Eurocarni nr. 12, 1998

Rubrica: Economia e Politica Comunitaria

Articolo di Zeppelli A.

(Articolo di pagina 63)

Materiali a rischio specifico. L’incenerimento contro la diffusione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili (Tse)

In attesa di una disciplina comunitaria in materia di eliminazione dei materiali a rischio specifico l’Italia adotta una specifica regolamentazione per le carni provenienti da B, F, Irl, Lux, NL e P

I rischi che possono derivare per la salute pubblica dei cosiddetti "materiali a rischio specifico", ovvero da quelle parti degli animali ritenute più pericolose per la propagazione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili (Tse), sono per molti versi ancora sconosciuti. In attesa che la ricerca scientifica sciolga quei dubbi che ancora avvolgono queste patologie e chiarisca definitivamente quali siano gli effettivi rischi per i consumatori, le legislazioni dei vari paesi, sia autonomamente che in quanto membri dellíUnione europea, hanno provveduto a varare misure specifiche per limitare le possibilità di diffusione delle Tse.
Tra questi l’ordinanza 15 giugno 1998 del Ministero della Sanità con la quale sono state adottate ulteriori misure di protezione contro le Tse, disponendo in particolare norme specificamente volte all’eliminazione dei materiali a rischio specifico dagli animali provenienti da alcuni paesi dell’Unione.
Il provvedimento prende spunto dal fatto che alcuni stati comunitari, segnatamente Belgio, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Portogallo, hanno già provveduto ad adottare misure specifiche per il divieto di ogni uso dei materiali a rischio specifico nell’alimentazione sia umana che animale, oltre a predisporre alcune disposizioni per l’eliminazione dei materiali stessi. Le stesse disposizioni sono state adottate anche dal Regno Unito, anche se esclusivamente in relazione ai materiali a rischio specifico. L’Italia ha dunque ritenuto opportuno tenere conto, in attesa di una disciplina comunitaria in materia di eliminazione dei materiali a rischio specifico, della particolare disciplina applicata in tali paesi e pertanto ha adottato una specifica regolamentazione per le carni provenienti dai sopramenzionati mercati.
Secondo le definizioni contenute nell’ultima ordinanza emanata dal Ministero della Sanità, sono da considerare materiali a rischio specifico il cranio (occhi e cervello compresi), il midollo spinale, le tonsille, la milza (soltanto di ovini e caprini) e l’intero corpo degli animali abbattuti o morti quando si tratti di esemplari di età non superiore a 12 mesi, o comunque di ovini e caprini ai quali sia già spuntato un dente incisivo permanente.
Proprio con riferimento alla disciplina adottata da alcuni stati, l’ordinanza stabilisce che i bovini, i caprini e gli ovini vivi provenienti da questi paesi siano sottoposti a un accurato controllo da parte del veterinario ufficiale per accertare l’identità dei capi, e dunque la veridicità delle certificazioni che li accompagnano.
Una volta accertata l’origine degli animali, l’ordinanza stabilisce modalità per la macellazione. Questi animali devono essere macellati separatamente dagli altri capi, ovvero per ultimi, in modo da ridurre i rischi di eventuali contagi. Ove si dovesse procedere all’asportazione (ammessa) di parti muscolari dal cranio, queste devono essere effettuate in locali separati da quelli ove si svolgono le normali operazioni. Alle regioni e alle province autonome è però consentito derogare, ma solo ove sussistano particolari esigenze di consumo, alle norme sopraindicate. Quando si verifichino tali necessità, le operazioni di asportazione possono così essere autorizzate anche presso appositi impianti di sezionamento. In merito alla terminologia utilizzata, dubbi erano sorti circa l’esatta definizione di cranio, il Ministero ha tuttavia chiarito l’espressione, precisando che deve essere considerato cranio soltanto la parte ossea della scatola cranica, con esclusione della mandibola e di tutte le parti molli.
