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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2021

Rubrica: Vino
Articolo di Lagorio R.
(Articolo di pagina 84)

Liechtenstein, vigne e vini del Principato

Non cercatelo nelle statistiche dei 20 maggiori produttori mondiali di vino. Le vigne del Principato del Liechtenstein, sebbene diffuse in tutta la zona collinare del Paese, non competono per quantità con Francia o Italia. Nemmeno coi numeri ben più esigui di Austria e Svizzera che accerchiano il piccolo Stato. Tuttavia, il clima ideale di fondovalle, incoraggiato dai pendii calcarei rivolti a Sud-Est e da un’insolazione di oltre 1500 ore all’anno sostenuta dal föhn che in estate corre sul Reno, si rivela una straordinaria condizione per la viticoltura.

Le stime spesso esibite di oltre 100 viticoltori, molti hobbisti, rende bene l’idea della diffusione dei tini nel Principato, in considerazione del numero di sudditi inferiore a 26.000.

Anche la storia della viticoltura riserva sorprese, essendo particolarmente longeva. Pare infatti che le viti di Pinot nero arrivarono all’inizio del Seicento su sollecitazione di Enrico II di Rohan e ancora a fine Ottocento vino e bestiame erano i prodotti più esportati del Liechtenstein.

Nel 1871 si contavano 320 ettari destinati alla coltivazione di uva per produrne vino. A causa dei raccolti altalenanti e della difficoltà di immettere il vino sul mercato, alcuni agricoltori fondarono nel settembre 1930 l’Associazione dei viticoltori Triesen. L’associazione, che conta 36 iscritti, si impegnava ad acquistare tini e botti e aiutare i soci nella commercializzazione del vino (weinbauverein.li). L’area che viene coltivata a vite dall’associazione è di circa 3,5 ettari, con netta prevalenza di Pinot nero, al quale si aggiungono altri vitigni internazionali e dei vitigni resistenti come Maréchal Foch e Rac 3209.

Tra le etichette di coloro che partecipano all’associazione e vinificano anche con nome proprio va segnalato un generoso Pinot nero barricato 16 mesi St. Wolfgang, vinificato da parte della famiglia di Michael Goop dalle uve di Rosa e Franz Wachter, proprietari della Trattoria Au di Vaduz.

Il Pinot nero risulta essere il vitigno più diffuso nel Principato. Presenti in quantità minore ceppi a bacca rossa di Zweigelt e Franconia, mentre tra quelli a bacca bianca prevalgono Pinot grigio e Riesling x Sylvaner. La riprova sta nella Tenuta Castellum di Hubert Gstöhl, dove la maggior parte dei 4 ettari sulle colline di Eschen è piantata a Pinot nero (weine.li). Sono ben 15 le varietà di uva, tutte raccolte a mano. Lo Zweigelt Tradition, rosso granato, profuma di frutti di bosco, impreziosito dal passaggio in legno. Con la stessa varietà, Gstöhl elabora anche un giovane e rigoglioso rosato. 

Appassionato vignaiolo è Harry Zeck, che ha collezionato 40 presenze nella nazionale di calcio prima di votarsi completamente alla viticoltura nel 1998. Con un diploma in enologia ottenuto alla scuola di Wädenswil, dal 2014 adotta un approccio il più possibile naturale e bandisce ogni tipo di trattamento chimico in campo producendo secondo i canoni dell’agricoltura biodinamica (hz-weinbau.li).

Nell’ampia sala degustazione, accanto alla statua di Sant’Urbano, protettore dei vignaioli, spiega «L’obiettivo che mi pongo è arrivare ad avere ogni volta un vino personale con metodi naturali. Ciò è possibile solo se l’uva arriva in cantina sana e con una maturazione fisiologica naturale. Il fattore decisivo è la bassa resa per metro quadrato». In cantina pigiano le uve in maniera molto soffice. La fermentazione è spontanea. In seguito i vini rossi non vengono filtrati mentre i vini bianchi vengono filtrati il meno possibile.

Primus Mauren Doc è un Sauvignon della vigna Haberwald dal naso che provoca ricordi di mandarino e pera, la bocca è pervasa da sapidità brecciosa. Il Pinot bianco Vaduz Doc è verdolino, dai profumi che spaziano dalla menta al melone alla pesca, ha corpo pieno. Nel Pinot nero Aurum si distinguono chiaramente chiodi di garofano e frutta rossa nel finale, nel Roteshauss sboccia forte la rosa.

