Eurocarni nr. 4, 2010

Rubrica: Tutto il biologico, oggi

Articolo di Didero L.

(Articolo di pagina 63)

Carni biologiche in Emilia-Romagna

Carne bio dell’Appennino nella ristorazione scolastica del comune di San Lazzaro di Savena: ne parliamo con l’assessore Tiberio Rabboni e con il presidente di PRO.BER. E il rapporto Bio Bank conferma l’ottima salute di cui gode il settore

 

Spesso si osservano e analizzano questioni, fatti, storie del “resto del mondo”. E di solito è giusto fare così, anche per ricavare spunti utili per il nostro procedere quotidiano, ed in particolare in un settore — la zootecnia biologica — che, come si suole dire, “ha sofferto un poco”, fin dalla sua nascita, un decennio fa. Nascita che, tra l’altro, è avvenuta con quasi dieci anni di ritardo rispetto all’impianto complessivo del biologico UE, il quale, come è noto, ebbe origine nell’ormai lontano 1991. Ma, poi, il “decollo” di questo settore non fu né facile né veloce, anche per via di una scarsa campagna di comunicazione, come se il “bio” non fosse, in fin dei conti, un’area merceologica “normale”, e quindi bisognosa di attenzioni e buona pubblicità. La stessa GDO, così attiva e pronta nei confronti del biologico in generale, per le carni mostrò, dopo una partenza che faceva ben sperare, incertezze e, in seguito, quello che potremmo chiamare un certo “disamoramento”, come si è visto con la progressiva sparizione del prodotto dai banchi di vendita, a parte alcune eccezioni. Questi sono fatti, ma non sono gli unici, per fortuna: non sempre le cose vanno così, esperienze “piccole” fioriscono anche nella provincia italiana. Ed è questa la storia che vogliamo raccontare, ed è di particolare interesse perché riguarda i nostri bambini. Accade che, all’inizio del 2010, in un inverno freddo e innevato, viene indetta una conferenza stampa per raccontare come si è sviluppato il progetto che ha portato all’aumento dei prodotti biologici nella ristorazione scolastica di San Lazzaro di Savena, uno dei più grandi comuni della provincia di Bologna. Protagonisti dell’evento, la Regione Emilia-Romagna, PRO.BER (l’associazione del biologico attiva su questo territorio), il comune, con i suoi centri di preparazione pasti, ed altri soggetti.

Due tra i protagonisti di questo evento li abbiamo intervistati. Cominciamo con l’assessore per l’agricoltura di questa regione, Tiberio Rabboni, al quale abbiamo chiesto come considera l’esperienza al centro di questo evento e quali prospettive future ci sono. «Intanto —ha risposto Rabboni — questo incontro ci dice che il Comune di San Lazzaro si pone nel gruppo dei comuni che sul tema della ristorazione scolastica è all’avanguardia in Emilia-Romagna e in Italia. La scelta della carne bovina biologica e degli allevamenti del nostro territorio provinciale hanno sicuramente tre valori. Il primo è quello di fare una scelta cibi sicuri e di alta qualità per i bambini e i ragazzi che frequentano le mense scolastiche. Il secondo punto è quello di una scelta educativa: aiutare i ragazzi, le famiglie e le scuole a riconoscere l’agricoltura del territorio in cui si vive. Un’attenzione importante, quindi, ad un’agricoltura che riflette tradizioni, professionalità, legami con l’ambiente, valori che ispirano l’attività di questi produttori agricoli e zootecnici. Infine, credo che la scelta di acquistare prodotti zootecnici sul territorio provinciale abbia anche il valore di educare alla responsabilità, sia nei confronti delle imprese agricole del territorio, sia nei confronti di quella che chiamiamo “contrasto” alle modifiche del clima, che hanno le loro cause principali nell’emissione di anidride carbonica. Fare girare poco le merci dal produttore al consumatore è un contributo alla riduzione delle emissioni. Io, poi, sono particolarmente contento perché il luogo dove vengono macellati questi animali allevati con tecniche biologiche — il nuovo macello di Castel di Casio — voluto dagli enti locali per dare forza agli allevamenti zootecnici del territorio di montagna, che ha tanti problemi, e la relazione che si è stabilita con quegli allevatori e quella struttura zootecnica, ci conferma che abbiamo fatto una scelta giusta quando abbiamo sostenuto questo investimento».

L’altro protagonista dell’evento è stata PRO.BER. Ecco cosa ci ha dichiarato il presidente Paolo Carnemolla: «PRO.BER agisce su due versanti: da un lato siamo impegnati insieme alla Regione Emilia-Romagna con l’applicazione della legge regionale del 2002, che è la legge che indica quali sono gli obiettivi che i comuni devono raggiungere relativamente alla produzione del biologico nelle mense scolastiche. Noi gestiamo per conto della regione uno “sportello” per tutte le amministrazioni e, pertanto, forniamo il supporto per tutte le problematiche che riguardano i prodotti biologici. Dunque, questioni merceologiche, capitolati, quello che può essere un osservatorio prezzi, eccetera… Dall’altro lato, sempre con la Regione Emilia-Romagna, facciamo un’attività di supporto e assistenza alle filiere, che in questo caso abbiamo strutturato, e seguiamo tutta la parte organizzativa che consente di mettere in filiera gli allevamenti biologici dell’Appennino bolognese, con il macello e il centro pasti».

Rapporto annuale Bio Bank

Un altro evento rilevante per il biologico — sul piano editoriale — ha luogo ad ogni inizio d’anno, da sedici edizioni a questa parte: parliamo del rapporto di Bio Bank, l’annuario che è un po’ la sintesi del “chi è e cosa fa” nel biologico a livello nazionale e non solo. Un primo dato che emerge riguarda le politiche commerciali, in forte evoluzione e, in particolare, per quanto riguarda la cosiddetta “vendita diretta”, fenomeno che tende a coinvolgere nuovi settori e più vaste fasce sociali. Questa edizione dell’annuario del biologico italiano censisce oltre 8.000 operatori del settore, dei quali 3.100 legati alla vendita diretta. Nei tre anni considerati dallo studio, dal 2007 al 2009, il dato più significativo riguarda la crescita dei gruppi d’acquisto solidale, passati da 356 a 598, pari ad un aumento del 68%. I cittadini si organizzano, mettono in comune conoscenze e risorse e fanno la spesa direttamente nelle aziende, prediligendo i prodotti “bio”. È una tendenza confermata anche dalla crescita del 32% delle aziende con vendita diretta (passate da 1.645 a 2.176). Non conoscono crisi ristoranti e agriturismi che offrono prodotti biologici, cresciuti rispettivamente del 31% e del 22%. Ma il biologico non è solo una scelta che gli italiani fanno nei fine settimana “fuori porta”. Secondo i dati, si consolida l’attenzione ai cibi “bio” anche nelle scuole, dove il numero delle mense dedicate al biologico è aumentato del 23% (da 683 a 837). Crescono anche gli ordini via web: la voce e-commerce è, infatti, cresciuta del 25%, mentre i negozi non virtuali, in città e paesi, sono cresciuti del 2% e i mercatini bio del 10%. Le regioni leader del biologico sono: Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana per numero di operatori. L’Emilia-Romagna vanta quattro primati: aziende con vendita diretta, e-commerce, mense, mercatini. Segue la Lombardia, per gruppi d’acquisto, ristoranti e negozi. Al terzo posto la Toscana, prima per gli agriturismi.

Luciano Didero

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