Eurocarni nr. 11, 2019

Rubrica: Comunicare la carne

(Articolo di pagina 64)

Smontiamo le bufale piĆ¹ diffuse sul mondo della carne

Il 90% degli Italiani parla di cibo e la maggior parte di loro, più del 70%, si informa on-line, ma solo il 6% quando cerca notizie lo fa su siti istituzionali. Il rischio è quello di imbattersi in fake news, informazioni false e dannose messe in circolazione per sostenere tesi predefinite, con l’unico scopo di inquinare il panorama informativo. Un problema tutt’altro che relativo, se si pensa che lo scorso anno 3 Italiani su 4 hanno creduto almeno ad una bufala. Il settore più tormentato dal dilagare di queste false notizie è quello della produzione e del consumo delle proteine animali:

La verità però è molto diversa e, in occasione del Fact-Checking Day, Carni Sostenibili ha deciso di sventare alcune delle fake news più diffuse sul mondo della carne. E noi le riportiamo.

Gli allevamenti inquinano più dei trasporti!

Falso! Un viaggio aereo Roma-Bruxelles genera più emissioni del consumo di carne di un Italiano per un intero anno nell’ambito di un regime alimentare equilibrato! Anche in questo caso, comunque, è bene fare chiarezza. Secondo stime FAO, tutto il settore agricolo e non solo gli allevamenti ha un impatto climalterante dovuto alle emissioni di gas a effetto serra (GHG emissions) pari al 10,3% (senza considerare il LUC-Land Use Change, le cui stime sono controverse), o del 14% considerando il LUC. Prendendo in esame il solo settore zootecnico, e stando al report Ispra del 2017, in Italia il contributo totale ai gas serra è del 4,4%. Le principali cause dell’effetto serra sono la presenza nell’atmosfera di sostanze gassose come l’anidride carbonica (CO2) e il metano. La CO2 si ottiene soprattutto dai processi di combustione dei combustibili fossili come il petrolio e i suoi derivati, del carbone e del legno. I vegetali, mediante la fotosintesi clorofilliana, hanno la capacità di utilizzare il carbonio della CO2 e di “liberare” l’ossigeno che restituiscono all’atmosfera, mantenendo inalterati gli equilibri. Un equilibrio rotto non certo dall’allevamento, quanto da altre attività come il riscaldamento, la produzione di energia, i sempre più frequenti trasporti, ecc… Il metano, si ottiene anche dal metabolismo di alcuni batteri chiamati “metanogeni” che si trovano nell’ambiente e nell’apparato digerente degli animali. Un’importante produzione di metano si ha negli ambienti delle acque stagnanti, come ad esempio le risaie, e negli stomaci dei ruminanti.
Nel corso dei millenni, l’aumento della produzione di metano non è dipeso certo dalle risaie e dai ruminanti. Sono invece molto aumentate le attività umane che comportano la produzione di questi gas serra e soprattutto il numero di persone che “contribuiscono” alle emissioni di gas climalteranti attraverso un sempre più massiccio sfruttamento dei combustibili fossili. Giusto per fare un esempio, gli aerei bruciano miliardi di tonnellate di carburante immettendo nell’atmosfera quantità impressionanti di CO2: un solo volo andata e ritorno da Roma a Bruxelles genera più emissioni del consumo di carne di un nostro connazionale per un intero anno (calcolo effettuato su www.ecopassenger.org).

Fonti
Carni Sostenibili, www.carnisostenibili.it
www.ecopassenger.org

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