I materiali a rischio specifico devono essere asportati nel momento in cui l’animale viene macellato e immagazzinati separatamente dagli altri rifiuti di origine animale. La fase dell’asportazione dei materiali a rischio è sicuramente tra le più delicate. È in questo momento infatti che si può verificare tanto una possibile contaminazione delle altre parti dell’animale quanto un contagio degli operatori. Per considerare la gravità dei rischi legati a questa fase basti pensare che lo stesso Consiglio superiore della Sanità si è pronunciato, sottolineando la necessità di adottare particolari precauzioni nella macellazione di animali sani a cui devono essere asportati i materiali a rischio specifico. I rischi maggiori derivano dalla possibile dispersione del midollo spinale nei tessuti della carcassa. Nel valutare l’ammissibilità dei vari metodi disponibili per il sezionamento della colonna vertebrale, il Consiglio ha ritenuto ammissibile sia l’utilizzo del metodo tradizionale ad ascia che il ricorso ad altri metodi meccanici, purché non causino una dispersione del tessuto spinale. Il Consiglio ha anche affrontato la tematica dei rischi derivanti dalla dispersione di materia cerebrale, raccomandando di evitare in ogni modo l’apertura della scatola cranica.
Una volta asportati e colorati con gli appositi coloranti alimentari, i materiali vanno stoccati in contenitori contraddistinti da un’etichetta rossa alta almeno 15 centimetri e recante la dicitura "materiale a rischio specifico". L’etichetta deve essere inamovibile e posta trasversalmente su uno dei lati lunghi del contenitore.
Anche la fase della colorazione merita alcune precisazioni. L’operazione, che deve essere effettuata presso lo stesso stabilimento di macellazione, può essere effettuata utilizzando un qualsiasi colorante alimentare tra quelli indicati nel DM 209/96, ciò nonostante, tenendo conto delle caratteristiche di persistenza e di economicità, il Centro di Referenza per le Tse ha consigliato l’utilizzo del Blu Patente V (E131) o della Tatrazina (E102). Per entrambi i coloranti i migliori risultati si sono avuti utilizzando una soluzione con diluizione dello 0,5% peso/volume. Quanto alle modalità di colorazione, è lasciata agli operatori la massima libertà. Può essere infatti eseguita mediante immersione o a mezzo aspersione con sistemi spray, purché sia assicurata la massima visibilità e persistenza del colore su tutta la superficie del materiale e fino al momento del pretrattamento.
Al contrario le carcasse degli animali morti in allevamento devono essere allontanate intere, senza procedere all’espianto dei materiali a rischio specifico e per esse non è disposto l’obbligo di colorazione.
Il materiale va asportato quotidianamente oppure conservato in contenitori o luoghi refrigerati. Successivamente il materiale viene trasportato nei contenitori ovvero con mezzi autorizzati al trasporto di rifiuti ad alto rischio fino al luogo dell’eliminazione, che deve avvenire mediante incenerimento.
In ogni caso il materiale deve essere sempre accompagnato dai richiesti documenti di trasporto obbligatoriamente controfirmato dal veterinario ufficiale. Tale documento, conforme al modello A in allegato al Decreto Ministeriale 26-03-1994, deve essere redatto in triplice copia, di cui una viene tenuta dal produttore, una dal trasportatore e una dal gestore dello stabilimento di eliminazione. Qualora la raccolta e il trasporto vengano effettuati dallo stesso gestore dello stabilimento di trasformazione dei rifiuti, questi dovrà conservare anche la copia del documento di trasporto prevista per il trasportatore. La ditta che effettua la trasformazione dovrà indicare su un apposito registro gli estremi della partita da trasformare nonché la data di avvenuta trasformazione.
I documenti di trasporto e i registri dovranno essere conservati per un periodo di almeno due anni, al fine di permettere alle competenti autorità gli opportuni controlli.
La nuova normativa ha introdotto la possibilità di fare ricorso a un ulteriore tipo di certificazione (vedi modelli in allegato), ma soltanto nell’ipotesi in cui il trasporto sia posto in vincolo sanitario. Ciò è valido anche per le carcasse di bovini che abbiano più di dodici mesi e per ovini e caprini di qualsiasi età.
La normativa vigente prevede che i materiali a rischio siano distrutti direttamente nell’impianto di macellazione, che pertanto deve essere attrezzato con le idonee attrezzature per l’incenerimento dei materiali.
Il materiale non distrutto all’interno dello stabilimento, racchiuso in appositi contenitori, deve essere trasportato il più rapidamente possibile a un altro impianto di incenerimento riconosciuto, ovvero presso un impianto di pretrattamento approvato o infine presso un deposito temporaneo per l’alto rischio, in attesa del trasporto presso un inceneritore o in un impianto di pretrattamento.
