Eurocarni nr. 10, 2010

Rubrica: Convegni

Articolo di Borghi G.

(Articolo di pagina 133)

PiĆ¹ Angus per tutti

Un meeting a Montecarlo organizzato dalla Giraudi International Sam e da USMEF per fare il punto della situazione sulle vendite e le prospettive future della carne bovina americana, il famoso Black Angus.

A dispetto delle recenti campagne mediatiche contro un consumo eccessivo di proteine animali il mondo ha fame di carne! Un appetito, anzi, dati certificati alla mano, che sembra aumentare di giorno in giorno, soprattutto da parte di quei Paesi caratterizzati da economie in via di sviluppo. Con ben 40 kg a testa ogni anno (oltre il doppio rispetto ai “carnivori” europei), sono gli americani, però, che si aggiudicano la medaglia d’oro nella sfida dei maggiori consumatori di carne bovina al mondo.

Un Paese, gli USA, che potremmo definire, per riprendere il titolo di una nostra rubrica, “Naturalmente Carnivoro”. Dove l’hamburger è considerato praticamente il piatto nazionale e la tradizione del barbecue un’arte da difendere da imitatori improvvisati e possibili contraffazioni con un organizzazione creata a Doc. Si pensi solo che in America quattro famiglie su cinque possiedono un barbecue e ogni anno ne vengono organizzati più di 2,7 miliardi! Niente a che vedere con le nostre “timide” grigliate estive...

Come dar loro torto d’altronde? La carne bovina americana, l’American beef, ha caratteristiche assolutamente peculiari sia a livello qualitativo che in termini di resa. Un prodotto che, una volta raggiunti i consumatori europei, li ha conquistati, tanto che negli ultimi anni i volumi della carne USA importati e venduti in Europa hanno registrato un considerevole incremento. Per discutere del presente ma soprattutto del futuro della carne bovina americana la monegasca Giraudi International Sam e la USMEF, US Meat Export Federation hanno organizzato, lo scorso settembre, un incontro ad hoc, al fine, ci conferma Riccardo Giraudi, titolare dell’azienda omonima, «di scambiarsi idee sul mercato e di condividere esperienze e conoscenze sulla vendita della carne di Black Angus USA in Europa».



Da sinistra: Sonia Palomo, Sales Manager Spagna-Portogallo, Lara Messie, Procurement & Sales Director Giraudi International Sam, Olivier Metzger, grossista, Riccardo Giraudi, titolare Giraudi International Sam, Richard Swearingen, VP International Sales Creekstone Farms Premium Beef, e John Brooke, direttore regionale USMEF per Europa, Russia e Medio Oriente.

Ospiti della bellissima sala conferenze dell’Hotel Fairmont — dopo aver gustato un incredibile B.B.B., hamburger a base di saporitissimo Black Angus servito tra due fette di pane rigorosamente black! — un centinaio circa tra GDO, grossisti, dettaglianti, titolari di aziende del settore trasformazione, ristorazione, catering e stampa specializzata. Il primo a prendere la parola è proprio Riccardo Giraudi. Fondata più cinquant’anni fa dal padre Erminio, la Giraudi International Sam si occupa di rappresentanza, importazione e commercializzazione di carne (circa 60.000 tonnellate all’anno tra vitello, bovino, suino e pollame, quest’ultimo ancora in una piccola percentuale) e prodotti ittici.

4 uffici vendita, 3 piattaforme logistiche e 2 centri di sdoganamento per una cinquantina di dipendenti, alla Giraudi hanno sempre creduto fortemente nella carne americana. «Se avessimo scelto un prodotto di largo consumo, viste le dimensioni della nostra azienda, sicuramente non avremmo retto la concorrenza. Abbiamo quindi deciso di differenziarci, rivolgendoci ad una fascia alta di mercato e concentrandoci sul prodotto migliore, proveniente da un’unica razza, il Black Angus appunto. Inoltre abbiamo deciso di usare gli standard americani per classificare la carne; criteri non basati sulla resa, come quelli europei, ma su un criterio qualitativo. Siamo molto soddisfatti delle nostre scelte e posso assicurarvi che una tale regolarità nella fornitura non esiste altrove!».

John Brooke, direttore regionale US Meat Export Federation per Europa, Russia e Medio Oriente, ha illustrato ai presenti, anche grazie a grafici estremamente esemplificativi, dati e prospettive sul mercato bovino visto dagli USA. «L’83% della produzione bovina degli USA proviene da ranch con meno di 500 capi. L’attività allevatoriale è a livello famigliare e gli animali pascolano liberamente, rimanendo accanto alla madre fino al raggiungimento dei 6 mesi. La razza principalmente allevata è l’Angus, il bovino da carne per eccellenza (mentre in Europa più della metà della carne che viene consumata proviene da razze da latte o da incroci con queste), capace di fornire un prodotto di qualità costante, marmorizzato (grazie all’alimentazione a base di mais), con un gusto davvero speciale. Voglio ricordare che gli USA (Grafico 1), tra i Paesi importatori, sono il maggior produttore, consumatore ed importatore di carne bovina, registrando anche il massimo consumo pro capite. Allo stesso tempo, a partire dal biennio 2008/2009, gli Stati Uniti sono tornati ad essere un Paese esportatore di rilievo, dopo la pausa dovuta alla crisi causata dalla Bse. Per quanto riguarda i consumi, l’OECD, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e la FAO prevedono un sostanziale incremento della richiesta di carne bovina nei prossimi dieci anni (Grafico 2). E se la crescita dei consumi negli Stati Uniti dovrebbe attestarsi entro un +5,5%, l’incremento nel resto del mondo dovrebbe raggiungere un +15%, con un surplus di domanda di carne pari a 7,8 milioni di tonnellate (ovvero la quasi totalità della produzione odierna dell’Unione Europea!). In virtù di questo surplus, che proviene in particolare dai Paesi a forte sviluppo economico e che in massima parte potrà essere soddisfatto con un aumento della produzione interna, una notevole percentuale sarà comunque soddisfatta dai grandi esportatori e gli Stati Uniti, da questo punto di vista, sono in prima fila!».

