Eurocarni nr. 11, 2019

Rubrica: CuriositĂ 

Articolo di Benedetti E.

(Articolo di pagina 126)

Da San Miniato alle Isole Faroe, inseguendo la carne

«Se hai paura del vento non visitare le Isole Faroe» ci ha detto Andrea Falaschi — il nostro amato butcher toscano, titolare, col resto della famiglia, della Macelleria Norcineria Sergio Falaschi e del Retrobottega —, al ritorno nella sua San Miniato da una vacanza nel punto più estremo della Danimarca, in quell’arcipelago di 18 isole nell’Oceano Atlantico settentrionale. «E se hai paura che i programmi possano cambiare ogni 10 minuti — ha poi aggiunto — non ti sognare di visitare le Faroe, perché in quella dimensione spazio-temporale tutto può mutare molto velocemente». Al punto, che nella prolungata permanenza su una delle isole, Andrea è incappato proprio in una festa di macellai, che per i Faroesi è la vera celebrazione della carne. Eh sì, perché se a maggio si festeggia il pesce, con la stagione delle catture, a settembre tocca alla carne. «Quasi per caso sono capitato alla festa della carne a Tórshavn — il cui nome significa “porto di Thor”, in onore del dio norvegese del tuono e del fulmine, NdR —, la capitale delle Faroe che si trova a sud dell’isola di Streymoy. Coi suoi 13.000 abitanti Tórshavn è la capitale più piccola di Europa». I protagonisti di questo evento carnivoro dal sapore decisamente nordico sono stati il vitello, un bue di 6 mesi e l’agnello, cotti sulle griglie o bolliti a lungo tempo. «Perché come dicono i Faroesi, tutto cambia in 10 minuti, e su questa tempistica sono più precisi di uno Svizzero, anche se parecchio, parecchio approssimativo a dire il vero…». Le carni provenivano dalle isole più a Nord, un territorio incontaminato nel quale gli allevamenti vantano ampie superfici e un ricchissimo manto erboso.

Una passione per tutto ciò che è ræst
Le isole Faroe sono oggetto di curiosità per la loro particolarissima cultura gastronomica locale e il Guardian le ha recentemente definite “la nuova frontiera del cibo nordico”, in quanto capaci di attrarre l’attenzione della cucina d’autore internazionale. Uno dei sapori più distintivi è quello che i Faroesi chiamano ræst, che significa fermentazione. Si tratta di un processo di essiccazione della carne e del pesce fatto all’aperto, tale da attivare un processo di maturazione o fermentazione. Il giusto bilanciamento del gusto dipende dal clima: le temperature più calde lo rovinano, quelle molto fredde impediranno la fermentazione e il troppo vento lo renderà insapore. Il passaggio dalle carni di Cinta senese, da quelle di Chianina e dalla Finocchiona accompagnate da un buon calice di vino rosso al ræst e ai buoi delle Faroe, non deve essere stato facile per Andrea, ma lui è un viaggiatore e il viaggio è sempre una scoperta da cui farsi sorprendere. Come diceva l’autore scozzese Robert Louis Stevenson, infatti, “non ci sono terre straniere; il viaggiatore è il solo straniero”.
Elena Benedetti

Nota
Per maggiori informazioni e per organizzare al meglio un viaggio alle Isole Faroe potete visitare il sito: www.visitfaroeislands.com

 

Altre notizie

Okkara

Okkara, sponsor della festa carnivora svoltasi nel mese di settembre a Tórshavn, è la più piccola delle due birrerie artigianali faroesi. Okkara significa “nostro”. L’attività del birrificio, nato dalla volontà di un gruppo di imprenditori e mastri birrai norvegesi, è iniziata nel 2010. Tra le birre speciali prodotte dalla piccola etichetta citiamo la Rinkusteinur, una ale fermentata e invecchiata con rocce faroesi. Le rocce porose, riscaldate a 800 gradi Celsius e poste nel mosto, caramellizzano la bevanda. Perfetta per accompagnare l’agnello fermentato (ræst kjøt).

>> Link: www.okkara.fo

 

Didascalia: Andrea Falaschi.

Stampa print