Eurocarni nr. 10, 2008

Rubrica: Sicurezza

Articolo di Sacchetti M.

(Articolo di pagina 205)

Se tra due ore vai in vacanza…continua ad usare la testa!

Ovvero prevenire gli infortuni in prossimità della fine dei turni

 

 

La maggior parte degli incidenti che si registrano — ormai con eccessiva frequenza — ogni anno in ambito lavorativo accadono, statisticamente parlando, all’inizio ed alla fine della settimana o nelle ore prossime alla fine del turno.

Questo dato, che a una prima lettura potrebbe apparire di poca importanza e magari soltanto fine a se stesso, in realtà, ad un’attenta analisi, rileva alcuni aspetti e meccanismi che, se capiti e conosciuti, possono portare ad una riduzione del numero degli infortuni sul lavoro.

Purtroppo i numeri che il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale indica anche quest’anno (riferiti dunque al 2007) sono ancora esageratamente elevati, benché qualcuno dotato di grande ottimismo parli di riduzione (in effetti in termini numerici una flessione del numero complessivo c’è stata).

Nel corso dell’anno in questione, si sono registrate novecentoventunmilacinquecentosedici (in lettere fa più effetto che in cifre) denunce di infortunio, di cui 1.170 con esito mortale.

Secondo il rapporto pubblicato dal Ministero e visionabile alla pagina web www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Lavoro/Dossier/info648994337.html, sito dell’INAIL, la situazione italiana sarebbe tutto sommato migliore di quella europea.

In casa nostra si hanno 2.900 infortuni ogni 100.000 dipendenti, mentre la media europea è di 3.545 infortuni sempre ogni 100.000 dipendenti; una lusinga che alla fine lascia sempre l’amaro in bocca.

Per sottolineare ulteriormente l’importanza del problema infortuni, solo nel corso del 2007 la spesa medica e sociale che è stata sborsata per far fronte a questo grave problema è stata prossima ai 45 miliardi di euro, il 3% del nostro PIL.

Per non parlare poi dei costi che un infortunio comporta nelle tasche dell’azienda nella quale l’infortunio è avvenuto.

Se tutto va bene (purtroppo quasi mai), e non si entra in ambito processuale, si ha un incremento del premio assicurativo; la cosa cambia nel caso in cui l’infortunio sia cagionato da un’omissione, da una colpa, o dall’impiego di attrezzature non idonee.

Infortunarsi quindi costa, costa in termini di sofferenze e in termini di spesa economica.

Ma torniamo, dopo questa parentesi (più che una parentesi appare, ahimè, come un bollettino di guerra), ai nostri infortuni pre e post week-end.

Come detto nelle prime righe, un’importante quota degli incidenti sul lavoro accade di lunedì o di venerdì, altra quota importante accade invece nelle ore prossime alla fine dei turni lavorativi.

Una spiegazione logica c’è, ma prima di giungere alle conclusioni occorre capire come in generale un evento incidentale possa accadere.

Se si analizza da un punto di vista tecnico un qualsiasi incidente (e gli infortuni sul lavoro ricadono ampiamente in questa casistica) si può notare che esso si manifesta sempre a seguito di una catena di eventi che, partendo da una causa ben precisa, portano, attraverso una serie di passaggi più o meno lunga, all’evento incidentale vero e proprio.

Si consideri, per fare un esempio, il caso di un incidente che si è verificato in un impianto frigorifero di una ditta di conservazione della frutta in cui l’evento ha causato un intossicato (fortunatamente lieve) dai vapori dell’ammoniaca contenuta nell’impianto.

 

L’incidente

Un elemento refrigerante, a causa di un guasto ad una elettrovalvola, si era riempito di ghiaccio e non refrigerava a dovere la cella.

Il personale tecnico frigorista assieme all’elettricista della ditta ha provveduto a isolare l’elemento, a sostituire l’elettrovalvola e a ripristinare il funzionamento dell’impianto. Poi sono andati a casa…

Dopo circa un’ora un carrellista è entrato in cella e si è intossicato in quanto nell’elemento refrigerante si era manifestata una perdita. Pochissimi istanti dopo il sensore di rilevazione posto nel corridoio faceva partire l’allarme con il fermo dell’impianto.

 

La cella frigorifera di un macello.