«Grazie ad una produzione che è la più efficiente al mondo — prosegue John Brooke — alla grande disponibilità di terreni e alla capacità di produrre cereali per i mangimi in grande quantità grazie all’utilizzo delle più avanzate tecnologie (miglioramenti genetici del bestiame e metodi di alimentazione più efficienti), gli USA sono estremamente favoriti per poter rispondere alla crescita della domanda mondiale (Grafico 3). Il Ministero dell’Agricoltura americano prevede un incremento della produzione bovina USA di circa il 6% nei prossimi 10 anni ed un aumento delle esportazioni di circa il 60%».

Per quanto riguarda la produzione destinata alla UE è necessario ricordare che gli animali provenienti dagli Stati Uniti devono essere allevati senza far uso di ormoni e stimolatori della crescita. «L’interesse verso questo tipo di produzione — chiarisce Brooke — è andato aumentando (Grafico 4), sia per una sempre maggior richiesta da parte dei consumatori europei sia per un interesse specifico negli stessi USA verso quello che viene chiamato “bovino naturale”, vale a dire che non ha mai subito trattamenti a base di ormoni della crescita né di antibiotici. Se un animale destinato al mercato USA si ammala, richiedendo una cura antibiotica, deve essere allontanato dal gruppo destinato al mercato “naturale” ma può comunque essere selezionato per il mercato europeo. La UE, infatti, consente l’uso di antibiotici a scopo terapeutico, mentre ne vieta l’uso a scopo paraterapeutico, ossia quando l’animale è sano e l’antibiotico viene usato a scopo preventivo. La percentuale di carne americana importata in Europa nel 2007 era l’1% del totale delle importazioni EU, mentre nel 2009 tale percentuale è salita al 6%. Considerando anche che il maggior fornitore europeo, il Brasile, ha drasticamente diminuito i suoi commerci con l’Europa nel 2008 a seguito di severe critiche mosse dai produttori europei (in particolare irlandesi) nel campo della tracciabilità animale e in quello delle misure protettive per contenere la diffusione dell’afta e che il mercato argentino è letteralmente vicino al collasso — a seguito di scelte dettate dalla politica interna — gli USA si trovano oggi in una posizione di indubbio vantaggio rispetto ai propri concorrenti».

Di grande rilievo la testimonianza di Richard Swearingen, presidente delle vendite a livello internazionale della Creekstone Farms Premium Beef di Arkansas City, Kansas. Fondata nel 1995 da John e Carol Stewart, la Creekstone è famosa per la produzione di uno specialissimo Black Angus, la cui distribuzione nel nostro Paese è affidata alla Giraudi International. «La Creekstone Farms — ci dice Richard Swearingen — venne creata con un obiettivo: fornire una carne bovina di qualità superiore per soddisfare i palati più esigenti. Negli USA la Creekstone è stata la terza azienda ad ottenere la qualifica per l’esportazione in Europa nel 2005 (ed è proprio in quell’anno che è iniziata la collaborazione con Giraudi): oggi, dopo anni dedicati a superare immani trafile burocratiche (tra l’altro il settore non dispone di contributi statali), iniziamo finalmente a raccogliere i frutti del nostro lavoro».

La Creekstone spedisce in Europa solo Angus, della migliore qualità. «I nostri bovini — continua Swearingen — vengono allevati all’interno di strutture all’avanguardia, progettate con una particolare attenzione al benessere dell’animale. Applichiamo misure severe nell’alimentazione e seguiamo attentamente la cura e lo sviluppo dell’animale per ridurne al minimo lo stress (ad esempio la temperatura è costantemente monitorata). Gli animali che possono entrare a far parte del nostro programma devono essere stati nutriti fin dalla nascita con un regime vegetale al 100%. Il regime alimentare è a base di granturco di nostra produzione ed essi non ricevono alcun promotore della crescita o altri additivi. Abbiamo inoltre perfezionato la razza dal punto vista genetico. Conosciamo le fattorie americane dove vengono allevati e teniamo una documentazione accurata su ogni animale. Tutto ciò che hanno mangiato, i farmaci presi e come sono stati trattati è documentato meticolosamente.

Il nostro programma è certificato dalla USDA, la quale ci richiede di fornire una documentazione molto dettagliata e di sottoporre i bovini a controlli più severi rispetto a programmi che non richiedono tali certificazioni. Voglio sottolineare ancora la nostra garanzia in termini di regolarità nel taglio e nella fornitura: le carcasse sono coerenti dal punto di vista delle dimensioni, della tenerezza (questa carne ha un indice di tenerezza altissimo) e del sapore». A chiudere il convegno Olivier Metzger, grossista, una famiglia nel settore da oltre 80 anni. L’alimentazione a base di mais, il miglioramento genetico della razza, la tracciabilità e la costanza nella fornitura sono gli elementi alla base della predilezione per il Black Angus made in USA. Nel sito della sua azienda Metzger dichiara: “Aimer la viande, c’est aimer la vie, car n’oublions pas que le mot viande vient du latin vivenda qui désigne la nourriture qui fait vivre l’homme”. Altro che insalata!

Gaia Borghi

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