Il ricorso ai depositi temporanei risponde all’esigenza di razionalizzare le operazioni di raccolta e trasporto. Questi depositi devono essere funzionalmente collegati con uno o più stabilimenti di trasformazione e autorizzati dal sindaco previo parere favorevole del servizio veterinario dell’Unità sanitaria locale. Anche in tale ipotesi devono comunque essere prese tutte le misure per evitare che il materiale a rischio possa venire in contatto con altre merci depositate. Per tale motivo, ove si verifichi un uso solo parziale dello spazio disponibile presso il deposito temporaneo, è necessario che la zona utilizzata sia opportunamente separata dal resto dell’impianto. Quanto all’espressione "opportunamente separata", certamente non chiarissima, il Ministero stesso ha proceduto a chiarire che tale requisito è soddisfatto quando il luogo cui siano destinati i Mrs sia un ambiente confinato.
Ogni movimentazione dei Mrs presso i depositi temporanei ad alto rischio deve essere documentata in un apposito registro di carico e scarico, vidimato dal servizio Ausl territorialmente competente. Il servizio veterinario delle Asl è poi stato indicato quale autorità incaricata per l’applicazione di tutte le misure idonee per evitare che il materiale a rischio venga utilizzato in qualsiasi modo nel ciclo produttivo.
L’ordinanza ministeriale ha reso anche più rigide le norme per il controllo degli spostamenti dei materiali. In caso si verifichino stoccaggi temporanei presso macelli, sezionamenti, depositi intermedi, nella documentazione di accompagnamento deve essere indicato, insieme alla data di partenza, ogni periodo di tempo che intercorre tra l’inizio dello stoccaggio e il successivo carico.
Il Centro di Referenza ha infine fornito indicazioni circa le metodologie di pulizia dei mezzi utilizzati per il trasporto. Sulla base dei dati raccolti e delle esperienze effettuate si consiglia di procedere alla disinfezione sia degli automezzi che dei contenitori immediatamente dopo l’uso, a tal fine il mezzo consigliato è una soluzione di ipoclorito di sodio con il 2% di sodio disponibile.
In ogni caso è espressamente stabilito che i materiali a rischio possono essere solo inceneriti ovvero bruciati come combustibile, risulta pertanto vietata ogni pratica di interramento, nonché l’introduzione nel territorio nazionale di materiali a rischio provenienti dai paesi comunitari sopracitati, anche se già sottoposti a pretrattamenti. È inoltre proibito trattare il materiale specifico presso gli stabilimenti di trattamento ad alto rischio prima che gli stessi abbiano ottenuto l’autorizzazione alla riconversione dall’Assessorato regionale alla sanità competente per territorio. L’autorizzazione alla riconversione è subordinata al parere favorevole dei servizi veterinari territorialmente competenti i quali, comunque, in caso di pronuncia sfavorevole, sono obbligati a fornire adeguata motivazione.
Anche la fase del trattamento merita un ulteriore approfondimento, secondo l’interpretazione ministeriale, gli stabilimenti che hanno già ottenuto il riconoscimento in base al disposto del DLvo n. 508/1992 possono dedicarsi esclusivamente al trattamento dei materiali ad alto e basso rischio. Si è infatti ritenuto opportuno, per un migliore controllo sanitario, confinare i Mrs in impianti appositamente attrezzati e autorizzati, imponendo una separazione fisica tra gli stabilimenti preposti al trattamento dei materiali a rischio specifico e gli altri, in particolare quelli destinati alla produzione di farine proteiche, grassi e prodotti tecnici destinati alla zootecnia e allíindustria.
Per tale motivo non è da ritenersi ammissibile la realizzazione di doppie linee di trattamento nello stesso impianto. Al contrario è autorizzato portare i Mrs presso impianti di pretrattamento prima che siano destinati all’incenerimento o che siano bruciati come combustibile. Gli impianti di pretrattamento devono essere stabilimenti ad alto rischio che hanno già ottenuto il riconoscimento e destinati al trattamento di rifiuti di origine animale per la produzione di proteine animali e grasso ad uso non alimentare da incenerire o utilizzare come combustibile.
L’ordinanza non esclude la designazione di nuovi impianti e anzi espressamente statuisce che l’autorizzazione può essere ottenuta presentando apposita istanza al Ministero della Sanità tramite l’Assessorato regionale. Presupposti per l’ammissibilità della richiesta sono i pareri favorevoli espressi sia dall’Assessorato che dal Servizio Veterinario dell’Usl competente.
Resta comunque chiaramente inteso che la migliore soluzione è sicuramente quella di provvedere all’adeguamento degli impianti attraverso la realizzazione di sistemi di incenerimento interni, in quanto così facendo risultano notevolmente ridotti i rischi di contagi durante le fasi di trasporto.
Nonostante il categorico divieto di utilizzazione dei Mrs, il Ministero ha ritenuto opportuno derogare alla norma per fini scientifici e diagnosi.

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