A limitate ma avvincenti produzioni si dedica André Kindle (kapuziner.li): il suo Pinot nero vinificato in bianco è verdolino, al naso ricorda la mela verde che si ritrova anche in bocca, unita a pera matura. Il Pinot nero è austero e ricco di frutta rossa, con una piacevole vena speziata finale.

Anche il principe Giovanni Adamo II possiede 4 ettari di vigne, rivolte a Sud-Ovest nel centro di Vaduz (hofkellerei.com). La vista dal pergolato del ristorante Torkel (torkel.li), sempre di proprietà della famiglia regnante, è di grande impatto visivo. Lo Chardonnay Herawingert ha corpo pieno, citrino. Il Va Dolce è vino da uve appassite da Pinot grigio e altre numerose varietà.

Dopo una raccolta tardiva manuale, i graspi rimangono 4 settimane ad appassire. Il risultato è un vino dal colore giallo paglierino, dalla dolcezza poco pronunciata e dalla simpatica acidità finale. Insomma: 160 km2 di sorprese, anche enoiche.

Riccardo Lagorio

 

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Non solo vino, ma anche grandi birre nel piccolo Stato

Non solo vino, ma anche grandi birre nel piccolo Stato. Le crea Bruno Güntensperger, dal 2007 a Schaan (brauhaus.li). In verità, il primo birrificio del Liechtenstein risale al 1917. Racconta: «Grazie ad un riuscito gioco di diversi malti e luppoli selezionati, che vengono attentamente maturati, si creano opportunità brassicole uniche e di grande godimento, che non hanno nulla in comune con le birre standardizzate prodotte dall’industria». Parte dell’orzo proviene proprio dalla campagna del principato e viene maltata in Germania, mentre il luppolo giunge dall’area intorno al lago di Costanza come il Tettnanger, usato per l’Alpagold, birra tipo Lager, dal profumo luppolato e citrino e gusto leggermente amarognolo con finale che sottolinea la presenza di questo particolare luppolo. L’Indian Pale Ale Club Bier 05 profuma di frutta tropicale, gusto di caramello e di spezie possiede un caratteristico retrogusto erbaceo. Tutta la dozzina di birre prodotte dal microbirrificio è piacevole e garantisce abbinamenti centrati coi cibi del Principato. Tuttavia, merita particolare menzione la Whisky Beer edizione limitata, maturata per 9 mesi in botti di rovere. Cremosa, spettacolare, dalle note di whisky, cioccolato e liquirizia appena stappata, rilascia in bocca note di tabacco, vaniglia, liquore di ciliegie. Il corpo ampio, l’amaro armonico, la persistenza ne fanno una delle migliori birre del continente.

 

Veronafiere: confermati Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 20 al 23 giugno. Il 19 giugno ci sarà l’edizione speciale OperaWine 10th year anniversary con Wine Spectator

La 54ª edizione del Salone internazionale dei vini e dei distillati di Veronafiere si terrà dal 20 al 23 giugno, in contemporanea con i saloni Enolitech, Salone Internazionale dedicato a tutta la filiera tecnologica applicata alla vitivinicoltura, all’olivicoltura e al beverage, e Sol&Agrifood, Salone Internazionale dell’Agroalimentare di Qualità. OperaWine 10th year anniversary con Wine Spectator sarà invece il 19 giugno. La decisione è il risultato di un’attenta verifica ed è stata presa dopo uno specifico sondaggio di mercato. «Lo spostamento a giugno — commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafiere Spa — è in linea con la revisione del posizionamento dei calendari delle principali fiere internazionali italiane ed estere. Il consiglio di amministrazione della fiera ed i soci hanno fatto una scelta ponderata in base alle informazioni più attendibili in campo medico, considerando anche l’incoming di buyer extra-europei. Stiamo inoltre lavorando con la Fondazione Arena che organizza la stagione lirica e la città di Verona per offrire ai nostri ospiti internazionali un’edizione imperdibile». «Vinitaly con OperaWine e le rassegne concomitanti — sottolinea Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere Spa —, si svolgeranno in un contesto temporale in cui il governo avrà avuto il tempo di predisporre le procedure di ingresso dei buyer internazionali nel nostro Paese. Nello stesso tempo in Europa vi saranno altri eventi rivolti alla promozione del settore vinicolo. Si tratta di una decisione strategica e sinergica per consentire agli operatori del mercato e dell’informazione, soprattutto quelli provenienti da Asia e USA, che sono tra i principali visitatori delle nostre rassegne, di poter ottimizzare la loro partecipazione con un solo spostamento» (photo © Ennevi).

>> Link: www.vinitaly.com

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