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Premiata Salumeria Italiana nr. 1, 2021

Rubrica: Bevande
Articolo di Rella M.
(Articolo di pagina 94)

Jameson Distillery, la magia del whiskey irlandese

A Midleton, nella contea di Cork, Irlanda

Midleton, un tranquillo villaggio dell’Irlanda occidentale. I primi edifici dell’area che ospita la distilleria Jameson furono edificati nel lontano 1794 per creare un lanificio “industriale”, ma l’attività non fu stabilmente redditizia e nel 1825 gli spazi furono venduti ai fratelli Murphy che li trasformarono in una distilleria di whiskey. Nel 1867 i fratelli si unirono a quattro distillerie di Cork nella Cork Distillery Company, che un secolo dopo — 1966 — si fuse con due note distillerie di Dublino: Powers e Jameson. La loro produzione fu trasferita a Midleton. La nuova società nata dalla fusione aziendale fu ribattezza Irish Distillers e nel ‘75, su un’area adiacente ai vecchi impianti, fu costruito un nuovo complesso di distillerie. Accuratamente restaurati, oggi questi locali sono l’unico stabilimento industriale a ciclo completo del XVIII secolo in Irlanda.

Anche di interesse architettonico, a partire dal deposito di materia prima. Infatti, prima dell’arrivo dei moderni trasportatori a nastro, i sacchi d’orzo da 100 kg venivano portati a spalla su cinque piani, ciascuno con capienza di 250 tonnellate. Per sostenere quest’immenso peso la struttura fu attrezzata con potenti tiranti di ferro, ancora visibili all’esterno in prossimità dei dischi metallici neri che spuntano dai mattoni. La principale forma d’energia era invece data da una ruota idraulica in ghisa di 6,7 metri di diametro, costruita nel 1852 e in uso fino al ‘75, alimentata da un motore a vapore a carbone da 20 cavalli. Dentro la fabbrica i giganteschi ingranaggi collegati alla ruota muovevano macine, pompe e nastri trasportatori. Le macine trituravano l’orzo fino a ridurlo in poltiglia grossolana, una sorta di farina di malto.

Gli ingredienti principali del whisky irlandese sono orzo, orzo maltato, granoturco e acqua. L’orzo è portato nell’impianto di maltazione, immerso in acqua e lasciato germinare quattro giorni in condizioni di temperatura e umidità che simulino la primavera.

Prima di immagazzinarlo il grano viene fatto essiccare nell’essiccatoio per mezzo di antracite, un combustibile che non produce fumo. E questa è una delle differenze tra i whiskey irlandese e scozzese; in Scozia durante l’essiccazione per conferire allo scotch un caratteristico gusto affumicato e torbato si bruciano zolle o torba.

Dopo la macina la poltiglia d’orzo e orzo maltato va in infusione, immersa in un grande tino con aggiunta d’acqua calda, mescolata da pale rotanti. L’infusione trasforma gli amidi in zuccheri fermentabili. Con i vecchi macchinari il mosto finiva nelle vasche di fermentazione. Qui era aggiunto il lievito per la produzione d’alcol. Il liquido (10% di alcol sul volume) era poi rinforzato dalla distillazione in alambicco di rame, il più grande del mondo, capienza di 144.000 litri.

Oggi, invece, in questo gioiello d’architettura industriale che è la Jameson Distillery troviamo tre moderni alambicchi di rame: per il mosto di 2.500 litri di capienza, i due per le “code” e lo spirito di 1.500 litri ciascuno. L’azienda produce anche in distillazione continua whiskey di cereali e grano con una combinazione diversa di orzo e orzo maltato.

Altro motivo dell’unicità del whiskey irlandese è la tripla distillazione; lo Scotch è di solito distillato due volte, il whiskey americano una. Con tre distillazioni si ottiene un prodotto finissimo e purissimo, con l’84% di alcol sul volume. Il Readbreast è un esempio di straordinario whiskey distillato in alambicchi discontinui. Il prodotto è poi affinato in botti di rovere. Tour guidati di un’ora con degustazione € 22,00; ridotto € 18,00.

Massimiliano Rella

 

>> Link: www.jamesonwhiskey.com

 

Didascalia: una sala della Jameson Distillery, a Midleton (photo © Massimiliano Rella).

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