e ci stima perché l’Italia è Italia».
Poi c’è Roberto Passaretta, all’apparenza il più buono della squadra, ma “sentenziatore” di verità, con le sue parole giuste dette sempre al momento giusto. Anche per lui quella di Augusta era la seconda esperienza in campo con gli Azzurri dei coltelli. «Il 2019 per me è stato fino ad oggi un anno ricco e carico di forti emozioni» mi dice Roberto. «Sicuramente il primo momento, il più bello, è stato la nascita del mio piccolo Andrea, ultimo arrivato in casa Passaretta. Se Dio lo vorrà, sarà anche lui un grande macellaio.
Il percorso che ci ha portati in Germania è stato duro, intenso, con la preparazione fatta durante il periodo estivo nell’orario di chiusura tra il momento del pranzo e la riapertura pomeridiana del negozio o la sera dopo la chiusura. La tensione era tanta, la voglia di far bene ancor di più! I nostri sacrifici, soprattutto dopo gli ultimi allenamenti, ci hanno fatto capire che potevamo puntare solo ad un risultato: la vittoria! Lo dovevamo a tutta la categoria, alla squadra, che ha riposto in noi la voglia di fare bella figura, e alle nostre famiglie, che hanno sopportato le nostre assenze.
L’emozione pre-gara era paragonabile a quella di Belfast; l’inno ci ha commossi e caricati, così come ci hanno caricati i colleghi presenti e quelli che seguivano la diretta sui social.
Dopo la gara sapevamo di aver fatto un buon lavoro, sapevamo di avercela messa tutta, ma la paura di non sentire il nome del Team Italy dal microfono dello speaker che annunciava i premi era davvero tanta. Alla chiamata per la Miglior Salsiccia ecco il primo urlo ed il primo abbraccio di gioia! Poi l’annuncio della nazione vincitrice: ce l’abbiamo fatta!!! Abbiamo vinto contro la Francia campione del WBC 2016 e contro la Germania, padrona di casa».
Arriviamo al gigante buono della Nazionale Macellai, nonché presidente della stessa: Orlando Di Mario. Alla sua prima uscita sul campo di gara con la Nazionale, ma di certo ricco di esperienze professionali e di vita. Avevo proprio voglia di chiedergli perché un presidente decide di scendere in campo. «Bella domanda» mi risponde Orlando. «Perché? La risposta è presto detta: noi tutti della Nazionale Italiana Macellai ci sentiamo un po’ differenti dalle classiche associazioni di genere. Sì, è vero, ci sono pur sempre dei ruoli e degli incarichi da rispettare, ma quello che conta di più è che siamo tutti uniti per il bene comune della professione. Ed è proprio per questo che, in questa occasione, ho deciso che era giusto scendere in campo, per dare un mio contributo in prima persona.
Secondo me un presidente deve dare per primo l’esempio, il coraggio e la motivazione giusta a tutti i componenti del Team, proprio come un babbo con la propria famiglia, che non deve solamente parlare ma deve sapersi mettere in gioco e dare, appunto, l’esempio. Con questo non voglio assolutamente passare per quello da seguire, non me ne vogliano altre figure simili alla mia, però penso che qualche capello bianco che inizia a vedersi possa aiutare a gestire situazioni a volte non semplici. Sono molto fiero di aver dato il mio contributo alla squadra, anzi, alla mia famiglia di macellai».
Poi arriva lei, il gioiello del Team, la Lady butcher della Nazionale, la nostra Mara Labella. Una quota rosa conquistata per la sua mente geniale e quel tocco di femminilità che sa donare a tutto ciò che crea. Mara ci racconta come è stata la sua esperienza in Germania. «Viverla è stata un’opportunità inimmaginabile, un’esperienza che serberò sicuramente nel cuore. Non nego che il lavoro che c’è stato dietro prima di arrivare alla gara non è stato affatto semplice: riuscire a realizzare quello che mi passa per la mente non è una passeggiata, soprattutto quando sembra impossibile per altri. Ma io sono così, testarda e caparbia, e quando mi metto in testa una cosa devo riuscire a portarla a termine. E questo è ciò che siamo riusciti a realizzare.
Un tema che accomunava tutti i componenti del Team, e che è stato ben rappresentato in tutta la nostra esposizione di gara, era “Roma”, scelta obbligata viste le nostre radici laziali e, naturalmente, anche come simbolo della nostra civiltà.
Vivere questa seconda emozione è stato sicuramente differente — prosegue Mara — memori di Belfast 2018, quest’anno ci eravamo preparati in modo diverso, anche se in tempi assai ristretti, ma con l’organizzazione della gara fatta in maniera molto più certosina.
Non vi nascondo che nei momenti prima del fischio iniziale ho avuto un po’ di quella sana paura che serve per affrontare al meglio e con lucidità la competizione. Poi sono iniziati i 50 minuti più progettati della mia vita, tutto secondo i piani che fino a pochi giorni prima ci eravamo studiati alla perfezione coi miei compagni.
