Eurocarni nr. 2, 2010

Rubrica: Convegni

Articolo di Mauri G.

(Articolo di pagina 105)

Un nuovo ordine mondiale contro la fame

Il raggiungimento di politiche commerciali più equilibrate è uno degli strumenti per scongiurare povertà e malnutrizione

Il 3 dicembre scorso si è tenuto a Roma il primo forum internazionale del Barilla Center for Food and Nutrition. L’evento — che ha avuto come slogan “Il futuro dell’alimentazione cresce insieme a noi” — ha in un certo senso raccolto il testimone del convegno di Venezia 2008 sul futuro della scienza Food and water for life (di cui abbiamo scritto su Eurocarni n. 11/2008 ed Eurocarni n. 12/2008). Durante la giornata sono stati affrontati diversi argomenti, da quelli economici a quelli medici, dalle tematiche agronomiche (poco trattate in verità) a quelle culturali e umanitarie. L’appuntamento di Copenhagen stava per scoccare e da poco si era concluso il summit internazionale organizzato dalla Fao, sempre a Roma. Rispetto a Venezia 2008, questo forum ha avuto il pregio di dare spazio ad esperti con posizioni e opinioni diverse fra loro. I dibattiti sono apparsi più interessanti e l’immagine della realtà che ne è scaturita è stata più sfaccettata e quindi più corrispondente al vero.

D’altra parte è lo stesso Guido Barilla ad affermare che questo nuovo progetto — il Barilla Center for Food and Nutrition è nato il 3 marzo del 2009 — vuole essere un centro di pensiero e proposte dall’approccio multidisciplinare. I suoi obiettivi sono infatti:

  • dare ascolto alle esigenze attuali ed emergenti della società sui grandi temi legati al mondo della nutrizione e dell’alimentazione;
  • individuare le tematiche fondamentali in relazione a persone, ambiente, scienza ed economia;
  • raccogliere e analizzare le esperienze così come le conoscenze e le competenze più avanzate e a oggi disponibili a livello mondiale;
  • sviluppare e rendere disponibili a tutti i maggiori opinion e decision maker proposte e raccomandazioni sul mondo dell’alimentazione e della nutrizione, al fine di favorire una vita migliore e un benessere diffuso e sostenibile per tutte le persone.

La Barilla ha finanziato e creato il Center for Food and Nutrition «perché quelli del cibo e della nutrizione nel mondo sono problemi molto significativi, che in futuro incrementeranno la loro gravità e il loro impatto sul benessere delle persone» afferma Guido Barilla. Eppure, al centro delle discussioni di oggi, non c’è questo problema, bensì solo gli aspetti finanziari ed economici della crisi. Il Barilla Center for Food and Nutrition vuole avviare il dibattito, ponendo al centro della questione proprio il problema del cibo e della nutrizione, di oggi e di domani.

Mario Monti, presidente dell’Università Bocconi di Milano e membro del gruppo di Advisory board del Barilla Center for Food and Nutrition, ha introdotto la discussione sul tema “Cibo per tutti. Per approfondire quali sviluppi macroeconomici e politici possano rendere il cibo accessibile a tutto il pianeta”. Nel suo discorso, l’economista ha esordito riconoscendo l’incapacità attuale da parte di una qualche istituzione internazionale di controllare l’aumento dei prezzi come causa dell’emergenza che abbiamo vissuto nel periodo 2006-2008, biennio in cui molte, se non tutte, le materie prime alimentari hanno visto crescere il loro costo, fino anche a triplicare in certi casi. L’emergenza che ne è scaturita, la quale ha portato ad un aumento della povertà, della fame e della malnutrizione, in questi due anni ha dimostrato l’incapacità di gestione degli enti responsabili al controllo e, al tempo stesso, i limiti dei meccanismi di mercato, che solo fino ad un certo punto e in determinate situazioni è in grado di autoregolarsi. I problemi già esistenti, che hanno dato vita all’attuale situazione, vengono individuati da Monti nel forte aumento della percentuale di prodotti agricoli destinati a divenire biocombustibili (ma le nuove tecniche di lavorazione e produzione miglioreranno entro breve la situazione); nella crescita economica impetuosa di alcuni Paesi; nella speculazione che si ha sulle materie prime; nell’inizio degli effetti tangibili sull’agricoltura del cambiamento climatico.

Per eliminare sul nascere o comunque contrastare i problemi che sorgeranno in un prossimo futuro, Monti individua quattro azioni da portare avanti:

  • rivendicare il ruolo geostrategico dei Paesi emergenti;
  • non porre dazi tariffari sugli alimenti;
  • riconoscere e affrontare il cambiamento del clima;
  • agire sul costo del petrolio, intraprendere le sfide delle nuove energie e sviluppare i biocarburanti.

Ciò che ci preme adesso è imparare dai nostri errori ed evitare il ripetersi di emergenze come quella del biennio appena trascorso. E per raggiungere questo scopo — sostiene Monti — bisogna agire su tre fronti principali:

  • investire nelle reti di sicurezza alimentare;
  • incrementare l’agricoltura e gli studi e le ricerche nel campo;
  • raggiungere politiche commerciali più equilibrate.

Infatti, è indispensabile rafforzare i meccanismi di governance globale per dare loro maggior incisività. Inoltre, bisogna ritagliare per gli alimenti uno spazio rilevante nell’agenda internazionale, perché il cibo è di primaria importanza per il benessere dell’uomo. Infine, Monti coglie l’occasione del forum internazionale per togliersi alcuni sassolini dalle scarpe: «la crisi finanziaria mondiale che stiamo vivendo porta ad un beneficio: mette i responsabili politici di fronte all’obbligo di attivare e potenziare la governance globale. La UE era già su queste posizioni da ben 50 anni e da sempre pensa che sia necessario attuare un’integrazione dei mercati con un coordinamento tecnico pubblico. Con la fine dell’era Bush e con la crisi finanziaria che ha gravemente colpito gli USA, anche gli Stati Uniti hanno adottato la visione della UE».

Anche il fatto che ormai gli incontri internazionali non siano più un G7+1 (la Russia), bensì un G20 è un buon segnale: è la prova del riconoscimento internazionale della necessità di coinvolgere più Paesi nelle decisioni importanti per il pianeta. Tuttavia, avverte Monti, c’è un pericolo che aleggia e rischia di far fare retromarcia agli USA e agli altri attori che solo da poco hanno adottato questo cambiamento di visione mondiale: con il ridursi della gravità della crisi, si rischia di perdere la motivazione ad agire. È già successo che all’ultimo G20 si parlasse soprattutto di economia e poco o nulla di agricoltura e di tematiche strutturali. Infine, Monti ha concluso ricordando che è il G20 l’organo del nuovo governo mondiale, mentre la FAO è un’istituzione che deve trarre l’ispirazione politica da un organo più alto: il G20, appunto.

Giulia Mauri

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