 

Ma come poteva un elemento metallico completamente saldato e quindi perfettamente sicuro (non si mettono sensori nelle celle proprio per questo motivo) essere stato causa di un grave incidente?

La risposta si trova nell’analisi degli eventi che hanno portato all’infortunio e che riporto brevemente:

Il problema, analizzando l’incidente una volta accaduto (sigh!), ha portato in evidenza una crepa nel corpo dell’elemento refrigerante (quella specie di radiatore che si trova anche dietro tutti i frigoriferi di casa). La crepa era stata causata dai colpi dati per la rimozione dello strato di ghiaccio.

Inoltre, il mancato controllo a fine intervento è stato un altro elemento discriminante per il verificarsi dell’infortunio.

Come si è potuto vedere, dunque, all’incidente si è giunti soltanto dopo una serie di passaggi che dall’evento iniziale (guasto elettrovalvola) ha portato all’evento finale, ovvero l’infortunio.

 

La catena degli eventi

Riuscire a spezzare uno solo degli anelli della catena di eventi che porta ad un incidente è determinante al fine di evitare il verificarsi dell’incidente stesso.

Gli eventi che, inanellandosi uno all’altro, portano dritti dritti ad un infortunio possono essere di due tipi: di natura tecnica o umana a seconda della causa che, appunto, li genera.

Le cause tecniche originano quegli eventi che portano (anche direttamente) ad un infortunio a seguito di un guasto ad una attrezzatura. Purtroppo, se le attrezzature utilizzate sono idonee, ben mantenute ed impiegate correttamente, queste tipologie di cause sono poco prevedibili. Alcuni esempi sono: il cedimento improvviso di un gancio di sollevamento, la rottura di un dispositivo di arresto di qualche macchinario, un cortocircuito su una linea elettrica non adeguatamente protetta…

Le cause umane sono quelle che, invece, generano eventi che portano ad un infortunio a seguito di una azione umana, ovvero quello che spesso sui giornali viene definito “errore umano”.

Nell’esempio che ho riportato si vede come l’evento iniziale sia da imputarsi ad una causa tecnica, il non corretto funzionamento di una elettrovalvola, ma l’evento che ha portato all’emissione di ammoniaca nella cella frigorifera è stato causato da un comportamento umano errato.

Il perdurare nel tempo dell’emissione all’interno della cella è poi stato causato da un altro comportamento umano errato, ovvero il non aver verificato la riuscita dell’intervento tecnico.

In questo caso si è visto come la causa scatenante sia stata nell’operazione non corretta e svolta in modo approssimativo per risparmiare tempo (tale comportamento non era comunque giustificabile); altre volte gli incidenti che accadono per causa umane sono dovuti a:

L’imperizia e il non rispetto della procedure causano infortuni con una distribuzione casuale in tutte le ore ed in tutti i giorni lavorativi.

Se un dipendente è abituato a non rispettare procedure operative precise ma adotta un “suo metodo” l’evento incidentale prima o poi accadrà, è soltanto questione di tempo.

Questi tipi di infortuni possono essere quantomeno ridotti attraverso la formazione/informazione al personale (come previsto anche dal nuovo Testo Unico per la sicurezza e la salute degli ambienti di lavoro, DLgs 81/08) e la sensibilizzazione del personale.

La mancanza di concentrazione e la fretta sono invece le cause che innalzano il numero di eventi negativi alla fine del turno o della giornata lavorativa, quando cioè il lavoratore vuol terminare la propria mansione e andare a casa. Poiché questo tipo di infortuni è molto elevato, l’impegno comune per raggiungere condizioni di lavoro più sicure deve condursi anche in questa direzione.

Come è facile intuire, si tratta di un compito assai complesso e in cui deve manifestarsi con concretezza l’impegno del lavoratore.

Mentre le attrezzature mal funzionanti possono essere sostituite prima che provochino un incidente, mentre le procedure operative di lavoro possono essere corrette e rivedute, mentre i processi produttivi ed organizzativi possono essere migliorati, è assai difficile per terzi poter “entrare nella testa” di chi sta compiendo una mansione, rischiosa o meno che possa apparire.

Di sicuro, sensibilizzare i propri dipendenti su un aspetto così importante e aleatorio può rivelarsi importante: è infatti l’unica arma del datore di lavoro contro gli “infortuni di fine turno”.

Marcello Sacchetti

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