Posso dire che essere donna in una competizione come questa ti fa avere gli occhi dei giudici puntati addosso; stanno lì a guardarti per vedere tutto ciò che fai e crei, pronti a trovare il minimo errore. Però, per come sono fatta io, questa non è una difficoltà, anzi.
Il momento più bello? Ricevere il premio come Miglior Team in una competizione tra colossi. Questo riconoscimento, infatti, ci dà ancora più energia nel proseguire nel nostro cammino a testa alta, onorando tutta la categoria dei macellai italiani che cerchiamo di rappresentare nel migliore dei modi nel mondo».
Rispetto alla competizione di Belfast, quest’anno c’era una nuova figura subito fuori dal campo gara: Fabrizio Gasparrini, nelle vesti di coach ufficiale del team. Una nuova figura che sicuramente ha significato qualcosa in più. «Arrivati in Germania — mi racconta Fabrizio — onestamente ancora non avevo preso coscienza di quello che sarebbe stato esattamente il mio ruolo all’interno di una competizione come questa. Poi, appena abbiamo iniziato a preparare il display e il banco da lavoro, ho capito quale era il ruolo del coach. Il momento del pre-gara di un giocatore non è un momento di forte lucidità. Le emozioni sono molto intense e l’adrenalina sale, giocando brutti scherzi alla concentrazione. Anche i movimenti più semplici diventano spesso difficili da svolgere. Ed è proprio qui che entra in gioco il coach, colui che coordina le azioni di preparazione ma, soprattutto, infonde in ognuno la tranquillità e il massimo della serenità attraverso la presa di coscienza delle proprie possibilità.
Dal fischio di inizio in poi, invece, cambiano i compiti. Dall’esterno riesci a vedere e a seguire la completezza del team. Il giocatore porta avanti il proprio ruolo a testa bassa, perdendo a volte di vista il resto della squadra. Come un maestro d’orchestra, il coach allora deve riuscire ad unire e sincronizzare al meglio ogni singolo passaggio per arrivare all’armonia finale.
Il momento della vittoria è particolare. Quando il primo premio sul prodotto Salsiccia — indicato fin dall’inizio della competizione come premio speciale —, viene assegnato al Team Italia, rimani spiazzato dalla gioia e non capisci più nulla. Vincere nella patria delle salsicce un premio come questo è tanta roba e capisci che l’Italia in Europa tutto sommato alla fine è ben apprezzata. Vedersi aggiudicare poi anche il premio come Miglior Team e quindi della Vittoria del triangolare non è descrivibile a parole».
Per finire, ad Augusta è stato assegnato ad uno dei componenti del Team l’incarico di una nuova figura: il giudice internazionale. A fare da garante e controllare l’andamento della gara con i colori della Nazionale Italiana Macellai è stato scelto il siciliano Gianni Giardina, vicepresidente della squadra e giocatore durante la prima esperienza a Belfast. Il ruolo di giudice consiste nel valutare gli elaborati in modo imparziale ma, soprattutto, professionale. In una gara internazionale, infatti, le difficoltà aumentano, visto la diversificazione delle modalità di lavoro che ogni nazione propone secondo le proprie usanze e abitudini. La performance di Gianni è stata essenziale, a partire dal fatto che, grazie alla sua padronanza della lingua inglese, ha saputo spiegare alla perfezione alcune delle preparazioni del Team tricolore, facendone apprezzare la complessità dell’elaborazione. Questo proprio perché non tutte le nazioni sanno comprendere nell’immediato il perché di alcune lavorazioni. Risultato? Apprezzamento diretto per ogni preparazione.
«Sicuramente un’emozione differente rispetto all’esperienza del World Butchers’ Challenge» dichiara Gianni. «Da giocatore passare a giudice non è facile, soprattutto quando il tuo ruolo è quello di rimanere imparziale e davanti a te c’è la tua squadra. Ma rappresentare i tuoi colori nella veste di giudice internazionale a fianco di altri due big della carne in Germania è stato sicuramente un onore. L’emozione più bella è stata quando, all’unanimità, abbiamo assegnato la vittoria per la Miglior Salsiccia all’Italia. E sapete qual è stata premiata? La salsiccia a noi più cara, quella della tradizione: solo carne di suino, sale, pepe e un po’ di finocchietto selvatico. Una delizia per tutti i palati. Non vi nego che il coltello in mano mi è mancato assai ma sono fiero ed onorato per essere stato scelto per le mie qualità in questo importantissimo e splendido ruolo».
Che dirvi ancora cari amici, rivivere questi momenti attraverso le parole di chi c’era mi commuove e mi emoziona. La Nazionale, come dice sempre il nostro presidente, «deve essere rappresentativa e sentita da parte di tutta la categoria dei macellai d’Italia». Quando porti avanti i tuoi sogni con passione, ecco che vedi tutta l’Italianità apprezzata nel mondo. Parola del butcher!
Andrea Laganga

www.facebook.com/maremmacheciccia

 

Didascalia: la premiazione del Team italiano.

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